lunedì, Gennaio 27

Riforma prescrizione: fine processo mai Una ‘riforma epocale’, riguarderà solo il 3 per cento dei processi

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Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede esulta: ‘Riforma epocale”. Poi, a dar credito alle sue stesse affermazioni, ecco che l’epocale diventa meno ‘epocale’. “Si applicherà solo al 3 per cento dei processi“; e gli effetti su questo 3 per cento li vedremo “…solo fra 3-4 anni“.

A questo bisogna aggiungere che prima della ‘epocale riforma’ per alcune tipologie di reato, i tempi della prescrizione erano già dilatati, enormi: per la corruzione, 15 anni; per i maltrattamenti in famiglia, 20 anni; per i furti in abitazione, 15 anni… Non sono tempi sufficienti? Bene: ora si avrà una prescrizione ergastolare, senza scadenza. Sai che soddisfazione avere una sentenza dopo vent’anni: sia per l’inquisito, sia per la parte offesa… Si può aggiungere che delle 117.367 prescrizioni maturate 2018, per oltre 85 mila la difesa dei tanto temuti bravi avvocati che s può permettere la gente ricca, non c’entra un fico secco? 57.707 prescrizioni si sono avute prima di giungere in giudizio, 27.747 nei Tribunali. In percentuale: un 65-70 per cento di prescrizioni si sono avute nella fase preliminare, quella che non riguarda “l’epocale riforma”.

Poi non si è neppure pensato a un meccanismo all’americana: chi è assolto in primo grado non può essere riprocessato per appello della pubblica accusa. In Italia, invece se si è assolti o condannati, poco importa: l’appello lo si può far sempre, su imput della difesa e dell’accusa. Cosicché anche l’innocente resta ‘appeso’, non solo il presunto colpevole.

Un giurista che non è esattamente il primo arrivato, il giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, maschera il suo radicale dissenso con l’ironia. Ma il suo j’accuse non per questo viene attenuato: “La prescrizione senza termine viola principi costituzionali (la durata ragionevole dei processi, il fine riabilitativo della pena) e di buon senso: come può un giudice disporre di tutte le prove dopo venti anni o più? Una persona non è diversa dieci anni dopo?”.

Il processo infinito, per il professor Cassese è una sorta di aberrazione: “Se una persona è giustiziabile senza un termine e se la giustizia arriva sempre tardi, si è nelle mani di un potere arbitrario, giudice dei tempi. I proponenti non sanno quale pessimo servigio stanno facendo alla giustizia italiana, trasformando i giudici in moderni dittatori, unici poteri in grado di tenere sotto scacco persone, senza rimedi efficienti“.

 Cassese elenca proposte concrete: i tempi del processo, tutti e tre i gradi, in un solo anno. Sanzionare in via amministrativa tutto ciò che non ha vera rilevanza criminale. L’accusa affidata a persone che abbiano equilibrio e procedano con cautela, senza maxi-retate, pubblicità, gestione delle ricadute mediatiche, comunichino riservatamente (come vuole la Costituzione) le accuse agli interessati.

Critico anche Giuliano Pisapia, giurista e ora parlamentare europeo indipendente eletto nelle liste del Partito Democratico: “La riforma Bonafede, che blocca il decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, è un percorso sbagliato e inefficace, un calvario. In contrasto con la Costituzione”.

I processi, giova ripeterlo, si prescrivono durante la fase delle indagini e prima delle sentenze di primo grado. I dati dicono che la prescrizione interviene per il 53 per cento dei procedimenti penali in fase di indagine e per il 22 per cento dopo il rinvio a giudizio, ma prima della sentenza di primo grado; inoltre il 75 per cento degli indagati risulta innocente. Per questo “la controriforma Bonafede determinerà addirittura un allungamento dei tempi del processo. Non penso solo agli imputati innocenti o presunti innocenti, che sono tutti coloro che non hanno una condanna definitiva, ma anche alle vittime del reato”.

Beccaria ammonisce che la giustizia deve essere celere, pronta e giusta. Più d’uno sembra averne persa la memoria.

Luciano Violante, ex magistrato, più volte parlamentare; ha giocato  nel suo partito (il PCI e le sue successive declinazioni), un ruolo importante per quel che riguarda la giustizia: “Quella della prescrizione è una legge sbagliata. Ancora più sbagliato è giustificarla con il fatto che ci aiuterà ad avere processi più brevi, perché al contrario essi si allungheranno. Inoltre il nuovo regime espone anche chi è stato assolto in primo grado al rischio di restare sotto processo a vita”. Sulla stessa linea d’onda Raffaele Cantone, già presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione: “In base alla mia esperienza ho paura che abbiano ragione i critici; se la prescrizione dipende anche e soprattutto dall’enorme carico di lavoro e da problemi strutturali che riguardano sia le regole processuali che l’ingolfamento di alcuni uffici giudicanti, l’effetto pratico è che il carico non deflazionato dalle prescrizioni possa ancor di più bloccare la macchina giudiziaria e danneggiare proprio le vittime del reato ed il sentimento di giustizia di chi vorrebbe vedere i colpevoli condannati”.

In buona sostanza: la necessità di mettere fine alla vergogna dei numeri delle prescrizioni avrebbe richiesto preventivamente misure in grado di incidere sulle disfunzioni, senza pensare che i problemi si risolvono da soli. Puro buon senso. Non se ne farà nulla.

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