domenica, Novembre 17

Nella ricerca scientifica la Cina strappa primati agli USA Nel 2016 la Cina ha pubblicato oltre 426 mila studi, per la prima volta gli Stati Uniti sono stati battuti

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La ricerca scientifica si sposta sempre di più in Asia e la Cina punta a divenire l’hub nell’area, conquistando primati su tutti i fronti, consapevole che l’economia sempre più sarà dipendente dai risultati della ricerca. Per la prima volta in assoluto, i dati evidenziano che la Repubblica popolare ha pubblicato più articoli scientifici degli Stati Uniti. Un primato molto significativo. A
certificarlo è la classifica della National Science Foundation (NSF), agenzia governativa americana per la ricerca e la formazione di base in tutti i campi non-medici della scienza e dell’ingegneria. Il report  evidenzia la crescente competizione da Oriente che gli USA, e tutto l’Occidente, dovranno sostenere.
Nel 2016 la Cina ha pubblicato oltre 426 mila studi, il 18,6% del totale documentato nel database Scopus di Elsevier. Gli Usa scivolano così al secondo posto con circa 409 mila lavori scientifici pubblicati. L’India ha pubblicato più del Giappone e altri Paesi in via di sviluppo mostrano un trend in crescita quanto a produttività scientifica.

Questo dato di fatto non è esattamente nuovo, piuttosto una conferma che in qualche modo ha valore certificante. Già a giugno dello scorso anno, l’American Society for Clinical Investigation, aveva pubblicato una report incentrato sulla ricerca biomedica questa volta, secondo il quale nel 2000 la Cina si era classificata al 14 ° posto con lo 0,4% della produzione totale di articoli, gradualmente e costantemente è salita al quarto posto nella classifica mondiale con l’1,4% della produzione totale. L’aumento della produzione dalla Cina è stato notato in tutte le categorie di pubblicazioni, incluse quelle che hanno coinvolto la collaborazione tra autori cinesi e autori internazionali. Gran Bretagna e Germania mantennero rispettivamente il loro secondo e terzo posto -in calo l’Italia, che è stata tra i primi dieci nel 2000 e nel 2005, ma è uscita dall’elenco dei primi dieci negli anni 2010, 2013 e 2015.

Questi dati hanno la capacità di influenzare il prestigio del quale gode la ricerca e dunque, a medio-lungo termine, influenzeranno la capacità di competere sullo scenario internazionale nella raccolta di fondi e nella capacità di attrazione deicervelli’. E’ stato gli registrato che un numero crescente di scienziati di origine cinese che si sono formati negli Stati Uniti sta tornando in Cina dopo la chiusura del percorso di formazione, mentre prima la gran parte restava negli States, e come non bastasse la capacità attrattiva americana degli studenti dall’estero è scesa dal 25% nel 2000 al 19% nel 2014.

Per quanto riguarda le pubblicazioni più citate, tornando al report NSF, sul podio si trovano Svezia, Svizzera e Stati Uniti, seguiti da Unione europea e Cina, al quinto posto.

Nota dolente, che in parte spiega i dati di cui sopra, è quella relativa agli investimenti. Gli Stati Uniti detengono ancora il primato per la spesa in ricerca e sviluppo, con circa 500 miliardi di dollari (26% del totale mondiale) investiti, ma la Cina sta proseguendo sul percorso di crescita degli investimenti ed è arrivata a investire circa 400 miliardi, con un aumento stabile e continuato negli ultimi anni.
Nel 2000, la Cina spendeva il 12% di quanto gli Stati Uniti investivano nella ricerca biomedica, nel 2015, ha superato di gran lunga tutti gli altri Paesi, ad eccezione degli Stati Uniti, spendendo il 75% di quello che in quell’anno hanno investito gli USA. Il ritmo con il quale la Cina sta investendo sembra indicare, secondo gli osservatori americani, che il Paese è pronto a superare gli Stati Uniti in un futuro decisamente molto vicino.

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