domenica, Aprile 5

Repubblica Centrafricana: truppe ONU Burundesi accusate di stupri di massa Un crimine insabbiato dal 2015 che continua e che ora è stato denunciato da un report con tanto di prove di AIDS-Free Wold, che chiede il rimpatrio immediato di questi soldati e di interrompere la collaborazione militare con il Burundi

0

Le violenze contro la popolazione civile nella Repubblica Centrafricana continuano occupare le prime pagine dei giornali africani, anche durante l’emergenza sanitaria del coronavirus COVID-19.

Dopo gli abusi sessuali dei Caschi Blu MINUSCA (Missione Multidimensionale Integrata delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione in Centrafrica), registrati nel luglio 2016, e lo scandalo di pedofilia che ha coinvolto il responsabile della Caritas International a Bangui, nel novembre 2019, la popolazione centrafricana, che soffre da vari anni i danni provocati da una interminabile guerra civile, voluta dai francesi, e ora prolungata dai russi, è di nuovo vittima di atroci violenze sessuali da parte del contingente ONU burundese.

A denunciarlo è la ONG internazionale AIDS-Free Wold in un dettagliato rapporto pubblicato lo scorso 9 marzo e consegnato al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.
Nel rapporto di 16 pagine
, la ONG presenta le prove di svariati stupri di massa (‘gang bang’)perpetrati su giovani ragazze centrafricane in difficoltà economica dai soldati del contingente burundese, chiedendo a Guterres il loro immediato rimpatrio. «Delle gravi violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno in Burundi fino al punto di spingere la Corte Penale Internazionale ad aprire un’inchiesta. Tra questi crimini vi sono anche molte violenze sessuali. Non c’è da stupirsi che i soldati burundesi della MINUSCA replicano in Centrafrica gli stessi crimini di guerra e contro l’umanità. Chiediamo al Segretario Generale delle Nazioni Unite di rimpatriare questi soldati e di interrompere la collaborazione militare con il Burundi.Attualmente l’ONU paga annualmente 13 milioni di dollari al governo burundese per la presenza delle sue truppe nella Repubblica Centrafricana. Oltre alle violenze commesse in Centrafrica su giovani ragazze questi soldi indirettamente finanziano il regime totalitario del Presidente Pierre Nkurunziza», recitano le conclusioni del rapporto.

Il regime HutuPower burundese al momento tenta di ignorare la grave accusa supportata da una serie di prove inconfutabili. Forte l’imbarazzo di Guterres, che nel 2016 aveva promesso tolleranza zero verso tutte forme di violenze sessuali commesse dai Caschi Blu nella Repubblica Centrafricana.
Il rapporto della ONG AIDS-Free World (dal titolo significativo: Il Patto del ONU con un Dittatore), oltre a offrire prove inconfutabili delle violenze sessuali subite da povere ragazze centrafricane, è una pesante accusa rivolta al Segretario Generale delle Nazioni Unite.
Le violenze sessuali sarebbero iniziate
tra il 2018 e il 2019, e sarebbero state segnalate alle competenti autorità della MINUSCA. All’epoca il regime burundese aveva promesso di aprire una inchiesta tra i suoi 745 soldati del contingente in RCA tra cui otto ufficiali dello Stato Maggiore dell’esercito burundese. Indagini che non furonomai avviate, e nessun soldato burundese fu accusato degli stupri commessi in Centrafrica. Nonostante questa palese omertà che ha impedito di far luce su un crimine così odioso e ricompensare le vittime, il Segretario Generale ONU non ha nemmeno ventilato la possibilità di sospendere il Burundi dalla missione o di richiedere la sostituzione dei soldati coinvolti. Al contrario, sono stati approvati 26 milioni di dollari, ovvero i finanziamenti annuali pagati al regime di Gitega per il 2019 e il 2020, mentre i caschi blu burundesi continuavano a stuprare giovani ragazze. Alcune di esse sarebbero state ‘consenzienti’. Avrebbero accettato di avere rapporti sessuali con fino 10 uomini alla volta in cambio di cibo o di denaro.

Le responsabilità del Segretario Generale aumentano in quanto una prima ondata di violenze sessuali commesse dai soldati burundesi si era registrata nel 2015, quando 43 caschi blu e ufficiali burundesi erano rientrati nel data base delle Nazioni Unite per aver infranto il codice di condotta previsto durante le missioni di pace. All’epoca le indagini interne parlavano di 81 donne vittime di stupri di massa, attuati durante festini orgiastici. 49 delle vittime erano ragazze di età compresa tra i 14 e il 16 anni. Nonostante le prove, l’inchiesta fu insabbiata e i dossier si perse tra i meandri degli archivi del Palazzo di Vetro di New York.

Ora la ONG AIDS-Free World ha inoltrato al Consiglio di Sicurezza e al Segretario Generale delle Nazioni Unite la richiesta inderogabile di procedere al totale ritiro di tutte le truppe burundesi dalla Repubblica Centrafricana in virtù della risoluzione ONU n. 2272 del 2016 che prevede rimpatrio immediato di tutte le unità di mantenimento della pace qualora esistano prove credibili di atti di sfruttamento sessuale commessi in maniera generalizzata e sistematica.

La Ong AIDS-Free World è la promotrice della Campagna Code Blu che ha come obiettivo quello di indagare sulle violenze sessuali e punire i responsabili che si annidano tra il personale militare e civile delle Nazioni Unite nei Paesi in conflitto.
Il Codice Blu è condotto con un approccio multilaterale teso a costringere le Nazioni Unite a rispettare le sue misure anti
violenza, severissime (sulla carta), e a combattere il vergognoso clima di omertà e impunità che vige tra i vari contingenti dei Caschi Blu in Africa, Repubblica Centrafricana compresa. La maggioranza delle Agenzie e delle Missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite ha aderito senza riserve alla Campagna Codice Blu. Adesione che in Centrafrica non è stata sufficiente a far saltare la complicità degli alti vertici ONU con il contingente burundese e il dittatore Pierre Nkurunziza. Il rapporto sugli stupri di massa della ONG rischia di passare inosservato, complice anche l’emergenza sanitaria COVID-19.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore