mercoledì, Novembre 25

Rifugiati, i volti dietro la guerra al terrorismo Bollati come sgraditi e motivo di scontro, oggi i migranti sono criminalizzati e in Europa si comincia ad attribuire loro fatti criminali

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Migliaia di persone, ogni giorno, intraprendono un pericoloso viaggio via mare o via terra, e soltanto pochi fortunati arrivano a destinazione. Secondo Vincent Cochetel, direttore europeo dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhrc), dall’inizio del 2015 in Grecia sono arrivati 124.000 rifugiati, per lo più siriani, di cui 50.000 soltanto nel mese di luglio.

Per molti profughi siriani, l’arrivo in una delle tante isole greche del Mediterraneo significa aver messo piede in Europa. La Grecia ha offerto loro la tregua umanitaria che cercavano, assieme a un senso di normalità, garantendo ai rifugiati siriani un permesso di soggiorno temporaneo valido sei mesi, che consente loro di viaggiare liberamente all’interno del Paese. Molti hanno approfittato di questa libertà per ricollocarsi altrove in Europa, in cerca di un lavoro, di un familiare o di nuove prospettive.

Secondo le stime dell’Onu, sono circa 3.000 i migranti e i richiedenti asilo che ogni giorno attraverso la Grecia giungono in Macedonia nel loro viaggio verso il nord Europa. L’Unhrc, inoltre, stima che delle persone in attesa di oltrepassare i confini macedoni della città di Gevgelija l’80% sono siriani.

La rotta per l’Europa intrapresa da un rifugiato siriano varia considerevolmente a seconda dei propri mezzi finanziari. Leenah, per esempio, che proviene da una famiglia benestante, ha potuto raggiungere la Grecia invece di tentare il viaggio attraverso l’Italia. Dalla Grecia, Leenah e la sua famiglia hanno continuato alla volta della Germania, per poi proseguire verso i Paesi Bassi, dove dei cugini alla lontana hanno offerto loro aiuto. Oggi che è regolarmente iscritta come richiedente asilo, Leenah sta prendendo lezioni di tedesco perché desidera reinserirsi nel sistema scolastico e continuare a studiare.

Leenah è stata fortunata! Allo stesso tempo, ci sono centinaia se non migliaia di famiglie come la sua, le cui ambizioni non sono certo quelle di creare violenza o causare frizioni né tantomeno approfittare del sistema e salire sulla giostra. Quello che molti rifugiati desiderano disperatamente è recuperare un senso di normalità. “Mi manca la mia vita in Siria. Mi manca la scuola, mi mancano gli amici… non so neanche se sono ancora vivi. Papà dice che torneremo presto a casa! Perlomeno ora siamo salvi e stiamo insieme. A volte sono preoccupata quando sento che i militanti dell’ISIS stanno cercando di giungere in Europa. Non so dove andremo a finire se loro verranno qui. Prego ogni giorno affinché spariscano. Ogni giorno prego affinché l’ISIS sia sconfitto e la Siria torni libera”.

 

Traduzione di Barbara Turitto

 

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