mercoledì, Agosto 12

Renzi, solo il solito insopportabile Renzi Tante parole, qualche ricatto, un po' di temi tanto per dire, poi tutto si risolverà con qualche posto di sottogoverno in più

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Non voglio parlare del coronavirus, purtroppo e per fortuna ne parlano altri, e si devono dare solo notizie secche e chiare.
Non si può, però, non rilevare la disgustosa azione di Matteo Salvini, sempre pari a sé stesso, che va alla conferenza stampa del Ministro della Salute Roberto Speranza e del Presidente della Lombardia, Attilio Fontana per ‘citofonargli’, ironizza qualcuno, e poi se ne esce con questa oscena dichiarazione: «Presentiamo un esposto denuncia contro il presidente Rossi, che non facendo tutti i controlli necessari su chi rientra dalla Cina, mette a rischio la salute dei cittadini toscani, e accusa chi lo critica, scienziati e medici compresi, di essere un ‘fascioleghista’». Solo una parola, caro Matteo: si vergogni. Perfino la Meloni ha un atteggiamento serio e ‘collaborativo’, chiusura delle frontiere a parte.

Lascia piuttosto interdetti pochette (Giuseppe Conte), che anche questa volta non si smentisce. Risponde alla domanda (ragionevole, direi) come mai tanti casi in Lombardia nel seguente modo: «Abbiamo adottato una linea di massima precauzione. Siamo il Paese che ha disposto il blocco dei voli da e per la Cina, e rigorosi controlli. L’accuratezza di questi controlli così rigorosi ha svelato i contagi. Da qui il numero di contagi elevati perché stiamo effettuando tamponi su tamponi». Cioè, siccome facciamo i controlli abbiamo più contagi? Ma siamo matti? Purtroppo l’abitudine al compromesso, alle ambiguità, alle mezze verità e al difensivismo sono dure a morire e si acquisiscono in un istante. Se non peggio, perché tutti abbiamo perfettamente capito che o qualcosa non ha funzionato nei controlli, o siamo di fronte ad un fenomeno diverso. Ma, ora si deve pensare a difendersi e quindi basta.

Aggiungerei, anzi, aggiungo, perfino l’altro Matteo, che peraltro non è che abbia finora taciuto, anzi. Parliamone, profittando che ora qualche giorno di silenzio, forse (sottolineo tre volte, forse) lo terrà, specie se pochette farà il suo dovere, che non è stare al capezzale degli ammalati di coronavirus, ma portare il suo ‘maledetto’ programma in Parlamento e farlo votare … se ce l’ha. E dunque Matteo Renzi: «Se il premier riterrà che su queste cose si possa trovare un buon compromesso, noi ci saremo. Se il premier riterrà di respingere le nostre idee, faremo senza polemiche un passo indietro, magari a beneficio dei cosiddetti responsabili».
Sorprende, o meglio non sorprende purtroppo, che un ex Presidente del Consiglio, usi ancora termini volgari e impropri come ‘premier’. Ma tant’è. Quando lo era lui, gli piaceva da morire.
Il messaggio, però, è una meraviglia di ‘astuzia’, ‘buffoneria’, faccia di bronzo.

Se il premier riterrà …’, quindi lascia alpremier’, pochette insomma, di dire se lo riterrà. In sostanza lascia a lui decidere se il compromesso c’è: il classicogioco del cerino’. Tradotto in linguaggio normale, significa o meglio dovrebbe significare: ‘trova una qualsiasi balla che mi salvi la faccia e io dico che sono contento e che tu sei un grande politico’.
Eh sì, perché subito dopo aggiunge che il ‘premier’ lo ha trattato male e lui ha risposto per le rime, ma poi, udite udite, « ho molto apprezzato il fatto che il Premier abbia comunicato di voler recarsi poi in Parlamento per proporre in quella sede l’Agenda 2023. Bene così: trasparenza». Capito? Una lisciatina a pochette, tanto per dire: sbraito, ma non te la prendere. Però poi l’ambiguità solita, il colpo basso: prima ilcompromesso’ del ‘premier’, poi ‘se il ‘premier riterrà di respingere le nostre idee….’ il passo indietro; quindi niente compromesso?
O Renzi non conosce l’italiano, o quel messaggio è quello che è, unmezzoricatto. O il premiernon conosce l’italiano (cosa non da escludere, per carità) o ha capito di essere sotto ricatto. Lui, pochette, ritiene di essere un giurista, e quindi dovrebbe conoscere la condizione potestativa, ‘si voluero’: faccio questo … se vorrò, ma detto in maniera più gentile.
Sul solito passo indietro o di lato o di sghimbescio, non ci credo nemmeno se lo vedo.

