venerdì, Settembre 25

Renzi, Renzi, Renzi… e gli altri field_506ffb1d3dbe2

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Renzi-alla-Camera

Ennesima settimana che comincia, e continua, su quel che fa Matteo Renzi, su quel che vuol fare Renzi, su quel che dice Renzi, su quel che voleva dire Renzi dicendo quel che ha detto, su quel che pensa Renzi, su quel che veramente pensa Renzi… Da un lato la sensazione (no: la certezza) di essere prigionieri in un labirinto in cui tutte le strade portano a Renzi, come da Renzi deciso, e le vie di fuga portano a precipitare ancor di più nelle braccia di Renzi. Dall’altro la domanda dove siano gli altri: politici, cittadini, fonti di informazione e giornalisti.

Renzi, Renzi, Renzi… e gli altri, come nell’amaro film Io, io, io… e gli altri di Alessandro Blasetti, metà anni ’60.

Nel mazzo ci mettiamo anche noi, pur se evidentemente con altro intendimento. Ma la capacità di Renzi di conquistare il centro della scena, politica e mediatica, è straordinaria. Imparagonabile anche a quella di predecessori assai dotati dell’epoca repubblicana, ed in qualche caso anche dei decenni immediatamente precedenti (quando le regole del gioco erano diverse, ed era più facile, una volta ottenuto il potere).

Solo per rimanere alle ultime cose, dall’ennesimo, enorme rilievo comunicativo, sostenute nel tour di Camera e Senato: le Riforme rilanciate, l’annuncio dei mille giorni per rimettere in pista l’Italia, la minaccia che comunque «Non abbiamo paura delle urne» (evidente plurale maiestatis, e in questi termini credibile. Quanto agli altri, tutti…). Niente di nuovo, ma ben apparecchiato.

Renzi fa, benissimo, il suo lavoro (non parliamo di governare). Ma gli altri? Allora aspettiamo di vedere se, parafrasando Alessandro Manzoni, chi non ha il coraggio saprà darselo.  

 

Questo articolo contiene, pur nelle sue succinte dimensioni 14 volte il nome Renzi, più 4 di titolo,  (15 con questa). Ricorrenza intensa, ma superata da tutti quelli, la gran parte, in cui leggi in sottotraccia la parola Renzi (e 16, 20 contando tutto) anche quando non esplicitamente usata. Ma che volete, l’amore è amore. Sinché dura.

 

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