venerdì, Aprile 3

Rifugiati: la Grecia ostaggio di Ankara field_506ffbaa4a8d4

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Atene – Mentre sta combattendo la terribile crisi economica che l’affligge da sei anni, la Grecia è stata colpita anche da un’altra tremenda crisi, ovvero lo tsunami di rifugiati e migranti che fuggono verso l’Europa. Questo problema è presentato come una conseguenza della tragica guerra in Siria, ma ciò è vero solo in parte. La maggior parte dei rifugiati non è, infatti, siriana, ma proviene dal Pakistan, dal Bangladesh, dal Nord Africa, dalla Somalia e dall’Africa Nera. La Grecia, come l’Italia, è un Paese di frontiera, nonché il principale ingresso per l’Europa dal fronte turco. La chiusura delle frontiere da parte della Macedonia e il muro d’adamantio dell’Austria e degli altri Paesi mitteleuropei e balcanici ha creato un vero e proprio incubo in Grecia, dove continuano ad arrivare migliaia di nuovi immigranti e rifugiati dalla Turchia.

Il Governo della sinistra greca di Alexis Tsipras continua a sostenere la politica delle frontiere aperte, richiesta dalle Direttive Europee di Asilo. Secondo tali direttive, tutti coloro che giungono alle frontiere di uno Stato Membro con la richiesta di asilo devono essere ammessi nel medesimo, e solo in seguito si passa all’indagine sull’effettivo stato di rifugiato con una procedura giudiziaria. Conseguentemente a queste Direttive, è impossibile distinguere in anticipo rifugiati e immigrati, poiché tutti, per ovvi motivi, si presentano come rifugiati.

La Turchia, ovviamente, approfitta della politica europea delle frontiere aperte, in modo da rimettere il problema dei rifugiati siriani alla Grecia e all’Europa; similmente, sotto lo stesso pretesto sospinge verso il vicino europeo gli innumerevoli migranti dall’Asia e dall’Africa. La Turchia è divenuta luogo di un business lucrativo che presenta una nuova forma di traffico umano, basata sulla manodopera a basso costo per l’Europa. Questo tipo di traffico è trattato con tolleranza, se non con connivenza, dallo Stato turco, che ha individuato in questo business una possibilità di negoziazione con l’Europa.

La situazione rasenta l’assurdo. La Grecia continua a mantenere la politica delle frontiere aperte, sebbene ne sia la principale vittima. Gli altri Paesi europei hanno chiuso le loro frontiere e dichiarano chiuso il corridoio di immigrazione dei Balcani occidentali. L’Unione Europea, attraverso le parole del Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, ha approvato la chiusura delle frontiere, ma al contempo non si pronuncia riguardo la contraddizione rappresentata dalle Direttive di Asilo.

È chiaro a tutti come, dietro questo teatro dell’assurdo, vi sia un profondo disaccordo tra i Paesi europei. Il problema dei rifugiati e dei migranti sta mettendo alla prova la volontà e la tolleranza delle società europee e dei loro sistemi politici. Poiché tale problema non è ancora limitato o definito, e non si riesce a parlare di numeri precisi, si teme che l’affluenza di migranti possa non avere una fine. Questa nuova mobilità di intere popolazioni potrebbe cambiare perennemente la demografia e il sistema culturale dell’Europa. Il fatto che una minoranza consideri questa migrazione massiva una soluzione al problema demografico dell’Europa,  nonché un modo per dare all’Unione post-nazionale uno stampo più globale, non rende il problema più semplice, né calma la veemenza delle reazioni.

L’Europa non ha la stessa struttura degli Stati Uniti. Gli USA sono diventati un’unione politica sulla base di volontà individuali, incuranti del fatto che tutti avessero origini nazionali. In Europa la situazione è differente; essa è composta da stati nazionali, che rappresentano culture nazionali differenti e hanno alle spalle storie individuali di secoli, se non millenni. È comprensibile che quegli stati nazionali siano tanto attaccati alle loro storie e culture individuali. I trattati europei hanno preso atto di questa realtà e garantiscono il rispetto dell’identità di ciascun Paese membro.

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