mercoledì, Agosto 12

Riforma Bonafede, gli avvocati si mobilitano Contro le proposte del Guardasigilli scendono in campo le Camere Penali

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E’ il cavallo di battaglia del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e di tutto il Movimento 5 Stelle. Abolire la prescrizione. Il modo, sostengono, per evitare che chi, con disponibilità economiche che gli consentono di ingaggiare avvocati capaci di mille astuzie, si possa sottrarre a giudizio e condanna; perché, appunto dilatando a dismisura i tempi del processo, finisce con il beneficiare della prescrizione. Bloccandola una volta condannati in primo grado, non potrebbero più utilizzare questo escamotage. C’è un ‘piccolo’ particolare: la maggior parte delle prescrizioni non si deve ad astuzie o escamotage dell’avvocato, ma in fase preliminare: quando a occuparsi del procedimento sono il GIP (Giudice per le indagini preliminari), o il GUP (Giudice per l’udienza preliminare); in quella fase, l’avvocato non tocca palla.

Il problema sono i processi che sai quando cominciano e mai quando finiscono; e abolire la prescrizione invece di essere un contributo alla soluzione, rischiano di essere un male peggiore di quello che intendono curare. La bella idea consiste nel bloccare automaticamente la prescrizione dopo la prima sentenza.

Fantastico. Così può benissimo accadere che un cittadino in primo grado lo si condanna; così il procedimento resta in frigorifero, tranquillo; poi, con calma, molta calma, si vede se è davvero colpevole o innocente. Nel frattempo resta sospeso in un limbo, con una spada di Damocle sul capo, per mesi, anni.

Fantastico. Si ufficializza l’esatto contrario di quanto predicato da Pietro VerriCesare Beccaria, secoli di civiltà giuridica: certezza della pena, proporzione con il danno arrecato; giudizio rapido… tutto gettato alle ortiche. Il Partito Democratico, con il suo vice-segretario Andrea Orlando chiede al ministro di bloccare spontaneamente l’entrata in vigore della prescrizione; in caso contrario presenterà un suo disegno di legge non solo sulla prescrizione, ma anche sui tempi del processo: quella che chiama la ‘prescrizione processuale’: ogni grado di giudizio avrà una sua durata prefissata. Se non viene rispettata scatta una prescrizione processuale. E’ qualcosa.

La Giustizia, e il modo in cui viene amministrata, si conferma la madre di tutti i problemi di questo paese, e la soluzione non sono certo i pannicelli caldi proposti da Bonafede, o i timidi aggiustamenti del PD. Siamo alle solite: manca il coraggio, l’intelligenza politica per proporre quelle riforme che tra i tanti, auspicava Giovanni Falcone: separazione delle carriere; responsabilità civile del magistrato; delegificazione; abolizione dell’obbligatorietà penale. Anche per queste posizioni coraggiose Falcone ha dovuto subire e patire l’ostracismo e l’avversione di tanti suoi colleghi.

Contro le proposte del Guardasigilli scendono in campo le Camere Penali: una maratona oratoria, un comizio ininterrotto, lungo una settimana, in concomitanza con l’astensione dalle udienze, per dire no alla riforma sulla prescrizione. I penalisti hanno piazzato il loro gazebo davanti al palazzo della Cassazione: migliaia di legali si alternano e raccontano, forti delle loro esperienze, le ragioni del NO alla riforma, le quotidiane storie di “processi infiniti”.

L’idea è del presidente dell’Unione delle camere penali Gian Domenico Caiazza: «È qualcosa che non ha precedenti, una riforma sciagurata, una pagina tra le più nere della giustizia italiana». La maratona vuole essere un contributo a mettere in discussione i luoghi comuni impediscono all’opinione pubblica di comprendere gli esiti di tale riforma e anche la posizione dei penalisti. «Non siamo», specifica Caiazza, «difensori della prescrizione in sé come un valore ma difensori del diritto di ogni persona di non rimanere in balia della giustizia penale a tempo indeterminato, che siano indagati, imputati o persone offese di un reato. Solo un’idea barbara dello Stato e della giustizia penale può immaginare che si possa pretendere questo da un cittadinoNonostante tutti siano d’accordo nel ritenere che i processi devono avere una durata ragionevole, come previsto dalla Costituzione, l’unica riforma finora pensata per ridurre i tempi è l’abolizione della prescrizione, cioè “l’istituto che costituisce l’unico equilibrio che noi conosciamo a questa patologia».

Così, accade di apprendere l’emblematica storia di Vittorio Gallo, raccontata da Cecilia Ascani, della Camera penale di Pesaro. Gallo è  un dipendente delle Poste; lo arrestano nel 1997, è accusato di essere il basista di due rapine; rimane in carcere per un anno. «Condannato nel 2004 a 6 anni di reclusione nel 2011 è stato assolto in appello con la formula piena. Sono passati più di 13 anni in attesa di una sentenza che riconoscesse la sua innocenza. Con la riforma della prescrizione, Gallo potrebbe ancora essere in attesa». Caso isolato? Basta andare a sentirli, gli avvocati: Quello che raccontano è un catalogo sterminato di orrori giudiziari. Il ministro della Giustizia Bonafede per primo dovrebbe ascoltarli.

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