sabato, Dicembre 14

Renzi e i ragazzi della via Pal Lo stavate aspettando e ora siete delusi? Lo state ancora aspettando? Se così, almeno abbiate il coraggio e l’onestà intellettuale di dirlo con chiarezza

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Cara Katia, non vorrei apparire una sorta di innamorato respinto e insistente, rischierei una denuncia per stalking … siamo alla terza missiva, prima ti ho detto ‘sto con te’, poi ho iniziato a punzecchiarti, … e proseguo, mi domando, ti domando, spero in risposte. Non sono uno stalker, dunque, tranquilla, ma sono uno che crede ancora (ormai solo per poco, molto poco) che vi sia una possibilità che risorga o rinasca una sinistra in Italia. Dove per ‘sinistra’ intendo un gruppo di persone, un partito che pensi al Paese in termini complessivi, anzi, complessi, che sappia distinguere tra il populismo becero degli attuali governanti e il servizio al popolo, che sappia cercare nel popolo le domande e nel partito, e nell’azione quotidiana in esso e di esso, le risposte, che sappia distinguere tra una élite dominante, e quindi necessariamente autoritaria, e una élite pensante e di pensiero, colta, che sappia, infine, distinguere tra il potere finanziario e le banche come strumento di crescita e di benessere.
Non basta, certo, sono solo alcuni punti, ma magari per cominciare …

Per una parte della nostra storia in Italia abbiamo avuto, o creduto di avere, un ceto politico, costruito all’interno di un partito organizzato e solido, intenzionato a fare tutto ciò e altro ancora.
Poi, quel partito ha in qualche modo cominciato a perdere i suoi ideali (oggi questa parola è una bestemmia), i suoi progetti (e questa è la cosa più grave di tutte), le sue speranze, cominciando da quando ha dovuto prendere atto formale (ma ne aveva già da molto tempo preso atto di fatto) del fallimento di quell’esperienza sociale alla quale, in qualche modo, si era fatto riferimento come una speranza. Ma mai, non dimentichiamolo, come una aspirazione.
Se ne era, dico, preso atto di fatto già da molto prima che quel regime cadesse e si sciogliesse come neve al sole, ma quel momento fu un trauma. Che però lasciò in vita quegli ideali di eguaglianza sociale, di cultura, di progresso senza sfruttamento, eccetera. Certo poi cominciò l’eguaglianza a diventare ugualitarismo e il progresso senza sfruttamento diventò un progresso senza crescita, anzi una stagnazione anche culturale. Ed essere marxisti una colpa, anzi peggio, una vergogna.

Poi sempre peggio. Il partito che avrebbe dovuto avere il popolo, quello vero, dinanzi agli occhi, si trasformò lentamente nel partito delle élite: prima quelle chic di Walter Veltroni e compagni, che infatti diventano subito grandi scrittori, grandi registi, grandi … infine quelle economiche e finanziarie di Matteo Renzi.
Inutile discutere troppo degli altri. Renzi è stata una svolta decisiva e per certi versi definitiva.
In lui e in tutti quelli che lo hanno accompagnato e seguito, purtroppo, non c’è più il popolo, ma ci sono le banche e le industrie, fino all’autolesionismo di barattare un sorriso da Sergio Marchionne in cambio dello ‘scippo’ (diciamo così va’) della più grande industria italiana (che peraltro i proprietari avevano abbandonato al suo destino, anche questo va detto per correttezza), alla quale l’Italia aveva dato tutto e di tutto, ma che all’Italia ha fatto solo uno sberleffo finale, con il plauso di Renzi, però. E poi, piano piano, del resto dell’industria e della genialità italiane: dalla Telecom, morta nelle mani di Marco Tronchetti Provera, alla Pirelli, venduta dal medesimo, alla Lucchini, miseramente fallita, all’ILVA, e chi più ne ha più ne metta … perfino la moda, nostro vanto, ormai è tutta straniera, per non parlare del cibo, nel quale andavamo famosi, salvo, certo, Eataly dove il ‘marchio’ è solo sfruttamento commerciale, ma la ‘buona pasta’ non è fatta col grano italiano!
Poi la follia prima del patto del Nazareno’, cioè del tentativo di accordarsi e cooperare col rappresentante più esplicito, benché rozzo e incolto, dellaborghesiadominante, della borghesia degli affari (meglio se poco chiari) dell’imprenditoria che prende soldi dallo Stato per investirli a proprio vantaggio, di quella che con altro linguaggio si sarebbe definita ‘compradora’. Poi, accantonato momentaneamente il patto, la follia estrema della riforma costituzionale intesa solo a favorire le mene autoritarie di Renzi, mal mascherate da efficienza.
Quest’ultima esperienza, in particolare, mentre ha portato il partito ad una sconfitta storica, ha lasciato ampio spazio alla crescita di quelle forze populiste, ciniche e incolte, che oggi sono al governo.

Renzisi dimise’. Ma Renzi non si dimette, da quel ducetto insoddisfatto che è nella mentalità. Del medesimo identico stampo del suo mancato amico Silvio Berlusconi, ma, duole dirlo, anche dei nuovi populisti che del popolo sanno solo che è un sostantivo maschile … anzi per lo più nemmeno quello.
Renzi non ha mollato un istante, perché il suo progetto era ed è di trasformare il partito in una forza interclassista, del ceto dominante generoso con i più poveri, ma non inteso a trasferire ricchezza ai più poveri (del resto imitati e scimmiottati dai neo-populisti del comico) … una nuova DC. Non gli è riuscito, travolto dalle mille sconfitte, sue certo, ma attraverso di lui di tutto il partito, cioè di tutti quelli che credevano in quel partito e lo votavano, illudendosi che fosse il loro partito.
Ed è riuscito Renzi, sia chiaro con la piena complicità spesso solo stupida di tutto il ‘ceto dirigente’ di quel partito, è riuscito a impedire un congresso immediato dopo la sconfitta del 4 Marzo, come sarebbe, invece, accaduto in qualunque altro partito in qualunque altra parte del mondo (la Germania oggi ne è un esempio perfino luminoso, con la signora Merkel sostituita dopo un lungo e duro dibattito dalla nuova signora AKK) e poi a ridurre il tutto all’elezione di un segretario votato dal primo che passa: cosa inevitabile perché la ‘base’ del partito è stata spazzata via e perfino il suo giornale storico, fondato da Gramsci, ha smantellato e ora pare che lo venda a Lele Mora … povero Gramsci!

Dopo di che, si è fatto finta di iniziare un dibattito per la segreteria. Candidati a non finire, ivi compreso quello di Renzi, che Renzi ha tenuto di riserva e fatto intravedere, poi mostrato un po’, poi ritirato, infine finalmente mostrato … solo per abbandonarlo definitivamente. E gli viene opposto il ‘nuovo’ Gentiloni, per essere definitivamente la DC, che come la vecchia, lotta contro se stessa, ma mantiene il potere. Renzi, penso, sarà tentato da questa ipotesi.
Perché? Perché ora, pare, vuole cercare di riprenderselo il partito, forse solo perché (quanto a cinismo, non è secondo a nessuno!) ha calcolato che fare un altro partito potrebbe non funzionare e Berlusconi ormai conta troppo poco. Chi sa! Certo che, se cerca ditornarevuole dire che nel partito c’è, evidentemente, ancora chi è disposto a darglielo: chi? certo molti.

E allora Katia, che si fa?
Si lascia che il partito torni nelle mani del ducetto, o ci si rimette, faticosamente, a fare politica? a parlare col popolo, a indicare a tutti i visi e i nomi di quelli che, invece, aspettano solo Renzi. Sempre che non si riveli un novello Godot, già preso a farne un altro di partito, ma, comunque, a spese vostre. Per altro, in queste ore ha dichiarato, al solito su Facebook, «Candidati al congresso, mi hanno scritto in tanti. Grazie del pensiero, ma non lo farò. Ho vinto due volte le primarie con il 70% e dal giorno dopo mi hanno fatto la guerra dall’interno. Mi sentirei come Charlie Brown con Lucy che gli rimette il pallone davanti per toglierlo all’ultimo istante. Non mi ricandido per la terza volta per rifare lo stesso».
Per carità, siete liberissimi, voi (pochi) che ancora ne fate parte (insomma non ne siete i ‘dirigenti’, in un partito che sembra i ragazzi della via Pal, ormai) di fare quella scelta. Ma almeno abbiate il coraggio e l’onestà intellettuale di dirlo con chiarezza. Almeno questo ai pochissimi che ancora pensano che il PD possa tornare ad essere il PD, almeno questo glielo dovete, no?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.