mercoledì, Agosto 12

Renzi, lo scorpione che avvelena la rana Conte? Lo stesso Renzi sa bene che con questa legge elettorale, da lui stesso voluta, difficilmente riuscirà a garantire al suo movimento degli strapuntini istituzionali. Tutti conoscono i rischi del voto, così si procede con colpi di sciabola e di fioretto

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Uno parafrasa Cicerone, la sua famosa ‘invettiva’: «Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?»; l’altro risponde ispirato dal ‘Breviario’ del cardinale Gianfranco Ravasi sul ‘Sole 24 Ore’, che a sua volta cita Confucio: «La pazienza è potenza: con il tempo e con la pazienza ogni foglia di gelso diventa seta».

Un passo indietro: chi ciceroneggia è Goffredo Bettini, spoglio di cariche ufficiali all’interno del Partito Democratico, ma non di potere reale. Influentissimo, è persona di ire fredde; si riflettono in parole meditate, ma aguzze; flemma cardinalizia solo apparente. Gran consigliere di Nicola Zingaretti, è lui che tesse trame e le sfila; suggerisce e imbonisce; quando è il caso decreta il game over.

Riferendosi a Matteo Renzi, una domanda retorica: «Quanta pazienza si può avere ancora con il fiorentino?»; è lo stesso tono di Cicerone, che di fronte al Senato romano riunito nel tempio di Giove Statore scandisce: «Quamdiu etiam furori ste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?». Già: quanto ancora a lungo, sillaba Bettini, «ti prenderai gioco di noi? E fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?».

Cicerone si fa proteggere da fedeli legionari. Bettini si fa scudo con ‘i responsabili’; da ‘suggeritore’, fa sapere che è ormai tempo «di allargare la maggioranza, sostituendo la pattuglia renziana con i responsabili».

I ‘responsabili’…Chi sono mai costoro? Una pattuglia di transfughi, vuoi dal Movimento 5 Stelle, vuoi da Forza Italia, tutti interessati a che il Governo presieduto daGiuseppiConte continui a galleggiare; li guida un mai domo Denis Verdini: toscano anche lui, ma pragmatico, per nulla sanguigno, un computer al posto del cuore; i responsabilisanno bene che sciolte le Camere, non saranno più rieletti; sanno bene che il Presidente della Repubblica non tollera altripasticci’: dopo il governo Lega-M5S, dopo il governo PD-M5S, ci sono solo le urne.

Non solo i ‘responsabili’, lo sanno.
Lo sa lo stesso Renzi: con questa legge elettorale, da lui stesso voluta, difficilmente riuscirà a garantire al suo movimento degli strapuntini istituzionali.
Lo sa molto bene il Movimento 5 Stelle: a picco nei sondaggi; dilaniato come mai, al suo interno; una buona metà di parlamentari dovranno dare l’addio ai loro scranni alla Camera dei Deputati e al Senato.
Lo sanno molto bene anche all’interno del PD stesso: le liste sarà Zingaretti con i suoi sodali, a farle; Zingaretti forse ha pochi meriti, ma uno sì: buona memoria; a prescindere dal tessuto del guanto, il suo pugno è un macigno, quando vuole e può.
Lo sanno benissimo anche all’opposizione: la gassosa Forza Italia di Silvio Berlusconi; la Lega, formalmente compatta dietro il leader Matteo Salvini (ma cresce un sentimento malmostoso che attende solo la buona occasione per tramutarsi in esplicito dissenso, e non è solo Giancarlo Giorgetti); lo sa bene una Giorgia Meloni: il suo Fratelli d’Italia sempre più è una ‘zattera’ che però comincia a essere rifugio di troppi infidi naufraghi.

Così si procede con colpi di sciabola e di fioretto. Per parare il fendente di Bettini, Renzi scomoda il Confucio citato dal cardinale Ravasi. Dopo l’esortazione alla serenità, rivolta a Enrico Letta, ecco l’elogio della pazienza; ha il sapore del somaro che rimprovera al bue di ragliare. Si può comunque stare al gioco. Da Confucio passare a san Paolo, che in una lettera ai Romani raccomanda: «La pazienza porta alla speranza. Ma serve accompagnarla all’umiltà e alla riflessione»; come dire: prendere il tempo che serve, tirare un respiro prima di parlare, ascoltare, non comunicare a senso unico. Proprio le note caratteristiche di Renzi…

