giovedì, Aprile 25

Riforme strutturali: la volontà politica che serve all’Europa Per prevenire shock futuri, necessaria unione d’intenti

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La riforma dell’Eurozona sta interessando l’Unione. Sul tavolo le principali proposte riguardano prevalentemente aspetti economici. Si tratta di assestare alcuni meccanismi che, su intenzione dei fautori del progetto, possano consentire un rinforzo ed al contempo una stabilizzazione. Entrando nel merito delle proposte, ad una prima lettura delle notizie il quadro appare ancora in via di definizione, perché, date le riforme, di cui si avverte la necessità, il dibattito su quali siano quelle più indicate e con quali mezzi portarle avanti appare ancora in corso.

Uno dei principali punti sicuramente in discussione riguarda la costituzione del cosiddetto Fondo monetario europeo, che rappresenterebbe l’evoluzione dell’attuale ESM (European Stability Mechanism), il “fondo salva Stati” istituito a seguito delle modifiche del trattato di Lisbona. Tale strumento dovrebbe contribuire, sulla scia di quanto finora disposto, a governare le crisi come quella a cui si è assistito negli anni scorsi e monitorare le scelte economiche, potendo disporre delle opportune risorse. Per raggiungere l’obiettivo della sua realizzazione, sono state poste all’attenzione alcune questioni anche di metodo: secondo il ministro uscente dell’Economia Pier Carlo Padoan, infatti, sarebbe da salvaguardare l’applicazione del metodo comunitario nell’implementazione del Fme. La considerazione di Padoan è infatti quella di porre all’attenzione il concetto di bene pubblico europeo e far ruotare la discussione sul Fme attorno ad esso: ecco perché una tale sfida, a suo avviso è “di natura europea quasi per definizione e che per altrettanta definizione richiede una soluzione europea: immigrazione, sicurezza, un ragionamento sulla difesa comune, un approccio europeo e globale agli investimenti, alla ricerca, alla crescita”.

Un secondo punto su cui porre l’attenzione è l’introduzione della linea di bilancio per la zona euro nel bilancio comunitario. Che cosa si intende con ciò? Nel programma di lavori presentati in Commissione europea alcuni mesi fa, emerge che sarebbero quattro le principali funzioni di tale innovazione:

di assistenza alle riforme strutturali;

di stabilizzazione;

di sicurezza (backstop) per l’Unione bancaria;

di convergenza per dare assistenza preadesione agli Stati membri.

Un tale iter appare indispensabile quindi, non solo in sé, quale misura per la stabilità economica, ma anche per rispondere alle sfide future in ambito di integrazione e allargamento: da un lato, si pone l’esigenza dunque di poter disporre di una piattaforma programmatica comune, che faccia leva sul rispetto di vincoli di tipo economico; dall’altro, c’è sempre da considerare la necessità di un quadro di intese comuni che mirino alla prospettiva dell’integrazione europea, che nasce e si evolve quale disegno politico.

Per quanto riguarda poi l’istituzione di un ministro delle Finanze europeo, punto sul quale si batte da tempo il presidente francese Macron, assieme quello del bilancio unico europeo, l’obiettivo, anche qui, parte da una esigenza economica, quella di poter disporre di una figura che sia garante degli interessi finanziari europei. Sulla cornice però, emerge la natura politica di un tale disegno: quello di un coordinamento sia monetario che finanziario dei vari Stati membri è la via per raggiungere l’obiettivo di una maggiore integrazione e definizione delle decisioni entro logiche europee.

Altro punto in discussione: il completamento dell’Unione bancaria. Lo strumento attraverso cui perseguirlo è la creazione di una garanzia unica dei depositi. Similmente, ci si pone l’obiettivo di portare avanti l’integrazione del mercato dei capitali. Elementi, questi, per il rafforzamento della resilienza dell’Unione economica e monetaria rispetto a possibili shock. Si tratta del punto forte del discorso riforme, che rende sempre più necessario ed urgente il contributo dei governi. Perché infatti si possa passare sul piano operativo, è necessario chiaramente un impulso politico determinato nella direzione di tali misure, che in sede di Commissione europea sono ritenute indispensabili per proteggere l’Unione. Rispetto alle evidenti falle di un modello che, di fronte alla crisi, ha scaricato il peso dell’austerità sui cittadini, queste risposte si presentano come quelle più indicate. Perché siano rese operative, è necessario il supporto degli Stati membri e, tra di essi, certamente dei principali. Francia e Germania appaiono fortemente coinvolti nell’iter; l’Italia nondimeno, seppur alle prese con le incertezze sulla formazione del nuovo governo. Rispetto a ciò, ci si aspetterebbe uno slancio in grado di fornire certezze ai cittadini, come per esempio si è potuto riscontrare in Germania, dove la strada intrapresa è stata quella della conciliazione tra Csu-Cdu ed Spd ha consentito di riavviare il dibattito sulle riforme strutturali. Sullo sfondo, inoltre, lo scenario vedrà da qui a un anno il rinnovo del Parlamento europeo, con le elezioni del 2019; contestualmente, l’intento è quello di perseguire le riforme proprio entro la fine di tale anno. Ma il cammino è solo iniziato, perché, come si afferma in sede di Commissione, ci si trova di fronte al compito di “riparare il tetto mentre il sole splende ancora e mentre l’economia europea sta vivendo una ripresa sostenuta”: ma forse non tutti coglieranno il senso di tale messaggio, impegnati in altro.

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