giovedì, Maggio 23

Repubblica Centrafricana: la nuova colonia di Putin? Per la Russia è un' importante partita a scacchi

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La storia della Repubblica Centrafricana è strettamente collegata alla Francia, compreso il periodo del terrore di Bokassa auto proclamatosi Imperatore. Il Paese è stato caratterizzato da continui colpi di Stato, guerre civili, instabilità politica. Nonostante le ricchezze (oro, diamanti, uranio, idrocarburi, minerali, legno pregiato) la popolazione è tra le più povere in Africa. Dall’inizio del Ventunesimo secolo la Repubblica Centrafricana ha conosciuto una vera e propria discesa agli inferi a causa delle interferenze francesi. Nel 2002 i servizi segreti francesi cercano di difendere il Presidente Ange-Félix Patassé  da un tentativo di colpo di stato, organizzato dal  General François Bozizé. Per lo scopo ingaggiano i miliziani congolesi del MLC di Jean Pierre Bemba e mercenari libici. Nonostante la dura resistenza dei mercenari congolesi e libici, il Generale Bozizé riesce a vincere la guerra civile. Il conflitto riesploderà nel 2004 quando alcuni Generali si ribellano contro il presidente. In un primo momento i francesi supportano Bozizé bombardando con i Mirage le postazioni ribelli nel nord del Paese.

Nel 2012 Parigi decide di rovesciare Bozizé a causa della sua politica anti francese. Parigi appoggerà la coalizione ribelle  Séléka che riuscirà a prevalere nel marzo 2013 costringendo Bozizé a fuggire dal Paese. Michel Djotodia, leader dei Séléka, diverrà Presidente mentre nel maggio 2013 la Francia convince la CPI a incriminare Bozizé per crimini contro l’umanità e tentato genocidio. Il potere di Djotodia durerà poco. Nell’agosto del 2013 Parigi lo considera un alleato non di fiducia e organizza una terza guerra civile utilizzando le milizie cristiane denominate Anti-Balaka. Le interferenze francesi sulla sua ex colonia africana ricca di diamanti e idrocarburi porteranno il Centrafrica ad una situazione di caos dove le truppe francese tentarono di persona di ristabilire l’ordine ma furono sconfitte e costrette a ritirarsi.

Il vuoto in politica non esiste soprattutto per un Paese strategico sia per le sue risorse naturali che per la sua posizione geografica. Il ritiro delle truppe francesi ha dato ottimo pretesto per il Presidente russo Vladimir Putin di piazzarsi nella regione, dove già difende discutibili alleati: il dittatore burundese Pierre Nkurunziza e quello congolese Joseph Kabila. L’attuale Presidente centrafricano, Faustin-Archange Touadera, lo scorso 26 maggio si è recato al Forum Economico di San Pietroburgo. Il ritiro delle truppe francesi e la fine della missione europea EUTEM hanno lasciato Touadera praticamente indifeso. A contrastare le milizie mussulmane Séléka e quelle cristiane Anti Balaka, il Presidente dispone di soli due battaglioni, circa 1.300 uomini senza armi ed equipaggiamento moderno.

In un primo momento il Presidente Touadera si era rivolto al Presidente Emmanuel Macron chiedendo il ritorno delle truppe francesi. Purtroppo il padrino non ha risposto secondo le aspettative, sottolineando che i soldati francesi non ritorneranno in Centrafrica. Come premio di consolazione Macron ha tentato, cercando l’avvallo del Consiglio di Sicurezza ONU,  di dirottare in Centrafrica una fornitura di armi destinata ai terroristi somali Al Shabaab intercettata nell’Oceano Indiano.

L’operazione non è andata in porto a causa del  veto posto dalla Russia. Un veto strategico e intaccabile. Mosca ha motivato il veto affermando che le armi destinate a gruppi terroristici intercettate dalla polizia o eserciti internazionali devono essere distrutte e non divenire oggetto di scambio per politiche estere di singoli Paesi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Riconoscendo la necessità di aiutare le esigue forze armate centrafricane nel compito di difendere la democrazia e i loro cittadini, la Russia ha consegnato gratuitamente un ingente arsenale di armi.

Il Ministro degli Esteri Serghei Lavrov, ha ottenuto dal Consiglio di Sicurezza ONU una deroga all’embargo sulle armi destinate al Centrafrica per poter consegnare il prezioso materiale militare. Ha inoltre inviato delle truppe d’élite per addestrare i soldati centrafricani all’uso e manutenzione di queste armi. Il 31 maggio 2018 un primo contingente dell’esercito russo, circa 200 uomini, è arrivato all’aeroporto della capitale Bangui. L’aiuto russo si è rapidamente esteso all’invio di un intero reparto di forze speciali con mandato di full combat per proteggere i civili, le istituzioni e lo stesso Presidente Touadera (compito condiviso con il continente ONU ruandese). Mosca ha inoltre proposto ai miliziani Séléka e Anti Balaka di comprare le armi in loro possesso, minacciando di una guerra totale in caso di rifiuto, loro avvertendo che il contingente militare russo a Bangui possiede i mezzi per distruggerli con la stessa efficacia e rapidità con cui l’esercito russo ha annientato i miliziani DAESH in Siria.

