venerdì, Novembre 15

Repubblica Ceca, nel cuore dell'Europa Jirì Potuznik, Commissario del padiglione, descrive un futuro tutto europeo per Praga

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Le apparenze spesso ingannano, come nel caso del padiglione ceco e della sua piscina con la statua bifronte macchina/uccello. L’installazione è diventata una delle icone di questa Expo, affollata di bambini in costume durante l’estate torrida appena passata e di adulti a bordo piscina impegnati a consumare l’eccellenza ceca per definizione, la birra Pilsner. Il quadretto è perfetto per chi vede in Expo un’occasione mancata di riflessione e niente più che una gigantesca fiera del disimpegno e del consumo; ma dove sta l’inganno? In realtà la grande scultura in vetroresina dell’artista Lukàš Rittstein è finanziata dalla Nafigate Corporation, azienda ceca proprietaria di molti brevetti nel campo delle nanotecnologie, e al suo interno ospita un vero e proprio impianto di depurazione dell’acqua della piscina.

L’importanza di una gestione equilibrata e innovativa dell’acqua, di cui il Paese abbonda, è il filo comune del padiglione e la piscina vuole quindi essere una prima dimostrazione delle potenzialità dell’industria hi-tech nazionale e non già uno striminzito premio di consolazione per chi non ha potuto raggiungere il mare fuori Milano. Una volta penetrati nel padiglione a tre piani della Repubblica Ceca si scopre infatti che la gran parte degli spazi è dedicata proprio alla scienza applicata ai temi expiani della sostenibilità ambientale; troviamo ad esempio il laboratorio del silenzio, dove con potenti microscopi si può indagare la struttura cellulare del mondo vegetale, ed elementi di interior design basati sul riutilizzo del PET, la plastica comunemente usata per le bottiglie che l’azienda ceca PET-MAT vuole trasformare in un materiale spendibile per l’edilizia e l’arredamento.

E allora chiacchierando col Commissario Generale del padiglione non stupisce più di tanto scoprire che durante l’Expo si è sviluppata una collaborazione diretta e insistita con l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il fatto è che, ai margini del marasma dei mille banchetti culinari di Decumano, Cardo e padiglioni vari, i contenuti non mancano e molti Paesi, oltre a esporre la loro idea di futuro sull’agroalimentare e sulla sostenibilità ambientale, portano avanti progetti di collaborazione industriale. E pare che questo aspetto, a onor del vero quasi invisibile per il visitatore comune, sia destinato a rappresentare il lascito più significativo di questa Esposizione milanese. Ai posteri l’ardua sentenza…

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Per il presente dobbiamo invece aggiungere che la Repubblica ceca merita attenzione non solo per i suoi contributi scientifici, ma anche per il suo crescente ruolo economico nell’Unione europea. Membro dell’Ue dal 2004, pur non essendo rimasta immune alla pesante recessione economica globale, con un pesante rosso del Pil nel 2009 (-4,1%), Praga è assieme alla Polonia uno dei Paesi con il più alto tasso di crescita nell’Europa Orientale. Dopo aver reciso il cordone ombelicale con l’Unione Sovietica, il Paese si è installato politicamente e commercialmente nel cuore del Vecchio Continente e tra l’altro, assieme all’acquisizione della storica casa automobilistica Skoda da parte della tedesca Volkswagen nel 2000, i flussi dell’import/export agroalimentare ne sono la dimostrazione più lampante. Secondo i dati di Sace, già oggi Praga è il ventesimo mercato di destinazione per le esportazioni italiane, con un incremento potenziale dei volumi dai 4,7 mld del 2014 fino a 6 miliardi nel 2018.

Jirì Potuznik, Commissario Generale del padiglione, ci spiega senza mezzi termini dove sta andando oggi la Repubblica Ceca, proprio a partire dall’industria agroalimentare.

 

Che ruolo ha oggi il settore primario per lo sviluppo del Paese?

In realtà la nostra economia è basata principalmente sull’industria, ma l’agricoltura ha ancora un ruolo importante, pur impiegando solo il 5% della forza lavoro totale. In parte questo è dovuto al nostro ingresso nell’Unione europea, nel 2004, quando abbiamo dovuto ridurre la produzione per rispettare le quote comunitarie. Ad esempio un settore importante come quello dello zucchero subì grossi danni a causa di questi aggiustamenti. Sicuramente tra i prodotti principali rimangono grano, carne e latte, ma poi abbiamo anche una lunga tradizione nella silvicoltura, con un terzo del Paese ancora oggi ricoperto da foreste.

La Repubblica Ceca non è autosufficiente per quanto riguarda il cibo, anche per via del clima rigido che non permette di coltivare di tutto. Quali sono i progetti per ridurre questi squilibri in futuro?

In realtà noi saremmo anche autosufficienti, ovviamente a eccezione di quei prodotti che non crescono nelle nostre terre. Tuttavia, le quote europee e il sistema dei sussidi comunitari hanno creato problemi soprattutto per quanto riguarda la zootecnia e in questi dieci anni abbiamo importato soprattutto dalla Germania grandi quantitativi di carne suina e bovina. Le cose lentamente stanno cambiando ed è davvero positivo che in questo momento il nostro export agroalimentare cresce ma contemporaneamente stiamo riducendo la nostra dipendenza dall’estero. Nel 2014 la bilancia commerciale alimentare si è chiusa praticamente in pareggio, con 7,2 mld in import e 6,6 mld in export. E il nostro governo conta di passare a un saldo positivo nel giro di due anni.

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