lunedì, Ottobre 26

Ricostruzione post – coronavirus: opportunità enorme, rischio tremendo Next Generation EU? “La ‘prossima generazione’ potrebbe guardarlo come l'ultimo, morente tentativo di fingere che la vita normale non debba realmente cambiare, e cambiare molto”. Così Robin McAlpine, fondatore di Common Weal, in una intervista sulla ricostruzione europea e il mondo che dobbiamo costruire

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Robin McAlpine, giornalista, scrittore, ex lobbista, una attività politica condotta sempre lontano dai riflettori, uomo di strategia politica della sinistra, nel 2015 ha fondato Common Weal, un think tank che sviluppa politiche in favore dell’uguaglianza sociale ed economica, il benessere, l’ambiente, la qualità della vita, la pace e la giustizia in Scozia. Robin è una persona gentile, umile, molto umilee tutt’altro che angelico idealista. E un uomo che, avendo vissuto di pane e politica molto a lungo, si fa poche illusioni sulla politica, o meglio, sui politici, anzi, e, dotato di spiccato senso critico, èmolto critico nei confronti della politica e, da uomo di sinistra, è potentemente critico nei confronti della sinistra in particolare. «La mia perenne critica alla sinistra è che riesce a essere corretta su principi di alto livello, ma pessima a combattere realmente per questi principi», dice.

Nell’ultimo periodo Robin ha lavorato molto sull’economia del futuro, in particolare in riferimento all’Europa, a quell’Unione Europea nella quale ci vorrebbe stare come scozzese, non come inglese, tanto è vero che il suo Common Weal è nato in concomitanza del referendum del 2014 per l’indipendenza della Scozia.

Recentemente anche Robin è stato coinvolto nei ragionamenti sul mondo dopo il coronavirus Covid-19, in particolare in riferimento alla politica del Green Deal europeo. Qui, Robin, con la capacità critica che lo distingue, ha cercato di mettere bene i puntini sullei’. Stiamo parlando di Green New Deal’ o di ‘Green Deal? La differenza la fa l’uomo, dice, ovvero «La caratteristica fondamentale di un New Deal verde è che riguarda la giustizia economica e sociale e non solo quella ambientale», dice, aggiungendo che «è del tutto possibile salvare l’ambiente e creare ancora una spaventosa distopia sociale. È possibile salvare l’ambiente senza salvare le persone. Il New Deal verde li salda insieme».

La Commissione guidata da Ursula von der Leyen, lo scorso anno, nell’insediarsi, ha presentato un programma di priorità di lavoroche aveva l’obiettivo di far volare molto alto l’Unione Europea, quello diventato noto come ilGreen Deal europeo’, il cui obiettivo ultimo èquello di fare dell’Europa un continente neutro entro il 2050, quando l’UE avrà un impatto climatico zero.
La Commissione aveva appena preso in mano la guida di Palazzo Berlaymont, che in Europa arriva il cigno nero, il devastante Covid-19. Due giorni fa, von der Leyen ha presentato quello che vuole essere il programma di rilancio dell’Unione dopo la crisi sanitaria, il ‘Next Generation EU. Tale programma tiene ben saldo come barra di comando della nave UE il ‘Green Deal europeo’, anzi, ne fa lo strumento per la rinascita del continente dopo la crisi. Qui, così, ritorna in pista l’interrogativo di Robin: di quale nuova economia siamoparlando?

Siamo andati a chiederglielo. Ne è uscita una lunga conversazione sul futuro e sugli uomini chiamati a costruirlo, sulle politiche funzionali al raggiungimento di una nuova economia per davvero.

 

Robin, tu metti l’uomo al centro dell’economia del futuro. Bene, mi pare che questo sia il momento giusto. Mi spiego. La ripresa dopo Covid-19 sembra imporre un rallentamento della produzione, un vincolo alla lentezza (dalla crisi economica che porta alla riduzione dei consumi, fino alla macchinosità di come le fabbriche piuttosto che gli stabilimenti commerciali saranno costretti nel loro modo di lavorare) . Secondo te, questo significa che la ‘lentezza’ si consoliderà in un nuovo modo di fare economia, in una economia lenta?