Sempre che la mia impressione sia giusta, infatti, dalle parti del PD cominciano ad averne abbastanza. Non parlo della criptica nuova intervista del ‘complesso e tormentato’ Gianni Cuperlo, ma di due fatti. Da un lato, la gentile apertura, se ben capisco, agli ex renziani ancora pidiini, associandoli alla direzione o segreteria non ho capito bene, oltre le vicepresidenti, invero molto modeste e già presenti, Anna Ascani e Debora Serracchiani. Insomma, Nicola Zingaretti aprealla quinta colonna, che però così può forse lavorare anche per Renzi, ma non può lavorare contro il Partito. Ma, d’altra parte, Zingaretti mi è parso abbastanza più duro del solito, ma specialmente il ‘premier’, che non fa un fiato senza chiedere a Zinga, ha detto, con la pochette tutta dritta e ringalluzzita, che lui porta il piano in Parlamento e chi ci sta ci sta. Al Nazareno devono avere parlato con Bersani e, finalmente, munto la vacca.
È la strada giusta, perché obbliga Renzi a scegliere. Se non ci sta, è lui che si ritira.

E infatti, Renzi vuole l’incontro per proporre cose al ‘premier’, per fare vedere che lui è il più bravo di tutti. Ma sulle quattro cose, come dicevo, vuole un compromesso, non più ‘prendere o lasciare’ come fino ad oggi, però riservandosi di poter dire ‘tu non ci hai risposto come dovevi’.

Nel merito. Non conosco gli interna corporis del Governo e di pochette, ma a me non sembrano cose terribili, un compromesso si trova. Semmai, il problema è di trovarlo in modo da non far fare a pochette una figura troppo meschina e, credo, i toni di Renzi sono troppo pacati per non essere intesi a questo.
Tanto più, che al di là dei quattro punti, il tema vero dell’incontro (mica siamo nati ieri mattina, caro Matteo!) sono le nomine, su cui Renzi vuole mettere qualche mano in più di quanto gli spetti. Ci riuscirà, credo, anche perché, diciamocelo francamente, chissenefrega, si prenda un po’ di sottogoverno e poi dopo le prossime elezioni Renzi avrà chiuso.

I quattro punti anche non mi sembrano, tranne uno, così terribili.
Sullo sblocco dei cantieri ‘per motivi burocratici’ (lo dice lui che è per quello) propone dei commissari, cioè di buttare altri soldi, fare un po’ di sottogoverno in più e non risolvere nulla, perché se è di burocrazia che si tratta, quella non la elimini col lanciafiamme (che Renzi ha sempre a casa, ricordate?) e se mancano i soldi, che fa li stampa di notte? E quindi tutto si ridurrà a un po’ del solito sottogoverno.
Il reddito di cittadinanza da eliminare diventa modificare. Va bene, discussione infinita, tanto per i tre anni (se non sbaglio) per cui era prevista non puoi certo toglierlo e poi, chi vivrà vedrà.
Il sindaco di Italia è una sciocchezza, e comunque si tratta di aprire discussioni tecniche infinite, hai voglia prima di arrivare ad un dunque qualsiasi. Serve solo a chiacchierare, magari dire che certo si deve intervenire per ‘modernizzare’ la Costituzione … la più bella del mondo, bah!.
Resta solo un punto che mi preoccupa: la ‘giustizia giusta’, guarda caso il titolo dell’associazione della signora Annalisa Chirico. È evidente che Renzi sta cercando di trovare appoggi in quel mondo oscuro e ambiguo, per ragionare di pubblici ministeri elettivi, di decisione governativa dei reati da perseguire. Insomma, una cosa molto, ma molto ambigua e un po’ sordida, ma comunque su cui si può parlarne tre anni senza fare un millimetro.
Notate bene. Le dimissioni o sfiducia a Rocco, pardon Bonafede? Silenzio. La sostituzione di pochette? Nisba. Le intercettazioni? hanno votato a favore, anzi, la fiducia.

E poi, vedrete, Renzi è uno responsabile, e in questo momento c’è da discutere il bilancio europeo e c’è il coronavirus, non si deve disturbare troppo il manovratore.
E allora?
Renzi, solo il solito insopportabile Renzi.
Rischi? Pare che torni Dibba dall’Iran, dove manco lo hanno arrestato. Con la ‘capa’ che c’ha è capacissimo di mettersi a sparare a zero su Renzi, e quest’ultimo i nervi proprio a postissimo non mi pare che li abbia, per di più rientra con le sue idee cardine: il mitico conflitto di interessi (che non significa nulla di nulla) e, naturalmente, l’odio per la ricchezza e le imprese e quindi nazionalizzare … un bel ritorno agli anni ‘40.
Questo è e resta il grande problema del nostro Paese: un ceto politico da terza elementare.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.