domenica, Agosto 18

Renzi e Ricucci, gemelli furbetti field_506ffbaa4a8d4

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Il giorno del giudizio’, doomsday in inglese e der Jüngste Tag in tedesco, evoca apocalissi sanguinolente e pile di corpi, ricapitolandosi ed incrociandosi forse meglio di tutto nel Götterdämmerung, il nibelungico crepuscolo degli dei che da Richard Wagner in poi ha attraversato l’Europa, e i suoi incubi. Con tutto quello che di realmente tragico va accelerandosi tra Francia, Turchia e d’intorno è arduo sostenerlo, ma anche per il Referendum Costituzionale e istituzionale Matteo Renzi e la sua Maria Elena Boschi vogliono costruire uno scenario simile. Di macerie, pianti, lacrime e sangue. Nella situazione in cui ci troviamo le richieste e le proposte di cambiamento della Legge elettorale per la Camera dei Deputati, che provengano da Eugenio Scalfari e Carlo De Benedetti, dalla sinistra del Partito Democratico o dal Presidente dell’Assemblea Nazionale dello stesso, Matteo Orfini, lasciano al momento il tempo che trovano. Come le gravi parole di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica emerito, che pure chiede di cambiarla. E non solo per una semplice manutenzione: «Con il tripolarismo una revisione dell’Italicum credo sia da considerare nel senso di non puntare a tutti i costi sul ballottaggio, che rischia, nel contesto attuale, di lasciare la direzione del paese a una forza politica di troppo ristretta legittimazione nel voto del primo turno». Traduzione realistica: «Cambiamola o facciamo vincere i Cinque Stelle». Che non è proprio la massima assicurazione di una corretta dialettica democratica. In ogni caso tutte cose che servono, almeno per ora, ad ingannare il tempo ed occupare le pagine giusto per arrivare al referendum d’autunno, quando sarà sarà. Intanto l’intenzione del Presidente del Consiglio, e degli altri golosamente a seguire, è di trasformare quell’appuntamento in un momento epocale e di discrimine del futuro politico oltre che personale, cui tutto è subordinato. E come per tutti i momenti topici, e di svolta, si intravvedono già gli eventi che lo annunciano e preparano il ‘trionfo’ dei ‘furbetti del Referendum’.

I cui comportamenti sembrano ricalcati su episodi solo apparentemente distanti, quelli che ci ricorda l’arresto caldo caldo di Stefano Ricucci, e con lui di Mirko Coppola imprenditore della zona di Frosinone, da parte della Guardia di Finanza di Roma su ordine della Procura. Torna alla ribalta la dimenticata, ma indimenticabile, saga dei «Furbetti del quartierino». Che attorno al 2005 provarono a dare l’assalto alla ‘Rizzoli Corriere della Sera’, oltre che a Banche e molto altro. L’ipotesi di reato ora contestata è di false fatturazioni per circa un milione di euro in alcune società di Ricucci per gonfiare in modo abnorme il credito Iva. Secondo gli inquirenti Coppola gestiva società, in particolare la ’Pdc consulting srl’, emettendo false fatture per circa un milione di euro a favore della ’Lekythos’. Ricucci, odontotecnico ed immobiliarista di San Cesareo (Roma), oggi 53 anni, già marito di Anna Falchi, come finanziere neofita era ed è discutibile. Indiscutibile invece come creatore di suggestive immagini emerse a suo tempo dalle intercettazioni. A partire da quella dei ‘furbetti’, che era sua e testualmente (e in lingua ricucciana) recitava «Ma che stamo a fa’, i furbetti der quartierino?». E l’ancor più luminosa «Ma che volete fa’, i froci cor culo dell’artri», che non necessita di traduzioni. Poi ribadita nell’autocritico «Siamo tutti bravi a fare i froci con il culo degli altri».

A ben osservare, Renzi di Ricucci è quasi il sosia. ‘Gemelli’ separati alla nascita. Ricostruendo l’ascendenza storica del profondo concetto in questione si può probabilmente risalire sino al greco Esopo, ed alle sue favole tra cui quella della volpe e l’uva. Scriveva: «E’ facile essere coraggiosi a distanza di sicurezza». Favole e fole, per l’appunto. Come quelle, però ben meno educative, che ci vengono ora quotidianamente spacciate. Secondo alcuni illustri filologi, l’espressione attraversando secoli e millenni venne riformulata ai giorni nostri dall’attore ispanogenovese Enrique Balbontin, che  nel 2004 pubblica (significativamente da Mondadori) il libro ‘Son tutti finocchi col culo degli altri’. In ogni caso ogni cosa concorre ad ammonimento per quello che sta avvenendo. E ancor più per quello che ci aspetta e i giochi che si stanno intrecciando attorno al momento cruciale del Referendum ed all’uso dei cittadini e dell’economia. In un verso o nell’altro. Ed è utile promemoria per chi non abbia intenzione di affidare, tantomeno metaforicamente, proprie delicate parti anatomiche al libero uso altrui. Soprattutto per chi sia consapevole che «tanto prima o poi gli altri siamo noi».

 

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