Non è che l’economia debba essere lenta, è che deve smettere di fare pressioni sulle persone affinché vivano una vita fragile e vulnerabile, basata sull’aumento della velocità di consumo e smaltimento. È questo che spoglia le persone della loro ricchezza personale, le mette in una spirale del debito; il che significa che lavorano troppo per pagare per le cose di cui non hanno bisogno. Nel frattempo, le cose di cui hanno bisogno (e soprattutto le abitazioni), stanno diventando sempre più costose. Intrappola le persone nel lavoro che non devono fare, a condizioni che non dovrebbero accettare. Non voglio che l’economia rallenti, voglio che faccia quello che fa in modo rapido ed efficiente. Abbiamo solo bisogno di molto meno, e ciò significa che possiamo vivere una vita più lenta. Per molte persone, una delle lezioni del virus è che abbiamo capito che non avevamo avuto il tempo di fermarci e respirare nelle nostre vite. Lavora duro, guadagna di più, lavora di meno, vivi di più. La stragrande maggioranza delle persone in Europa si iscriverebbe a questo.

Quali sono i principali ostacoli per passare a questa economia lenta che tu dici?
Questo che ti ho detto, è conosciuta come ‘decrescita’: l’idea che una economia può fare di meglio e fare di meno e dare risultati migliori. Il problema è che, in modo abbastanza esplicito, le cose che dovremmo fare di meno sono quelle che rendono potenti i potenti. Ogni anno, a Davos, un gruppo di persone potenti si incontra e discute, e hanno un impatto assolutamente sproporzionato sulla politica globale. Beneficiano della fragilità delle nostre vite. Guadagnano dagli alti prezzi degli immobili, dall’aumento dei consumi, dalle cose che consumiamo che vengono gettate via, dall’uso del debito personale per aumentare ulteriormente i consumi. In questo momento, nel Regno Unito, siamo tutti incoraggiati a guardare i soldi che vengono dati ai lavoratori che attualmente non possono lavorare. Ma allo stesso tempo viene data una somma di denaro cento volte più grande a banchieri e società -e naturalmente la maggior parte del denaro che va ai lavoratori è perché così possano continuare a pagare l’affitto e i loro debiti, quindi la maggior parte di ciò va a banche e proprietari. Questo sistema è stato costruito in oltre 50 anni. E’ capace di proteggersi.

Dopo la recessione in cui siamo precipitati, andremo verso una ripresa che sarà decrescita sostenibile?


Le opinioni sulla posizione economica post-virus mi hanno spaventato, ma sono cambiate rapidamente. C’erano rispettati economisti che sostenevano che questo sarebbe stato a ‘V’, alcuni sostenevano che saremmo tornati in pista per Natale. Stranamente, alcuni di questi stessi economisti, avevano avvertito l’anno scorso che un altro grave shock finanziario avrebbe potuto ‘ribaltare’ l’intera economia. Questa dissonanza cognitiva (il divario tra ciò che la gente sa e ciò che pensa) si sta riproponendo ora. Questo ha i tratti distintivi di una crisi economica davvero sostenuta, almeno lo è se la classe dirigente insiste nel tentativo di ripristinare l’economia che esisteva prima. Possiamo evitare gran parte del problema costruendo una nuova economia. E penso che alla fine probabilmente inciamperemo andando in quella direzione. Ma non prima di perdere molto tempo e denaro nel tentativo di trasformare nuovamente le frittate in uova.

Su questa strada, potrebbe essere che, per una beffa del destino, l’ultimo sarà il primo e il primo sarà l’ultimo? Voglio dire: dato l’‘equipaggiamento’ giusto (in primo luogo i politici seri) non pensi che sarebbe più facile per la Spagna o l’Italia o Paesi simili, piuttosto che per gli Stati Uniti, rasettarsi e muoversi verso una decrescita sostenibile?

Il successo è come qualsiasi dipendenza: più ottieni, più fai affidamento sul successo. Le Nazioni che hanno beneficiato maggiormente del vecchio ordine, hanno il più alto incentivo a resistere al nuovo ordine. La storia è piena di imperi caduti che non capivano come stesse cambiando il mondo. Ma è anche strutturale: le Nazioni che beneficiano della globalizzazione, l’hanno strutturata nella loro economia, le Nazioni che meno beneficiano della globalizzazione hanno un conseguente ‘buco’ nelle loro economie. Riempire quel buco con un nuovo approccio è più veloce da fare che girare attorno a un’economia esistente. In ogni caso, sono fermamente convinto che ci stiamo muovendo da un quadro economico all’altro, da ‘come possiamo diventare abbastanza grandi da pesare nella lotta alla globalizzazione’ a ‘come possiamo garantire una economia domestica e resiliente’. Ho sostenuto per molto tempo che la dimensione non è un vantaggio, agilità e capacità di adattamento sono fondamentali. Possiamo vedere che sono le Nazioni più piccole che hanno affrontato meglio il virus, perciò penso che faranno meglio la ricostruzione.

