domenica, Ottobre 25

Renzi sotto attacco, Gentiloni rassicurante

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La scorsa settimana, in quella specie di formicaio impazzito che sono iPalazzi del Potere‘, quel quadrilatero che comprende in sostanza la Presidenza del Consiglio, Montecitorio, Palazzo Madama, e la sede del Partito Democratico, erano un po’ tutti in fibrillazione; chi ostentava tranquillità in realtà era semplicemente più bravo a mascherarla. Preoccupazioni più che fondate. Nessuno sapeva più che pesci pigliare. Un cicaleccio esasperante e monotono: «Qui si rischia lo sfascio, è un pericoloso gioco al massacro».

Chi sta giocando al massacro? Con precisione nessuno lo sa dire; si evocano complotti, congiure, manovre di ogni tipo. Ma chi il mandante? Chi pensa di ricavare un utile da questa situazione che sembra essere sfuggita di mano a tutti?

Ecco, uno che ha consuetudine con la Bibbia, ti cita un passo dei biblici ‘Numeri’: «Il Signore è lento all’ira e grande di bontà, perdona la colpa e la ribellione, ma non lascia senza punizione; castiga la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione». Fuor di metafora: ilSignorechi è? La magistratura, che mette sotto scacco, in queste ore il babbo di Matteo Renzi per questioni che sono ancora tutte da chiarire, ammesso che il tutto non si risolva, come in passato è accaduto per altre simili vicende, in una bolla di sapone?

Perché i Renzi potranno starci antipatici quanto si vuole, però non si deve dimenticare che l’inchiesta parte dalla procura di Napoli, e uno dei titolari è quel Henry John Woodcock che ci ha abituato a inchieste che partono con clamorosi botti, le classiche montagne che finiscono con il partorire topolini. Poi ci si è messa in mezzo anche la procura di Roma; la carne di questa inchiesta è finita, come d’abitudine, sui giornali; i ‘romani’ l’hanno presa male e hanno esautorato i carabinieri del NOE, ritenendoli uno dei possibili canali della ‘fuga di notizie’; le due procure si guardano in cagnesco, al punto che hanno diffuso comunicati congiunti per dire che filano d’amore d’accordo. Cioè l’una non si fida dell’altra. Insomma, cercare ilgrande vecchioin questa direzione pare azzardato. Non pare esserci una macchina da guerra giudiziaria come la falange chiamata pool milanese di Mani Pulite; e anche i partiti, la stessa situazione politica, non è neppure comparabile con quella esistente negli anni Ottanta. Dunque?

Un parlamentare che ha raggiunto uno stadio di atarassia, consapevole che tanto non sarà più candidato e chissà, si è già garantito una qualche ‘poltrona’ periferica, spiega che un tempo «gli affari si procuravano per garantire una politica; al contrario di oggi, che si fa politica per procurarsi affari». Va bene, qui siamo al livello delle battute scontate, e non aiutano a risolvere la questione: chi e cosa c’è dietro tutto questo ambaradan? Gettonatissimo il profeta Osea (che naturalmente nessuno sa chi sia), con il suo:  «Poiché hanno seminato vento, raccoglieranno tempesta». Altri (sempre in tema biblico si resta), evocano Sansone, quando fa crollare il palazzo al grido: «Morte a Sansone e a tutti i Filistei!».

Inutile chiedere chi sia il Sansone in questione. Renzi, sempre lui. Ma, per restare in tema ‘sansoniano’, chi è la Dalila che lo ha scalpato, o comunque lo vuole sforbiciare? Lo si dice da tempo (e non perché si abbia particolari doti divinatorie; semplicemente si somma il due più due): una volta perso rovinosamente il referendum costituzionale è come se Renzi sia salito a bordo di un’automobile su una autostrada molto trafficata, e tenti di invertire il senso di marcia. È pericoloso, e si va a sbattere. ‘One man show‘ è uno spettacolo di breve respiro, non fa ridere più; come insegna la saggezza popolare, «chi troppo in alto sal, cade sovente precipitevolissimevolmente».

Ma torniamo alle inchieste, allo tsunami che investe quello che un tempo si chiamava ‘giglio magico’. Non ha torto Renzi quando inveisce nei confronti di Beppe Grillo, che chiama in causa il suo babbo; certo: Renzi è un po’ ridicolo quando sostiene che se Renzi Tiziano dovesse risultare colpevole di qualcosa, ‘pena raddoppiata’. Lo lasci stabilire ai giudici, la smetta, per una volta di fare il bullo. Dimostri pure il suo amore filiale, ma si limiti a questo.