L’ex palazzo imperiale di Bokassa a Berengo è diventato il quartier generale del contingente russo in Centrafrica, mentre Mosca sostiene politicamente la richiesta inoltrata all’ONU dal Presiedente Touadera di rafforzare i caschi blu della MINUSCA (attualmente 12000 uomini) e di dotarli di mandato di full combat. L’assistenza militare è una vera e propria manna per il fragile e quasi indifeso governo centrafricano. Touadera è il primo Presidente non militare ed eletto democraticamente dal 2002. Purtroppo non è riuscito a risolvere la guerra civile. La capitale si trova praticamente accerchiata dai miliziani mussulmani Séléka che minacciano l’attacco finale.

La richiesta di aiuto a  Mosca è stata sottoposta dopo l’attacco del 10 aprile da  parte del contingente ONU ruandese appoggiato dai soldati centrafricani nel quartiere mussulmano di Bangui denominato P5 nel tentativo di neutralizzare cellule terroristiche salafiste. L’operazione di polizia si è trasformata in una vera e propria battaglia dove 5 soldati ruandesi e 27 terroristi sono stati uccisi. Dopo questa battaglia, il contingente ONU ruandese è divenuto più prudente. Ora le milizie mussulmane sono contrastate solo dalle forze speciali russe del reparto Spetsnaz. Gli esperti militari russi hanno preso il controllo del sistema di comunicazioni sia civile che militare.

L’entrata in scena dei russi danneggia Parigi, che rischia di essere estromessa dal controllo della ex colonia africana che per decenni è stato il bastione militare francese nella regione alle porte del Niger, dove la multinazionale francese AREVA assicura, tramite l’esportazione di uranio, quasi il 45% del fabbisogno energetico in Francia. La Repubblica Centrafricana rappresenta per Vladimir Putin una importante partita a scacchi essendo il Paese ricco di oro, diamanti, uranio, petrolio e ubicato in una posizione strategica che collega il Sudan (già sostenuto da Russia e Cina) e il Ciad con l’Africa Centrale e l’Africa Orientale. Il Centrafrica confina anche con la Repubblica Democratica del Congo, importante partner della Cina e della Russia. Entrambe le potenze del BRICS hanno pesantemente investito nelle miniere di rame e cobalto che si trovano nella provincia del Katanga.

Pechino sta pensando di collegare i Paesi africani che si affacciano all’Oceano indiano con quelli che si affacciano con l’Oceano Atlantico. La via terrestre dovrebbe passare proprio per la Repubblica Centrafricana. Bangui, piccola capitale africana mai sviluppatasi adeguatamente diventa ora terra contesa nel “Games of Throne” ingaggiato da Russia e Cina contro l’Europa e gli Stati Uniti per il controllo delle risorse naturali di un metà del Continente. Un gioco a cui partecipano anche potenze regionali quali Angola, Etiopia, Uganda, Rwanda che di certo non hanno intenzione di ricoprire il ruolo di semplici pedine. A dimostrazione che Pechino condivide le scelte strategiche di Mosca nella Repubblica Centrafricana, il governo comunista ha dichiarato la sua disponibilità ad inviare a Bangui un consistente arsenale militare, cavallo di Troia per l’invio di esperti militari cinesi.

Lo scorso 5 giugno il Ministro della Difesa Marie-Noelle Koyara aveva depositato presso il Comitato delle Sanzioni delle Nazioni Unite una domanda di esenzione all’embargo richiedendo l’autorizzazione di importare materiale bellico cinese: veicoli blindati, mitragliatrici pesanti, gas lacrimogeni, fucili d’assalto e munizioni. Nella lista vi erano inserite anche delle costosissime batterie anti aeree. Nella domanda si specificava che questo materiale veniva donato dalla Cina nel contesto della cooperazione bilaterale tra Stati e lotta contro il terrorismo internazionale. I servizi segreti britannici nel frattempo hanno scoperto che questo materiale bellico proveniente dalla Cina era già giunto in Camerun e stazionava lungo la frontiere centrafricana. Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna giovedì scorso si sono opposti presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, bloccando di fatto la consegna delle armi. Se questa avverrà i governi di Bangui e di Pechino saranno rei di aver violato l’embargo sulle armi imposto alla Repubblica Centrafricana dal 2013.

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