giovedì, Ottobre 1

Repubblica Centrafricana: quei diamanti che piacciono a Mosca La Repubblica Centrafricana si è affidata alla Russia per combattere i gruppi armati che controllano il territorio e con esso le risorse, in primis diamanti. Una scelta che potrebbe rivelarsi utile solo per Mosca

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Non c’è pace nella Repubblica Centrafricana. Il consueto report mensile sui conflitti nel mondo di Crisis Group dipinge anche per il settembre appena concluso un quadro fosco.
I combattimenti tra gruppi armati sono aumentati nel Nord-Est, lasciando oltre 40 combattenti morti; le autorità hanno avviato iniziative di mediazione, ma le tensioni sono rimaste elevate. Nel Sud-Est, gruppi armati hanno attaccato una miniera d’oro lasciando sul terreno molti morti.
In questo scenario di conflitto si staglia la Russia, sempre più impegnata Africa, guardata a vista e tallonata dalla Francia, che considera il Paese come un pezzo importante  di quello che è stato definito il suo ‘cortile equatoriale’.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il 12 settembre, ha sollevato parzialmente l’embargo sulla vendita di armi al Paese. A fine settembre la Russia ha consegnato un secondo lotto di armi alla Repubblica Centrafricana in due anni -fatto reso noto  dal Ministro degli Esteri, Sergei Lavrov.
Il Presidente Faustin-Archange Touadéra il 5 settembre ha incontrato il Presidente francese Emmanuel Macron, a Parigi, e ha discusso del rinnovato sostegno della Francia al Governo. 

Ma è il ruolo della Russia che in questa fase attrae l’attenzione, gli uomini che sul terreno agiscono discusso a nome e per conto di Mosca e dei suoi interessi politici ed economici, e il gruppo Wagner -la società paramilitare russa braccio militare preferito di Vladimir Putin in aree particolari, dalla Libia alla stessa Repubblica Repubblica centrafricana.
Sullo sfondo di questa attenzione anche il vertice Russia-Africa che si terrà il 23-24 ottobre prossimi a Sochi, dove andrà in scena il rinnovato interesse russo per l’Africa e dove i Paesi africani cercheranno di spuntare il massimo.

In pratica, la Repubblica Centrafricana  si è affidata alla Russia per combattere le milizie locali, gruppi armati che controllano il territorio e con esso le risorse, in primis diamanti. La Russia ha firmato accordi di cooperazione militare con 15 Paesi negli ultimi tre anni, tra cui con la Repubblica centrafricana, dove ha istituito un avamposto militare nel corso di questo 2019 nel contesto dell’intensificazione delle sue attività in Africa -dove assicura supporto militare, interventi sull’energia nucleare e molto altro in cambio di diritti minerari.
Mosca ha donato centinaia di armi e ha inviato circa duecento addestratori militari all’inizio del 2018 per sostenere l’Esercito nazionale. Secondo un report delle Nazioni Unite, gli istruttori militari russi addestrando tutti i livelli delle forze di sicurezza del Paese, tra cui centinaia di agenti di Polizia e oltre 2.200 soldati. Il numero degli addestratori e delle loro operazioni stanno superando il numero dei militari dell’UE che svolgono lo stesso compito in favore dell’Esercito della Repubblica Centrafricana. 
A margine di questa attività militare, la Russia sta conducendo una potente campagna mediatica volta a imporre la propria immagine e reputazione in un Paese dove è la Francia a farla da padrona, e ha collocato i ‘suoi’ uomini nelle centrali politiche del Paese.