Conosco le tue critiche alla sinistra, e però te lo chiedo ugualmente: davvero non pensi che la sinistra in Europa abbia uomini in grado di portare la responsabilità di guidare la transizione verso un’economia sostenibile? E perché, poi, chiedere sempre solo alla sinistra una rivoluzione sostenibile?

Sono stato un lobbista professionista per la maggior parte della mia carriera e un attivista di sinistra quando ero giovane. Alla fine ho dovuto riconoscere che, da un punto di vista professionale, la sinistra è davvero molto mal messa nella capacità di vincere. L’ho detto tante volte; abbiamo questa abitudine di pensare che in qualche modo siamo ‘superiori’ e indifferenti al vincere, che fare le cose che vincono è quasi un segno di vergogna. Penso che siamo segnati dall’esperienza di come la ‘nuova sinistra’ negli anni ’90 abbia davvero tradito la causa della trasformazione e della riforma. Gli slogan sono facili e la protesta ti fa stare bene, ma sono i piani d’azione dettagliati e coordinati che vincono. Se trascorriamo il 2020 dicendo ‘qualcosa dovrebbe davvero cambiare’ e declamando i nostri ‘principi di alto livello’, allora l’altra parte vincerà, perché l’altra parte è in questo momento con il governo che dice ‘QUESTO deve cambiare’ e ‘ecco le nostre richieste’. Mi chiedi: ci sono leader in Europa pronti a guidare la transizione? Ho osservato da vicino e OVUNQUE per trovare leader che siano pronti a portarci avanti, e ho visto che sono difficili da trovare. Abbiamo deciso di provare attuare questo cambiamento da soli in Scozia. Ma c’è una regola sulla leadership: i leader non sembrano leader finché non guidano. È l’atto di ‘fare’ che conferisce il senso di autorità che induce le persone a seguirti. Lasciami dire così: per decenni la sinistra è stata bloccata su un’isola e ancora siamo in marcia verso la riva, accendiamo un grande fuoco e speriamo che qualcuno venga e ci salvi. È tempo di accettare che nessuno sta arrivando. Siamo noi o nessuno.

È quasi un sottinteso che coloro che remano contro l’economia sostenibile sono i grandi poteri economico-industriali, piuttosto che i famigerati mercati. Eppure abbiamo dichiarazioni importanti nella direzione opposta, penso, per esempio, solo a guardare l’ultimo anno, all’intervento di Larry Fink, di BlackRock, con la lettera agli azionisti del 2019, ‘Profit and Purpose’ e quella di 2020 per una completa trasformazione della finanza, piuttosto che il Manifesto della Business Roundtable. Quindi non si capisce più. Siamo di fronte a un bluff colossale o non è vero che questi poteri contrastano l’economia sostenibile e chi si oppone ad essa? Aiutaci a capire.

Ero un attivista di 20 anni negli anni ’90, quando BP ha cambiato il suo nome (non era un nome dell’azienda, era solo un marchio) in Beyond Petroleum (una storia che i tuoi Lettori farebbero bene conoscere). E’ stata l’ultima volta in cui ho creduto che una qualsiasi delle potenti aziende o interessi finanziari potesse essere la soluzione. Pur non essendo mai stato un lobbista al servizio diinteressi commerciali (ero responsabile degli affari pubblici per le università scozzesi), ho usato tutte le tecniche. Se ritieni che stia arrivando qualcosa che rappresenta una minaccia, inventa una alternativa non minacciosa che abbia lo stesso aspetto e proponila prima che la minaccia si concretizzi. Di solito funziona. Quando tutti noteranno che non funziona, la vita della tua alternativa si è esaurita. Naturalmente ciò dura solo un momento, poi la pressione per il cambiamento aumenta di nuovo, ma ovviamente tutto ciò che devi fare è ripetere lo stesso procedimento. A volte puoi ritardare il cambiamento per decenni, come in questo caso, e talvolta puoi ritardarlo per sempre.

Dopo la proposta di Merkel e Macron dei giorni scorsi per il Recovery Fund in molti si è riaccesa la speranza europea. È davvero un passo avanti verso l’Europa federale?

Certo che no, questo è l’esempio perfetto di ciò di cui stavo parlando ora. È la cosa che assomiglia di più a uno spostamento in quella direzione (quella dell’Europa federale, in questo caso) che non è uno spostamento in quella direzione. Per dirla semplicemente: devi essere cieco per non vedere che la Germania semplicemente non tratterà l’Italia come parte di una responsabilità federale collettiva. Quindi, tutto quello che ho visto mi dice che la proposta franco-tedesca è il prezzo che la Germania è disponibile pagare per prevenire il collasso dell’UE, ma anche per impedire che si comporti come una entità fiscale unitaria.

Infatti, c’è chi sostiene che la proposta manchi di un altro passo: i miliardi da inserire nel bilancio europeo per finanziare il Recovery Fund dovrebbero arrivare da ‘risorse proprie’ dell’UE, non da quanto gli Stati versano alla UE. Condividi?

Potrebbe, dovrebbe o sarà? Può? Sì, certamente, se ci fosse un sostegno politico. Voglio dire, non c’è nulla di tecnico che fermi una mossa in quella direzione. I tecnicismi non sono nemmeno così difficili, dato che esistono entrambi i mezzi per riscuotere e distribuire le tasse in tutto il continente. Dovrebbe? Trovo molto difficile capire cosa, oltre all’ideologia, faccia pensare alle persone che nella prossima era la democrazia dovrebbe essere spostata sempre più lontano e le Nazioni e le regioni dovrebbero avere sempre meno potere sulla loro economia. Sara? Ne dubito. I Paesi più deboli, come l’Italia e la Grecia, devono credere che Paesi più forti come la Germania e l’Austria giocheranno equamente una volta che questo sistema sarà operativo. Hanno ottime ragioni per dubitarne. Ma questa è politica, e le cose cambiano continuamente. Nessuno ci pensa mai in termini di europei (al contrario in termini di istituzioni europee). Non sono convinto siano in molti coloro che diranno ‘sì, grande, centralizzano il potere ancora di più’. Ma potrei sbagliarmi.

Quali sono gli ostacoli tecnici e operativi all’attuazione della capacità fiscale dell’UE?

Supponendo che utilizzino l’infrastruttura esistente dei sistemi fiscali nazionali, quasi nessun ostacolo. Se si cerca di implementare la raccolta diretta, è la solita insalata di confusioni IT e la condivisione di dati variabili sarà un disastro molto difficile da risolvere.

Parliamo allora degli ostacoli politici? Chi rema contro? (a parte le lobby industriali)

Sembra che si ipotizzi che un regime fiscale su tutto il continente assomigli di più al sistema progressivo. Non posso dire di essere d’accordo. L’UE è lobbista in tre parti della democrazia in una parte. Fondamentalmente le potenti lobby guarderanno a questo (se e quanto sarà in atto) come ad un altro sistema fiscale che dovranno riconvertire ai propri fini. Più la decisione è lontana, più è lontana dalla democrazia e più è vicina alle influenze corruttive che hanno scarsa visibilità. I lobbisti saranno nervosi difronte a qualsiasi riforma, ma poi si abitueranno. L’ostacolo politico mi sembra essere la politica interna. Ci sarebbe bisogno che i tedeschi si preoccupassero degli italiani e che gli italiani si fidassero dei tedeschi (parlando metaforicamente). Vedremo se quella fiducia c’è.

Come pensi che i mercati reagirebbero a questa maggiore capacità fiscale della UE se, ad esempio, colpisse carbone, plastica, rete?