È ben vero che Renzi ormai non sa più di chi si deve fidare; il vuoto che gli si fa intorno e quello che accompagna il cammino di un appestato. Di questo si è reso conto anche lui, dopo lunghi mesi di cecità. E dire che il suo più acerrimo avversario, Massimo D’Alema, l’aveva in qualche modo avvertito per tempo. Ancora poco e nulla si sussurrava sul conto di babbo Renzi, dell’amico fraterno Luca Lotti, dell’altro babbo, quello di Maria Elena Boschi. È il 2015, e cosa ti dice D’Alema, quasi avesse una palla di negromante? Che il Governo di Renzi non sarebbe caduto per uno sgambetto del Parlamento, per un ‘fare’ degli oppositori interni o per l’opposizione del centro-destra e dei pentastellati… La previsione di D’Alema è che ci avrebbero pensato i magistrati.

Renzi, come sappiamo, è caduto vittima della sua presunzione; ma le inchieste sono comunque arrivate. Certamente vale sempre il detto dell’innocente fino a prova contraria (e la prova contraria la deve fornire l’accusa, non è compito dell’imputato); è comunque un fatto che Renzi e compagnia sembrano essere statipuntati‘, e di brutto. Ma se da quella parte viene il colpo, non è da quella parte che si deve cercare il ‘mandante’.

Certo: le inchieste  -come la si voglia mettere- gettano un’ombra sulnuovoche Renzi vorrebbe rappresentare. Hai voglia di rivendicare un’intima pulizia, hai voglia di scagliarti contro i processi sommari e mediatici; quell’’ombra’ resta. Ci sono poi gli oppositori politici: non ne passano una: quelli che sono rimasti nel PD, e quelli che hanno dato vita al MDP (che sta per Movimento Democratici Progressisti). Hanno fatto fronte comune: colpire uniti, anche se marciano divisi.  L’hanno detto: si coalizzano, e faranno convergere i loro voti, in occasione delle primarie, su Andrea Orlando. Le ‘armate’ che fanno capo a Dario Franceschini per ora giurano fedeltà a Renzi, ma vai a sapere, poi…

E Paolo Gentiloni? Lui, al pari del Presidente Sergio Matterella con cui ha un ottimo rapporto e un ancor migliore gioco di sponda, ha scelto la platea di ‘Domenica In‘ per annunciare che sì, il suo Governo può anche durare fino alla naturale scadenza. Del resto, i sondaggi sono a suo favore. Il suolavoraresotto traccia, metodico, lontano dai frastuoni, un continuo ‘troncare e sopire, sopire e troncare’, al momento premia. A ‘Domenica In‘, con poche, scelte parole spazza via l’etichetta di ‘Governo a termine’, ‘provvisorio’. È a capo di un Governo che intende governare, assicura; e annuncia riduzione delle tasse, una legge di bilancio mite, che consenta di arrivare a febbraio 2018, senza scossoni e senza traumi, nel Governo e nella maggioranza: «Noi abbiamo raccolto il testimone del Governo Renzi, più che testimone direi ‘il campanellino’, quindi abbiamo molte cose da completare che ha fatto il Governo Renzi e anche cose nuove importanti. La scadenza è la fine della legislatura, poi i governi possono finire prima se non hanno la maggioranza in Parlamento, ma io dico sempre ai miei colleghi che dobbiamo lavorare non avendo in mente la durata del Governo ma le nostre responsabilità . Dunque se dovessi immaginare un aggettivo mi piacerebbe che fosse un Governorassicurante‘ perché penso che l’Italia abbia bisogno di essere rassicurata». E il caso Consip, le ‘nubi’ sul capo di Lotti? «A me sta a cuore che si faccia chiarezza. C’è stato un membro del Governo, il Ministro Lotti che ha ricevuto un avviso di avvio di indagini a dicembre. La sua vicenda non è cambiata. La mia fiducia nei suoi confronti rimane immutata e mi auguro lo sia anche quella del Parlamento. La presunzione di non colpevolezza vale per tutti gli italiani e anche per i Ministri».

Bingo. Torneranno, martedì, deputati e senatori, più tranquilli, pacificati,  (‘sereni’ no, meglio non usare questo termine, con loro); non sarà la quiete dopo la tempesta, ma insomma, la zattera sembra ancora solida, e l’approdonaturaledel 2018 non sembra così irrealizzabile. Proprio perché tutti i possibili vicoli ciechi li si sono già percorsi, a questo punto non resta che l’unica, non facile, ma che conduce alla meta. Quella per cui, dietro le quinte, con saggezza e sapienza, ha lavorato fin dal primo giorno il Quirinale. Se poi Renzi andrà a sbattere e ne uscirà ammaccato, un po’ tutti se ne faranno una ragione. Avete presente ‘Assassinio sull’Orient Express‘ di Agatha Christie? Ecco.

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