La Repubblica Centrafricana ha aperto le porte alla Russia, anche a costo di giocarsi il rapporto preferenziale con la Francia, sperando di strappare il controllo sul commercio dei diamanti ai gruppi armati e con i proventi ricostruire il Paese e la sua unità. Questa, secondo alcuni osservatori, potrebbe essere una scelta pericolosa. Secondo un reportage a firma di  Dionne Searcey, pubblicato sia in USA che in Europa, a gestire gli affari russi nel Paese ci sarebbe Yevgeny V. Prigozhin,  uomo fidato del Presidente Putin, incriminato negli Stati Uniti lo scorso anno, con l’accusa di aver contribuito a finanziare laguerra dell’informazionee interferire nelle elezioni americane del 2016. E una guerra mediatica sui media e sui social media sarebbe anche quella che si sta combattendo nella Repubblica Centrafricana contro la Francia e più in generale la soft power dell’Europa, come nelle elezioni americane, secondo Searcey, è la battaglia per il controllo del Paese. In Europa e negli Stati Uniti, la Russia ha usato l’hacking, la disinformazione e altre strategie per cercare di penetrare e destabilizzare le democrazie occidentali, sostiene Dionne Searcey, qui nella Repubblica Centrafricana, affermano gli analisti, sembra avere un obiettivo diverso: affermare la sua importanza globale e raccogliere i frutti finanziari. 

Il costo che la Repubblica Centrafricana pagherebbe per il supporto russo, infatti, sono proprio i diamanti.
I rappresentanti di Mosca, secondo Searcey,  hanno stretto accordi minerari con Bangui  per l’estrazione dei diamanti nelle aree controllate dal Governo centrafricano, e addirittura si sarebbero spinti a collaborare con i gruppi armati per avere il controllo di alcune miniere illegali, dalle quali provengono qualità molto buone di diamanti che finiscono in Camerun, Ciad, Sudan.
Prigozhin avrebbe legami con società minerarie, di sicurezza e logistiche che sono entrate, legalmente, nella Repubblica Centrafricana fin dal 2017. Non bastasse, proprio Prigozhin si sarebbe presentato personalmente per colloqui di pace con gruppi ribelli, avrebbe trattato con i ‘Signori della guerra’ locali. 

Il ruolo di Prigozhin nel Paese ha scatenato allarmi internazionali. L’altro elemento critico di questa collaborazione è l’utilizzo di mercenari russi, quelli gestiti da Wagner. Loro -400 dicono fonti USA, mentre Mosca non ha voluto dichiararne il numero, ha solo precisato che sono stati inviati come istruttori con il consenso delle Nazioni Unite-, sono tra gli addestratori dell’Esercito  della Nazione, loro accusati spesso di violenze e abusi in un Paese in cui le violazioni dei diritti umani  sono all’ordine del giorno.
Violenze e abusi degli uomini di Wagner sarebbero avvenute anche in Repubblica Centrafricana; le Nazioni Unite avevano avvisato il Governo centrafricano delle accuse di ‘detenzione e tortura’ condotte da ‘individui di nazionalità russa’ mettendo a disposizione  documenti a sostegno di tali affermazioni. Accuse respinte sia dal Governo russo che dalla società. 

Secondo fonti di Searcey, i mercenari russi hanno pilotato aerei privati carichi  di diamanti. E proprio i mercenari di Wagner starebbero scavando diamanti vicino al confine con il Sudan.  Le stesse fonti sostengono che gli accordi che il Governo centrafricano è riuscito a fare con alcuni gruppi ribelli sarebbero stati mediati da Prigozhin sarebbero collegati agli accordi tra i russi e le bande armate sui diamanti.

La Repubblica Centrafricana sarebbe una sorta di modello che la Russia può esportare in altre Nazioni ricche di petrolio e minerali: sicurezza, controllo dell’opinione pubblica in favore del potente di turno, in cambio di diritti minerari, infatti, dopo la sostanziale uscita degli Stati Uniti dallo scenario africano, sempre più Paesi a sud del Sahara stanno chiedendo aiuto alla Russia per la sicurezza. 

Ora a Sochi, a fine ottobre, si vedranno probabilmente i primi esiti di questo rinnovato interesse russo per l’Africa … e i suoi minerali.

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