martedì, Aprile 7

Riforma della Difesa: maggiore efficienza ed economicità

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Malgrado la spinta impressa, a partire dal 2015, dal Libro Bianco della Difesa, documento programmatico dettagliato e bisognoso  di una traduzione legislativa, l’approdo del Ddl «Riorganizzazione dei vertici del Ministero della Difesa e delle relative strutture» al Senato ha conosciuto una lunga gestazione.

Secondo quanto dichiarato in conferenza stampa a Palazzo Chigi dal Ministro della Difesa Roberta Pinotti lo scorso febbraio, per 3 anni  si è tenuto aperto un confronto con la cittadinanza, i sindacati, diverse ong, le principali istituzioni europee e la NATO.  Con l’attenzione rivolta, dal punto di vista geo-politico, al Mediterraneo, l’atto in questione assume la veste di una legge-delega che conferisce al Governo il compito di ridisegnare il modello operativo e di governance delle Forze armate, la formazione e le figure professionali, il coordinamento con altri Dicasteri (in primis , Industria e Ricerca), con obiettivi di maggiore efficienza ed economicità.

I ‘punti forti’ del provvedimento interessano diversi aspetti del nostro ordinamento militare. Anzitutto, la contrazione del numero dei dipendenti – il Ministro ha parlato di un rientro sotto i 150 mila entro il 2024 – , ridotta al 60% del personale a tempo indeterminato , contro l’82% attuale, e il conseguente abbassamento dell’età media , oggi stimata a 38 anni.  In termini generali, si assiste a una volontà di razionalizzazione in senso verticistico dell’intero apparato, con un nuovo Segretario Generale della  Difesa preposto agli armamenti e alla logistica (ricordando che, già a partire dalla Riforma Andreatta del 1997, l’incarico può essere ricoperto da un civile).

Il Generale Vincenzo Camporini, che  si è espresso in termini critici rispetto alla questione dell’età del personale e dei tagli alla spesa pubblica sofferti negli ultimi anni dalla Difesa,  ha affermato in più occasioni la continuità esistente tra l’attuale proposta di legge e la riforma avviata, nel 1997, su iniziativa del Ministro Andreatta, poi parzialmente inapplicata dal relativo regolamento di attuazione.

La riorganizzazione del sistema di vertice prevede (Capo I del Ddl) un aumento delle attribuzioni per il Capo di Stato Maggiore della Difesa, responsabile «della pianificazione, della predisposizione e dell’impiego delle Forze armate, nonché della logistica (…) e della direzione unitaria della formazione» (Art. 2). Come accennato, il Segretario Generale, in veste di Direttore nazionale per gli armamenti (Dna) assolverà a una funzione governativa di procurement, ossia di approvvigionamento di beni e servizi – anche attraverso strumenti telematici – secondo le forme contrattuali più recenti. Più concretamente, pensiamo all’impiego del metodo dell’outsourcing  (la delega a soggetti esterni di responsabilità operative ed attività prima gestite in proprio dall’organizzazione), al leasing, a modelli di acquisizione avanzati nonché a forme inedite di cooperazione tra i settori pubblico e privato. Per fare due esempi, i c.d. «servizi chiavi in mano»  garantiscono all’Amministrazione il controllo sui servizi forniti e gestiti da aziende come Leonardo-Finmeccanica in maniera integrata  (in termini di efficienza, disponibilità e affidabilità dei sistemi ), mentre la «società mista», una forma collaborativa preferenziale tra l’industria e le Forze Armate, prevede un apporto congiunto di personale, conoscenze e – rispettivamente – di liquidità e infrastrutture, nella piena direzione e vigilanza del Ministero della Difesa.

Il nuovo ruolo del Segretario Generale si caratterizza così per la sua natura tecnico-amministrativa, sostituendo nelle attività di supporto logistico le funzioni oggi svolte dal  Capo di Stato maggiore di Forza armata.  Il quadro normativo di riferimento è quello del «Codice dei contratti pubblici» (D.Lgs. n. 163/2006), che attua due direttive europee del 2004 inerenti al corretto svolgimento, nel mercato comune, delle transazioni derivanti da appalti pubblici e concessioni. L’obiettivo primario della disciplina è garantire la massima trasparenza dei meccanismi di scelta dei contraenti , integrandola con la normativa già vigente sull’acquisizione, il rinnovamento e la sperimentazione dei sistemi d’arma (L. n. 770/1986 e L. n. 436/1988).

Nel Capo II del Ddl troviamo, invece, una riconfigurazione della catena di comando e controllo relativa alle funzioni strategiche della difesa. Queste sono strutturate secondo tre pilastri‘ o ‘aree strategiche’ di intervento, individuate dal Ministero nell’ambito degli ultimi Piani di programmazione ciclica e performance:

– operatività e impiego dello strumento militare per le missioni da compiere sul territorio nazionale e nell’ambito degli impegni assunti a livello internazionale, nel rispetto dei parametri operativi e di addestramento comuni ai Paesi alleati (c.d. «interoperabilità»);

–    ammodernamento dello strumento militare in linea con gli standard dei Paesi alleati, in grado di assicurare flessibilità e integrazione tra le forze di difesa e sicurezza e una maggiore protezione del personale in zona di impiego;

– snellimento burocratico e ottimizzazione delle funzioni di governance e controllo, con procedure certificate e più trasparenti, una maggiore efficienza organizzativa e una riqualificazione – e riduzione – delle spese.

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