sabato, Ottobre 24

Rifugiati, i volti dietro la guerra al terrorismo Bollati come sgraditi e motivo di scontro, oggi i migranti sono criminalizzati e in Europa si comincia ad attribuire loro fatti criminali

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Beirut –  Sono decine di migliaia i profughi che di recente hanno provato a varcare il confine con l’Europa, disposti a tutto pur di fuggire alla violenza della guerra e al terrore che i militanti dell’ISIS  esercitano contro tutte le minoranze religiose (sciiti, sufi, alawi, yazidi, sunniti moderati, cristiani e così via). Una spaccatura settaria di crociata memoria, un campo di battaglia che Siria e Iraq hanno reso cruento; soltanto che, stavolta, ad andare sul rogo del radicalismo potrebbero essere tutte le fedi, in virtù delle ambizioni wahabite di imporre in maniera assoluta il proprio credo.

Dinanzi al regime oppressivo dell’ISIS, intere comunità scelgono l’esilio, optando per una vita da fuggitivi pur di sottrarsi all’indottrinamento forzato e alla schiavitù sotto la bandiera nera del Califfato. Ma chi sono i rifugiati di guerra, e quali sono le loro storie?

Bollati come sgraditi e motivo di scontro, oggi i migranti sono criminalizzati e in Europa si comincia ad attribuire loro fatti criminali. All’inizio di gennaio, alcuni sono stati ritenuti responsabili delle violenze sessuali avvenute nella città tedesca di Colonia. Gli esperti, intanto, mettono in guardia sulle ampie generalizzazioni circa i profughi basate su una retorica che serve soltanto a fomentare tensioni, mezzi di comunicazione e politici che, malgrado tutto, impiegano gli accordi di un ipotetico profilo per intonare la melodia dell’ideologia razzista.

«Assimilare i rifugiati di guerra alla violenza, e in un certo qual modo presupporre che i migranti siano una potenziale minaccia terroristica, servirà soltanto a spostare ulteriormente a destra la narrativa politica e sociale europea», ha dichiarato Vanessa Beeley, esperta di questioni militari e umanitarie.

Per la maggior parte, i rifugiati non sono che rifugiati: persone disperate alla ricerca di un porto sicuro lontano dalle crudeltà della guerra. Leenah Mohammad Haddad aveva 18 anni quando dalla Siria ha raggiunto la Germania con sua madre, suo padre, le sue sorelle e i tre cugini. Oggi si è trasferita nei Paesi Bassi, dove spera di diventare un medico. “Quello che voglio è poter studiare e occupare una posizione che mi dia la possibilità di aiutare gli altri. Prima o poi torneremo tutti in Siria e la nostra patria dovrà essere ricostruita dal basso. Voglio contribuire a quel futuro, voglio essere parte del movimento per la ricostruzione e cancellare le impronte dell’ISIS dalla mia terra”, ha dichiarato in esclusiva per ‘L’Indro’.

Ma se ora Leenah è tranquillamente a casa con la sua famiglia allargata, la traversata in Germania prima e nei Paesi Bassi poi non è stata esattamente una passeggiata. Dopo che Leenah e la sua famiglia sono riusciti ad attraversare la Turchia, non senza difficoltà visto l’attento monitoraggio da parte della polizia turca dei movimenti di potenziali rifugiati, la comitiva è riuscita ugualmente a proseguire il suo viaggio in sicurezza.

“In realtà, attraversare la Turchia è stata la parte del viaggio in cui ho avuto più paura. Tra i siriani circolavano voci sul fatto che la polizia turca consegnava cristiani e sciiti ai militanti dell’ISIS in cambio di denaro. Ho sentito parlare di donne e bambini venduti come schiavi. Per noi, l’importante era evitare qualsiasi soldato turco o i servizi di sicurezza… Abbiamo deciso di evitare anche i campi profughi turchi: troppi abusi e troppa violenza. Mio padre disse che non potevamo permetterci di fermarci, almeno non prima di aver raggiunto l’Europa.  Giunti in Turchia, abbiamo raggiunto Bodrum e da lì ci siamo imbarcati per la Grecia. Siamo stati fortunatissimi, perché la traversata è andata senza troppi incidenti. Non posso dire di non aver avuto paura… ero terrorizzata. Ma, d’altra parte, era bello vedere che, a ogni metro, l’ISIS era sempre più lontano. Noi siamo sciiti. Mia madre è cristiana e mio padre è sciita. I militanti dell’ISIS ci avrebbero uccisi tutti se ci avessero trovato, perché ci considerano dei mezzosangue. Loro li uccidono tutti”.

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