Si può tornare a Bettini, che in questo caso è una sorta di ventriloquo di Zingaretti: «Ci sono momenti nei quali la politica ha una sua invincibile evidenza. Oggi è chiaro a tutti, tranne ai fanatici, che la condotta di Renzi pone problemi acutissimi al campo democratico e al Governo Conte».
Per Bettini (e lo spazientito Zingaretti)
«Renzi è una tigre di carta. Il suo tentativo di creare un terzo polo sta naufragando così rapidamente da renderlo prigioniero di un attivismo autodistruttivo. Anche una tigre di carta può far danni. Ecco perché consiglio, in attesa di scelte più sagge di Italia Viva, di preparare al più presto scenari alternativi. Dopo Conte non c’è per il PD un altro Governo. Se Renzi vuole farlo, lo deve fare con Salvini e la Meloni. C’è invece la possibilità, certamente allo stato attuale tutta da costruire, di sostituire Italia Viva con parlamentari democratici (in quanto non sovranisti, illiberali e autoritari) pronti a collaborare con Conte fino alla fine della legislatura. Penso anche che, in questo scenario, nel Parlamento si aprirebbe una riflessione perfino nel gruppo renziano. Si deve lavorare subito, dunque, per allargare la maggioranza che sostiene il premier rendendo scarica la minaccia della crisi».

Il PD ostenta cauto ottimismo. I suoi dirigenti non si sentono più isolati come nelle elezioni politiche del 2018 (crollo al 18 per cento). Bettini ‘gioca’ al poliziotto ‘duro’; poi ci sono quelli ‘buoni’. «Trovo la proposta di Bettini sbagliata nel merito e nel metodo. In netta contraddizione con quanto il PD sta facendo», dice Anna Ascani; conciliante il Ministro Giuseppe Provenzano: «Stimo molto Bettini ma prima di cercare nuove maggioranze bisogna fare chiarezza in questa e non parlo di verifica di Governo. Io credo che la verifica Italia Viva deve farla con se stessa; mi auguro che la formazione di Renzi si interroghi per capire se vuole stare in questo Governo, altrimenti si finisce per distrarre sempre l’attenzione sui temi prioritari». Ma i veripontieriper ora tacciono corrucciati; e più di tutti Dario Franceschini, ‘pontiere’ anche nei tempi più cupi della scissione in atto. Un silenzio che dice: ora, davvero, basta.

C’è però una posta che fa gola a tutti: le 500 nomine, scadute, di potere reale. Ognuno vuole garantirsi la sua libbra, per questo fa la voce grossa.

Come sia minacciare sfracelli lascia il tempo che trova: anche se nessuno ne parla, c’è un referendum confermativo alle porte, riguarda la riduzione dei parlamentari: una pseudoriforma che il M5S agita come qualcosa di epocale, e che in sostanza è fuffa; ma è comunque in dirittura d’arrivo; seguono elezioni amministrative importanti e significative, in regioni ‘pesanti’: Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Veneto. Si tratta di eleggere presidenti di Regione, ma anche queste avranno inevitabilmente il loro peso.
Poi estate, e
i nodi della pesante situazione economica; e le leggi di stabilità finanziaria che si annunciano di lacrime e sangue. Dopodiché il ‘panettone’ natalizio, e quasi si entra in semestre bianco, cioè il periodo che anticipa l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Anche questa è una poltrona ambita, e per la prima volta potrebbe accadere che sia eletta una donna: l’attuale Presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia: relativamente giovane; cattolica più che moderata, e tuttavia in buona sintonia con papa Bergoglio; apprezzata da Sergio Mattarella, equilibratissima; nella prima intervista rilasciata a ‘Repubblica’ ha dimostrato di avere ben chiaro cosa deve essere uno Stato di diritto che voglia e sappia onorare la civiltà giuridica che discende da Cesare Beccaria: affermazioni come «La giustizia deve sempre esprimere un volto umano»; «E’ evidente che i processi troppo lunghi si tramutano in un anticipo di pena anche se l’imputato non è in carcere»; «Il carcere rispecchi il volto costituzionale della pena e dia al detenuto una seconda chance».

La corsa al Quirinale è cominciata da tempo, tanti i concorrenti. Tra tutte le nomine, è la più ambita, prestigiosa. Lasciarla in appannaggio a una solida maggioranza di destra-centro, come sarebbe quella costituita da Salvini-Meloni-Berlusconi, è qualcosa che nessuno vuole (a parte i leader di Lega e Fratelli d’Italia, ovviamente); per impedirlo, occorre almeno mutare la legge elettorale esistente…
Ecco dunque che dopo tutto questo gioco di incastri, si torna al punto di partenza, alla retorica domanda di Bettini:
«Fino a quando, Renzi…?».

Tuttavia c’è sempre un imponderabile. Renzi è simile allo scorpione che sulle spalle della rana guada il fiume, e nel bel mezzo l’avvelena pur sapendo che morta lei, annegherà lui pure. Ma, appunto, è la sua ‘natura’…

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