sabato, Maggio 30

Renzi e la strategia dell’arroganza

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Ormai è chiaro. Si tratta di metodo, tattica, strategia, forse più di tutto umana essenza. Ché ormai risulta evidente che non lo disegnano così, Jessica Rabbit nostrana, è che Matteo Renzi è proprio strutturalmente, incoercibilmente, irrimediabilmente fatto così. Ed anche il modo con cui sta finalmente portando in porto l’annosa, indecentemente posposta, questione delle Unioni civili che più propriamente si dovrebbero definire e definiamo unioni egualitarie, sta esattamente a dimostrarlo. Lasciamo alla memoria tutti i tentativi e fallimenti intercorsi tra ‘Pacs’, ‘Dico’, ‘Cus’, ‘Didore’… Suo grande pregio, e merito generale, da Presidente del Consiglio è stato dimostrare come ‘Si può fare’ possa non rimanere solo uno slogan ma diventare operativa rottura delle incrostazioni italiane, via d’uscita dal pantano melmoso che tutto avvolge e accoglie, tutto rendendo impossibile. E va bene, anche se da bianconiglio di Alice nella fretta dell’«è tardi, è tardi, è tardissimo, siamo in ritardo, in ritardissimo» anche questa legge l’abbia fatta venire fuori un po’ sbilenca in qualche ora inemendabile passaggio. Ma intanto c’è almeno qualcosa, una base su cui magari nuovamente intervenire e meglio calibrare.

Però poi è chiaro dalle modalità con cui sta conducendo tutta la sua politica, godendo a porsi come unico referente da amare od odiare, unico responsabile nel bene e nel male, che la libidine personale e politica di porsi al centro e di offrire alle pallottole avversarie il petto da inscalfibile superuomo comporta danni, e per quanto lo riguarda rischi. Enormi e quasi certi. Ché se in questo caso l’approdo è lieto, tristo è il modo in cui si arriva in porto, tramite la doppia Fiducia posta ora alla Camera ed ottenuta con 369 sì, dopo quella originaria del Senato. Di fronte ai Deputati, visti i diversi numeri in gioco, la forzatura non  ha praticamente nessun senso rispetto alla effettiva approvazione del testo. Qualcuno rispetto alla volontà di non ripassare nuovamente per la pericolosa Aula senatoriale, ma mettendo sui piatti della bilancia anche le regole del gioco democratico. E’ più quel che si perde di quello che ci si guadagna. E che ad insorgere siano pur con motivazioni radicalmente diverse quelli del Movimento Cinque Stelle, l’opposizione di centrodestra, gli integralisti cattolici, persino i Vescovi, nulla cambia. Di fronte alla forzatura delle regole del gioco hanno comunque tutti ragione. E se anche i neoprediletti avversari incoronati da Renzi e dal renzismo, gli inquietanti neo fascisti di CasaPound, hanno qualcosa da ridire, hanno ragione pure loro, che oltretutto dallo sciamannato ultimo andazzo comunicativo dei ‘toscani’ hanno cominciato a trarre benefici, e ben più grandi rischiano presto di incassarne.

Si occupa della questione, in senso lato, pure Eugenio Scalfari, tornato a scrivere su ‘la Repubblica’ dopo qualche giorno, rassicurando così sulla portata della propria indisposizione. Ragiona sul fatto che «il problema europeo ci riguarda direttamente e vorrei dire drammaticamente e Renzi se ne rende conto forse anche più degli altri. Infatti si è messo abilmente in posizione. Il suo vero ed essenziale compito da assumere è proprio quello di battersi per rafforzare l’unità europea nella direzione imboccata cinquant’anni fa da Adenauer, Schuman e De Gasperi e anticipata da Altiero Spinelli e dai suoi due compagni confinati a Ventotene ai tempi del fascismo: Europa unita, Europa federata». Poi l’affondo: «Caro Matteo, tu non sei un Papa e soprattutto non sei questo Papa», cosa su cui Renzi concorderà, ma solo perché mai accetterebbe una simile diminuzione di status. Conclude con una osservazione che facciamo valere oltre l’ambito strettamente europeo: «Altrimenti crollerai sotto il peso di errori economici, demagogici e politici che diffonderanno gli illeciti profitti d’una corruzione che ormai già minaccia profondamente l’interesse dello Stato, cioè di noi tutti».

Agli italiani, si sostiene da tempo, piace l’uomo solo al comando, anche se i ‘due B’, Benito Mussolini e Bettino Craxi hanno fatto una brutta, meritata, fine. (Politica, intendiamo, quanto a quella fisica da nonviolenti ci saremmo battuti per più acconce celle invece di irreversibili bare). Quanto alla terza ‘B’, Silvio Berlusconi, la sua straordinaria tempra di combattente, assieme alla debolezza altrui, lo porta ancora ad essere protagonista. Però quanto alla nostrana passione per l’’uomo forte’ non ne siamo sicurissimi, anche per farci fiducia e gratificarci di maggiore autostima. Diciamo che forse più che altro lo accettiamo in mancanza di meglio, che non è comunque gran cosa. Sino a un certo punto, però, e ora l’andazzo renziano non sfugge persino ad un suo onesto ‘sostenitore di complemento’ come Sergio Staino, pure disegnatore de ‘l’Unità’, che apprezzandolo consiglia: «Fossi in lui, sarei più modesto. C’è un’altissima percentuale di probabilità che perda il referendum. Sta rischiando di grosso». E quindi attento, molto attento Renzi, non solo ai sindaci bulli come quello napoletano che lo vuole ‘purgare’, ma soprattutto alla reazione di chi magari non ha la forza di reagire in piazza all’arroganza, ma in un’urna, intanto delle elezioni comunali poi di un referendum autunnale, magari sì.

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