domenica, Agosto 25

Riforma della Giustizia: lo Stato illiberale si avvicina Il progetto grillino è scardinamento del principio della obbligatorietà dell’azione penale e giochetti di prestigio sul CSM. Obiettivo finale: uno Stato autoritario e autarchico, illiberale

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Ho detto più volte, ben sapendo di essere facilmente frainteso, che i due partiti di governo, anche se ormai sono un solo partito, anzi, una sola persona, sono legati fra di loro da un filo rosso fortissimo e infrangibile, che disegna, nei fatti o nelle intenzioni non cambia, la loro politica quotidiana e i risultati cui, spesso inconsapevolmente, tendono. L’inconsapevolezza deriva per lo più dal livello non esattamente altissimo di ‘cultura’ degli interessati.

Infrangibile, dicevo e ribadisco. Perché i due -pur essendo ormai l’uno, Luigi Di Maio, solo il succube apparentemente afasico dell’altro e anche un po’ comico e perfino patetico (si pensi agli equilibrismi del Di Maio a proposito del TAV, che piano piano diventa sempre più possibile, anzi certo)- sono, in realtà, legati da un progetto che possono solo realizzare insieme, perché separati non hanno alcuna possibilità di farlo -se almeno Nicola Zingaretti lo capisse! ma non illudiamoci. Matteo Salvini lo ha capito benissimo (e perciò resiste senza timore alla pressione sempre più spasmodica di chi vorrebbe che rompesse con gli stellini) e ha capito che, Silvio Berlusconi a parte, che, incredibile ma vero, non glielo permetterebbe, anche con la Meloni non avrebbe spunti: la Meloni è ormai troppo spinta su posizioni oltranziste e violente, chiaramente (se pure molto rozzamente) fasciste, e quindi metterebbe Salvini in difficoltà nella realizzazione del suo progetto di Stato autoritario e autarchico, che, almeno in parte, condivide con Di Maio.

Forse esagero, forse mi lascio prendere dal timore (diciamo pure dal terrore) di trovarmi dalla sera alla mattina in uno Stato para-fascista, o se preferite usare il termine edulcorato e quasi accattivante che si usa ora per non dispiacere a Salvini e Di Maio, illiberale. Illiberale, significa fascista: poi chiamatelo come volete è la sostanza che conta.

Mai, forse, come in questo momento, in cui gli stellini avrebbero una intera prateria di critiche e attacchi all’alleato coinvolto in una porcheria sesquipedale, gli stellini tacciono, sono prudenti, glissano, sono bene attenti (e con loro la gran parte degli organi di stampa) a precisare che si tratta di ‘presunzioni’, tutte da dimostrare, per carità nulla di certo, garantismo innanzitutto, ecc. Garantismo, ma ve lo ricordate Di Maio (e Danilo Toninelli, che a me fa sempre pensare alla spalla sfortunata del comico di turno) a decidere e condannare alla forca i Benetton, Atlantia, Autostrade ecc.? e ora: garantismo, vedremo, studieremo, certo se fosse ma chi sa.

Che il progetto ci sia o sia presumibile, a me pare se non evidente molto probabile. Due cose, due avvenimenti, visti insieme, mi sembrano indicativi. E, nota bene, entrambi di iniziativa stellina -e anche qui bravo Salvini a ‘essere al seguito’-; due iniziative che incidono pesantemente sul nostro sistema costituzionale, sulla sua logica, pur apparentemente non molto importanti.

La proposta, ormai quasi passata e passata quasi nel silenzio generale, di riduzione del numero dei parlamentari, in ‘modo da ridurre i privilegi e gli sprechi’, dicono i propositori. Dunque, si lascia intendere e si dice anche chiaramente, il Parlamento è uno spreco. E la cosa, come è noto, è nellamentedi Beppe Grillo e Davide Casaleggio da sempre, che non fanno altro che parlare della inutilità del Parlamento, da sostituire con una ‘democrazia diretta’ del tutto fasulla: una democrazia diretta per chi ha il PC o voglia di usarlo e per chi si esprime con un ‘sì’ o con un ‘no’. Questa non è democrazia, è appunto un regime illiberale.

Ma, direte voi, perché mai, basta ridurre il numero dei parlamentari, anche in altri Paesi ce ne sono di meno. E invece, se ci pensate, il veleno del progetto è tutto lì. Il Parlamento italiano, oggi, è purtroppo ridotto a un simulacro della democrazia per due motivi entrambi molto gravi. L’eccesso di decreti legge (che nemmeno Sergio Mattarella riesce a limitare, dopo che i suoi predecessori li hanno facilitati, almeno Giorgio Napolitano) che impedisce al Parlamento di lavorare alla formazione delle leggi, cioè alla scrittura quotidiana di quel disegno politico e sociale che dovrebbe essere la strada maestra del Paese. E invece, non solo è subissato dai decreti, ma è anche composto sempre in maggior numero da persone incompetenti, scelte a caso (a sorte, vorrebbe Grillo, no?) e in realtà incapaci di esserelegislatori’. Oltre tutto divisi in camarille e consorterie varie: basterebbe vedere il lavinaio cui è ridotto il PD con le sue mille correnti, Renzi e Lotti, sciamannati e pimpanti, in testa.

È evidente che ridurre il numero dei parlamentari e basta serve solo a dire da un lato che si riducono dei mangiapane a ufo e dall’altro a renderne il lavoro ancora più difficile e inutile, a trasformarlo definitivamente in una accolita di ‘yesmen’, in attesa di essere aboliti del tutto. Altro che democrazia, dunque. Se almeno si fosse proposto insieme a ciò, che so, una specializzazione delle attività delle due Camere (rendendole così davvero efficienti) e una regola che impedisse al Governo di fare due decreti legge al giorno, forse si sarebbe potuto credere alla volontà di ‘migliorare’ la democrazia. Ma così, proprio no: è lo stravolgimento della democrazia.

L’altro terreno sul quale si stanno esercitando costoro, sempre su apparente proposta degli stellini (che una volta avrei pensato gli ‘stupidi idioti’ del gruppo, oggi considero parte, sia pure in non più di tre o quattro persone, perfettamente cosciente di un disegno illiberale) è quello della Magistratura, in base ad un disegno finora tenuto nel cassetto, ma ora reso perfettamente possibile per avere la Magistratura stessa messo cortesemente il capo nel cappio già pronto da tempo.

Eh sì, perché pare che domani sia convocato untavolotra il premier Giuseppe Conte, il Ministro alla Giustizia, Alfonso Bonafede, e la Ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, per discutere il progetto diriformadella Magistratura, centrato -da quel che pare-, sulle ‘geniali’ e ‘democratiche’ proposte dell’associazione per la giustizia giusta di cui ho più volte, con preoccupazione, parlato.

L’intero progetto non è noto, forse lo ha, al massimo, l’avvocato del popolo e, a quanto mi pare di capire, l’avvocatessa di Salvini, ma due punti colpiscono dalle anticipazioni giornalistiche. Manco a farlo apposta proprio quelli dei quali ho avuto occasione di parlare in precedenza: il cambiamento del meccanismo di scelta dei membri del CSM, con modifiche anche dei loro compiti, e, il vero nocciolo, la vera ciccia del progetto, cito dal foglio ufficiale degli stellini mai come oggi più credibile: «Saranno i procuratori della Repubblica, per “garantire l’efficace e uniforme esercizio dell’azione penale”, a indicare anche icriteri di prioritàcon cuiselezionare le notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre, sulla base di criteri di priorità trasparenti e predeterminati’», le virgolette sono del testo, per indicare che sono parole del progetto di legge.

Ecco il punto, che, come dico, scardina la logica del nostro sistema democratico e della divisione dei poteri. Saranno i Procuratori della Repubblica -e quindi non la legge, non la Costituzione, non le esigenze dei cittadini- a decidere quali reati perseguire e quali no.
Vi pare una idea destinata all’efficienza? Se volete crederlo, fate pure: quando vedrete che se vi scassinano la casa vi diranno che la cosa non è prioritaria, forse concorderete con me.
Per me questo è dirigismo giudiziario, si vuole, in sostanza, che sia la politica a decidere chi e cosa perseguire. Non occorrono molte parole per comprendere la gravità immensa di questo ‘progettino’. Che poi diventa esplosivo sia nel modificare le regole della dirigenza degli uffici e delle relative nomine, sia nel modificare i criteri di scelta dei membri del CSM, che saranno prima eletti in numero maggiore e poi, tra gli eletti, sorteggiati, con tutti i possibili stravolgimenti degli equilibri democratici determinati dalle elezioni.
Il resto, mi pare, è fumo per fare credere che si facciano cose più ampie. La ciccia è tutta lì: scardinamento del principio della obbligatorietà dell’azione penale e giochetti di prestigio sul CSM.

Mi limito a ricordare che un sistema di elezione analogo fu tentato una volta per le commissioni di concorso dell’Università: provocò danni enormi e scontento tanto generale che fu usato una sola volta. Ma lì si trattava di scegliere qualche professore universitario, qui si tratta della vita quotidiana di noi tutti.

Vedremo che faranno. Ma, se posso dare un consiglio innanzitutto a me stesso: ora è il momento di tenere gli occhi bene aperti e … qualcos’altro ben chiuso!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.