venerdì, Ottobre 18

Renzi, la democrazia del capo, purché sia carismatico La sua idea di partito e di politica è quella del capo carismatico unico, indiscutibile e invitto, la sua concezione rozza e superficiale della democrazia corrisponde come una goccia d’acqua a quella degli stellini e della Lega

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Alla fine l’ho letta l’intervista di Matteo Renzi pubblicata ieri su ‘Repubblica’. Ed è stato ciò che supponevo: una delusione e una conferma. Delusione per la estrema pochezza del personaggio, anche peggio di ciò che mi aspettassi. Una conferma del mio giudizio sull’assurdità della cosa e sul cinismo che la determina, sulla pochezza, sul protagonismo, sulla banalità arrogante, non vale la pena dedicare spazio.

In merito al cinismo c’è da dire. Primo, diventa il padronedel Governo che, se perde non tanto i voti dei deputati quanto quelli dei senatori, può cadere quando Renzi vuole. Secondo, diventa il padrone anche fisicamente del Governo, nel quale restano alcune delle ‘sue’ persone (e su ciò torno più avanti). Terzo può ricattare non solo il suo ex-partito e gli stellini (che, peraltro se lo meritano) ma anche gliavversari’, perché potrà fare ciò che già ha cominciato a fare, e cioè attirare parlamentari e voti di e da Forza Italia e non solo (ma sempre a destra), e dunque realizzare nel concreto il suo vecchio progetto del Nazareno, contando anche sul fatto, quarto e decisivo elemento, che in realtà ‘lasciaalcuni dei suoi nel PD, attraverso i quali, perciò, può mettere in difficoltà Nicola Zingaretti.

Il modo e i perché di tutta questa operazione sono, a mio parere, davvero sconvolgenti e preoccupanti, perché il tutto viene descritto e difeso da Renzi in termini soggettivi: il centro del discorso e del problema è lui, lui che viene criticato dal fuoco amico, lui che viene attaccato, lui che ha una visione diversa della politica, lui che insegna ai giovani a fare politica e i giovani lo ammirano, e così via. Roba da psichiatria!

Intanto ribadisce che ha fatto (lui naturalmente) un ‘capolavoro politico’ nel mettere Matteo Salvini fuori dal Governo, come se non fosse stato il PD intero a farlo, altrimenti Salvini ancora lì starebbe. E infatti spiega che, fatto il capolavoro, ‘il populismo cattivo’ (che certamente è anche quello degli stellini, su ciò è difficile non concordare) va sconfitto nel Paese, cosa che non può fare un PD, ‘scientificamente diviso in correnti’ (ma non è stato lui a crearne una per diventare Segretario?) e impegnato in ‘una faticosa autoreferenziale ricerca dell’unità come bene supremo’. Insomma, la maggioranza politica nel Paese e nel Parlamento, si raggiunge frazionando le forze politiche. E però c’è un partito che cerca l’unità a tutti i costi ma è diviso scientificamente in correnti … qui non ci vuole solo lo psichiatra!

Non vorrei che si pensasse che io non ho capito, ho capito benissimo e questo mi preoccupa, anzi, mi terrorizza. Renzi sta dicendo che la sua idea di partito e di politica è quella del capo carismatico unico, indiscutibile e invitto. Esattamente ciò che abbiamo visto quando ha ottenuto la Segreteria e ha cominciato innanzitutto a ‘rottamare’ chi a lui non piaceva, e poi a disintegrare la struttura organizzativa del partito, per trasformarlo da partito (almeno strutturalmente) di massa, in partito del leader (a lui piace sicuramente questa parola inglese che fa meno paura di quella di ‘capo’) del ras, del capataz.

Ma tu guarda la coincidenza, una coincidenza che dà da pensare, da pensare seriamente, e non per scherzarci su. Consiste nel fatto che oggi, nell’Italia a cui pensa Renzi -ma non solo, si pensi alle follie statunitensi di Donald Trump, all’incredibile Boris Johnson che ‘chiude’ il Parlamento britannico, a Benjamin Netanyahu che vuole tutto il potere per cancellare i palestinesi, a Vladimir Putin che lo fa ma non lo dice, a Xi Jinping che lo fa da comunista centralista, per non parlare di Viktor Orbàn o di Jaroslaw Kaczynski, o, infine ma guarda un po’ di Salvini e di Di Maio (via Grillo e Casaleggio)- il progetto è la scelta delcapo’, purché non siano Matteo Salvini o Luigi Di Maio o, magari, Zingaretti. Se il capo è lui, va tutto bene … ai capi succede spesso di richiedere la neurodeliri!

