martedì, Settembre 29

Rifugiati: arriva la mozione delle emozioni field_506ffbaa4a8d4

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Rifugiati: siamo già a metà strada, ma il grosso deve ancora essere fatto. Il nuovo corso dell’Europa passa attraverso un discorso-maratona di 80 minuti pronunciato all’Europarlamento di Strasburgo in cui si precisa che la crisi dei migranti è prioritaria a quella greca, ucraina e al referendum britannico. Nessuno si sarebbe aspettato che sulla questione migranti Jean Claude Juncker avrebbe puntato l’indice contro i governi, colpevolizzandoli e richiamandoli agli obblighi derivanti dal Trattato. Insomma, l’immagine del piccolo corpo di Aylan ha sì smosso l’inerzia e svegliato i sensi di colpa. Ma dopo la mozione delle emozioni‘ di Strasburgo, le decisioni ripiomberanno sul tavolo dei capi di Stato e di Governo. Stati che, in vista del prossimo Consiglio Ue del 15 ottobre -tappa intermedia il vertice straordinario dell’Unione del prossimo 14 settembre–  non sono ancora uniti sui punti chiave del nuovo piano Ue sull’immigrazione.

I dubbi che potrebbero frenare l’accordo sono tanti.
La Gran Bretagna, ad esempio, paladina dello strumento dell’opt out, ha fatto sapere che accoglierà fino a 20.000 rifugiati, ma prelevandoli direttamente dai campi siriani e non tra quelli già arrivati in Europa.
Bulgaria e Romania hanno detto si all’accoglienza a condizione che Schengen entri in vigore anche per loro, per il momento, infatti, ne sono fuori. A Praga, la scorsa settimana, il cosiddetto ‘gruppo di Visegrad’ (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) ha rigettato la spartizione dei rifugiati con il criterio delle quote. Una linea che i quattro Paesi riproporranno sia il 14 settembre che al prossimo Consiglio europeo. Bohuslav Sobotka, il Primo Ministro ceco, ha escluso di poter accettare più di 1.700 rifugiati. Il suo collega slovacco, Robert Fico, ha annunciato la partecipazione al programma europeo di ridistribuzione, ma a condizione che i rifugiati siano di fede cristiana. Una bizzarra proposta giustificata dal fatto «che in Slovacchia non esistono moschee».  Ancora, il Primo Ministro polacco, Ewa Kopacz, si è detta disposta ad accettare almeno 2.000 rifugiati, a condizione che vi siano i mezzi finanziari. La Danimarca, infine, non lo ha solo scritto a chiare lettere sui quotidiani, ma è passata anche all’atto pratico: solo poche ore fa sono stati bloccati treni e vie di transito che permettono ai rifugiati di raggiungere  Copenaghen.
Tutte prove che confermano come l’Unione europea non è ancora pronta ed unita su come affrontare l’emergenza. E questo lo dimostra anche il fatto che in un momento così critico per l’immagine e la reputazione dell’Europa i capi di Stato e di Governo non abbiano spontaneamente deciso di recarsi a Strasburgo come gesto di endorsement al Presidente della Commissione.

Al Presidente Jean Claude Juncker va certamente riconosciuto un forte coraggio: caratteriale e contenutistico. Il suo primo discorso è risultato anche il più lungo da quando il Trattato di Lisbona ha messo a regime l’appuntamento dello ‘Stato dell’Unione‘. Un discorso chiaro, secco, lungo, ma pragmatico. E questo nonostante il Presidente della Commissione europea avesse subito un grave lutto in famiglia solo poche ore prima che l’Aula di Strasburgo aprisse la seduta plenaria.

La palla, dunque, è stata rimessa al centro del campo con delle proposte concrete e innovative. Ma adesso la partita si gioca tra i leader Ue. A convertire il tutto in un documento da sottoporre al prossimo Consiglio di ottobre, saranno innanzitutto i ministri degli Interni e della Giustizia che il prossimo 14 settembre si riuniranno a Bruxelles insieme all’agenzia Frontex, all’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO), Europol, UNHCR e all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).
All’ordine del giorno l’aggiornamento sui flussi migratori, l’attuale situazione nei singoli Stati, ma anche l’individuazione di criteri oggettivi per il calcolo della distribuzione delle quote di rifugiati: uno dei punti più controversi, quest’ultimo, dal momento che alcuni capi di Stato e di Governo hanno già fatto notare come molto spesso le statistiche nazionali (disoccupazione, Pil, popolazione) divergano da quelle in circolazione a Bruxelles.

Le indiscrezioni sul documento che finirà sul tavolo del prossimo Consiglio parlano di un’operazione che ha come base legale l’articolo 78 comma 3 del Trattato, il quale dice che non è prevista esplicitamente alcunaricollocazione‘ di profughi, e che in casi di emergenza  sulle ‘misure temporanee a beneficio’ degli Stati in difficoltà decide il Consiglio europeo (cioè i governi) su proposta della Commissione. Le azioni prevedono da un lato il potenziamento delle frontiere Ue, mentre dall’altro il via al ricollocamento di 160.000 rifugiati (il quadruplo rispetto al numero approvato dal Consiglio Ue di maggio scorso). Vediamo i singoli punti.

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