C’è un mondo di differenza tra capacità e attuazione. Francamente ciò che i mercati fanno in questo momento è piuttosto insignificante: stanno oscillando avanti e indietro nel tentativo di capire ciò che accadrà nel futuro prossimo. Ma se ci sono nuovi poteri fiscali in atto, faranno ciò che fanno sempre: useranno i loro soldi per ostacolarlo. Sembra che ci sia una teoria: ciò che è difficile per uno Stato mettere in atto, diventa più facile quando molti Stati lo fanno. Questo è generalmente indicato come multilateralismo. Non riesco davvero a capire perché i progressisti ripongono tanta fiducia in esso, perché il track record è davvero scarso. Non ha fatto nulla per il disarmo nucleare, per la povertà nel sud del globo, per affrontare i cambiamenti climatici o per raggiungere la pace in Medio Oriente, per fare solo alcuni esempi. La terribile verità che le persone devono affrontare è che non tassare le società e la finanza è una decisione. Coloro che non vogliono farlo, o che lo fanno ma hanno timori, hanno un ampio lessico, di un linguaggio che suona credibile, per convincerti che ci sono ragioni insormontabili per cui non possono farlo, come ‘fuga di capitali’ o ‘competitività. Le persone pensano seriamente che tali argomenti spariranno perché siamo a livello della UE? Che le minacce della fuga di capitali verso la Cina o un vantaggio competitivo per gli Stati Uniti si dissolveranno? La volontà di agire deve venire prima, o i mezzi per agire sono irrilevanti. Detto questo, potrebbe esserci una piccola finestra in cui qualcosa di più radicale è davvero possibile, ma temo che quella finestra si chiuderà se viene spesa per inventare un nuovo sistema fiscale.

Cosa pensi del Next Generation EU?

Per mettere in prospettiva questo annuncio, ciò equivale a circa un quarto dei soldi spesi dall’Europa in un paio d’anni per salvare le banche dopo il 2008. Penso che questo ci dica molto sulle priorità. Questo è il nostro momento per realizzare una trasformazione genuina e radicale della nostra economia e della nostra società perché il nostro ambiente possa sopravvivere. Per quanto mi riguarda, questo è il compito più grande e più importante della mia vita. Perché non è in cima alla lista delle spese? Secondo questo piano, nel prossimo decennio l’UE spenderà più denaro per finanziare il tipo di agricoltura sbagliato di quanto non farà per l’intera transizione verso un futuro verde. O, per metterlo in prospettiva in un altro modo: abbiamo stimato il costo di una corretta transizione in Scozia, nell’ordine di 170 miliardi di sterline in 20 anni. Quindi, l’idea che l’intera Europa possa fare molti progressi con ciò che è poco più di quattro volte quello che costerà per la Scozia, e soprattutto dato che questo denaro non è nemmeno tutto speso per la transizione, è davvero deludente. Vorrei che ci fossero stati tanti sforzi nel rendere queste iniziative un grosso problema quanto lo è nel farle sembrare un grosso problema. Ho il sospetto che, tra qualche anno, la ‘prossima generazione’ non guarderà indietro a questo annuncio come un qualsiasi punto di svolta, ma come l’ultimo, morente tentativo di fingere che la vita normale non debba realmente cambiare, e cambiare molto.

L’Europa sta lavorando al Recovery Fund e questa Commissione fino a pochi mesi fa era interamente focalizzata sulla conversione verde dell’Europa. Teoricamente tutto si tiene perfettamente, Next Generation EU e Green Deal europeo. Una ricostruzione dell’Europa che converta il continente in economia verde è una impresa alla nostra portata?

In politica e nel governo non c’è quasi nulla che sia impossibile se vi è un ampio sostegno pubblico. Esiste un ampio spazio per la ‘ripresa verde’ – in effetti, il think tank di cui sono direttore ha lavorato su un piano molto dettagliato su come lo facciamo in Scozia. Posso spiegare abbastanza semplicemente le metodologie. Il problema è che tali metodologie sono esattamente l’opposto di ciò che la Commissione europea sta proponendo. Vogliono incentivare una riforma guidata dal mercato, guidata da grandi finanziamenti. Ciò non porterà al recupero. Ora vogliono tornare a ‘gonfiare’ il mercato esistente, il che sicuramente non porterà a un’economia più verde. Ora tutti possono vedere che non esiste una risposta guidata dal mercato a una pandemia. Scopriremo presto che non esiste una via guidata dal mercato verso la ripresa verde. Quindi o il ‘greening’ fallirà, o il ‘recovery fallirà, o falliranno entrambi. Ci sarà una risposta e fallirà. Tra un anno, è allora che ci deve essere un’alternativa importante, preparata e ampiamente supportata, che contenga dettagli e sia costruita su di un vero progetto sul futuro del continente. Ciò può portare al cambiamento. Ma c’è bisogno che le forze del progresso si mettano insieme, lasciando perdere i vecchi principi guida e inizino a progettare un mondo migliore, in base a quello che le persone vogliono davvero. L’opportunità è enorme. Se questa volta falliamo, tra 30 anni saremo ancora qui a scriverne.

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