Questa, mi pare, e lo dico con viva preoccupazione, è l’idea di Renzi, la stessa che del resto abbiamo visto quando ha proposto delle modifiche alla nostra Costituzione che ci avrebbero trasformato in un Paese centralista e autoritario.
Se è così, ben si capisce che abbia cercato di impedirlo a Salvini ecc., lo vuole fare lui, magari con metodi più morbidi, con tanti sorrisi, ma con quella stessa gestione brutale del potere che ha mostrato negli anni in cui è stato Segretario e specialmente Presidente del Consiglio, ostile al popolo, perché questa è stata la sua Presidenza, o sbaglio? Se oggi le classi più povere, i lavoratori, lagente comune’, votano Lega o 5S, non è certo un caso; visto che si tratta di partiti senza idee, ma solo volontà di comando e una concezione ‘provvidenzialistica’ della loro funzione, li votano dato che il PD di Renzi li ha abbandonati, per legarsi a Sergio Marchionne e alla grande finanza internazionale. Loro, invece, stellini e leghisti, fingono di essere contro, che è altrettanto stupido che esservi a favore.
E, badate bene, non sono io che lo dico, ma è lui, proprio lui, chiaro e tondo: «Qui c’è un fatto politico. Il Pd nasce come grande intuizione di un partito all’americana capace di riconoscersi in un leader carismatico e fondato sulle primarie. Chi ha tentato di interpretare questo ruolo è stato sconfitto dal fuoco amico. Oggi il Pd è un insieme di correnti».

Già la dice lunga il fatto di invocare unpartito all’americana’, cioè un partito frutto dell’organizzazione di un momento e poi inesistente sul terreno, di un partito che, appunto, sceglie (con modalità che con la democrazia non hanno alcuna relazione) un capo al quale poi affida la soluzione dei problemi, salvo a buttarlo a mare dopo pochi anni … già, in USA, dove il sistema è organizzato per fare ogni due anni tabula rasa, ma non in Italia, dove il ‘carismatico’ poi non ce lo si toglierebbe più dai piedi.

È questo il punto: la concezione rozza e superficiale della democrazia che ha Renzi, e che corrisponde come una goccia d’acqua a quella degli stellini e della Lega. La democrazia del sì o no, ma mai del fornire gli strumenti per giudicare e decidere. La democrazia delghe pensi mi’, delcomando io’, e se tu non sei d’accordo vattene o taci, perché la discussione informata, che è l’anima della democrazia, è proibita, o meglio, è graziosamente consentita dal capo, fin a quando il capo non decide di mettervi fine … la Leopolda, insomma. E però ieri sera a ‘Porta a PortaRenzi ha sfidato Salvini a un confronto pubblico, e Salvini ha risposto che è pronto. Ne vedremo delle belle.

Il che, sia chiaro, non vuol dire che sia cosa buona e giusta l’attuale situazione del PD, diviso in correntucole di aspiranti al potere in puro stile democristiano. Non è mica un caso che oggi il leader più visibile del partito sia uno come Dario Franceschini. Ma almeno, lì si può discutere o sperare o cercare di discutere, magari lì c’è qualcuno che si pone l’obiettivo della unità, ma unità nella diversità. L’idea di Renzi e di Di Maio e di Salvini, ecc., è l’idea del grigiore del pensiero unico deciso dal capo, anzi, alla lunga, del controllo del capo sul pensiero.
Che altro mai può significare un ‘partito di un leader carismatico’, anzi, beffardamente e cinicamente ‘che si riconosce in un leader carismatico’ … come dire fessi e contenti!

E, beninteso, il carisma ce l’ha lui e solo lui e ce lo mostrerà (l’allusione è perfino comica, letta freudianamente!) alla Leopolda! Lui intanto ‘lascia la comodità e si riprende la libertà’. Però è generoso, perché a Zingaretti «lasciamo la maggioranza dei parlamentari» … ci vorrebbe Paolo Villaggio!

Libertà che si riprendono, a quanto pare, anche alcuni dei suoi. Come il mitico digiunatore Roberto Giachetti, le cui dichiarazioni spericolate da trapezista del pensiero sono esemplari quando dice, più o meno, che il PD non riesce a parlare con una parte del Paese (non dice quale, ma tant’è) e che invece ci è riuscito Renzi quando ha preso il 40 %, ma alla obiezione che poi il PD è andato indietro che più indietro non si può (e che, era diventata sorda la ‘gente’?) risponde che però era arrivato al 40% mentre il PD ha ‘la vocazione del 20%’. Mah. Il consenso politico si misura in percentuali di votanti … ma in che mondo vivono costoro?

Però, intanto, i suoi restano al Governo, compresa la signora Teresa Bellanova che nemmeno se ne vergogna, e altri dei suoi, restano nel Partito, la quinta colonna. E lui rassicura Giuseppe Conte (novello Enrico Letta), che … resta perplesso, e vorrei vedere!

Va solo riconosciuto che tutto ciò aiuta a fare chiarezza. Ora Zingaretti, e il popolo italiano sanno chi pensa che, chi è nemico di chi e potranno regolarsi. Non che ci sia molto da stare allegri, dove ti volti là trovi gente carismatica, del carisma del buonmattino, poi gli passa!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.