giovedì, Novembre 14

Renzi e Di Maio: tanto rumore per nulla Più che ‘fuoco amico’, si spara a salve. Le elezioni anticipate sono un rischio soprattutto per chi le evoca. Che cosa vogliono allora? ‘Semplicemente’ dimostrare che ci sono, che ‘pesano’. Strepito ergo sum

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La quotidiana cronaca presenta Luigi Di Maio, Matteo Renzi, e compagni, come astuti leader; di certo la storia non li tramanderà come statisti. In un momento delicato come questo, un contesto ‘interno’ difficile, e a livello internazionale confuso, che fanno? Litigano. Per loro vale la parabola manzoniana nel terzo capitolo de ‘I promessi sposi’, quando Renzo si reca dall’avvocato Azzeccagarbugli portando con se’ quattro capponi da regalargli: «Egli portava con una mano le povere bestie a testa in giù con le otto zampe ben legate. Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura» .

E’ di tutta evidenza che a Di Maio, Renzi, ma anche Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi, di quello che si agita e preme al Paese interessa meno di un fico secco. Lapartitache li vede impegnati è solo quella di consolidare postazioni di potere, e di aumentare i ‘dividendi’, nel momento di spartire la torta.

Le tappe di questapartitasono tre: le elezioni regionali in Umbria, imminenti; le successive in Calabria; e infine il boccone di maggior pregio, la Regione Emilia-Romagna: se il rosso di una volta sarà sostituito dal giallo del Movimento 5 Stelle; se il verde un tempo repubblicano sarà quello odierno della lega salviniana.

Poi…? Poi, a meno di clamorosi rivolgimenti, continuerà la guerra di posizione: ma nel frattempo Matteo Salvini avrà definitivamente consolidato la sua già di fatto egemonia sul centro-destra (che a questo punto, sarà: destra-centro), con una Meloni supina, ma elettoralmente significativa; e un Silvio Berlusconi consegnato a melanconico e ininfluente ruolo di comparsa: epilogo di un tramonto che anche fisicamente già gli si legge nel viso: è penoso vedere un uomo che, piaccia o no, ha segnato la storia di questo Paese, incapace di prender atto del peso dell’età, dei segni del tempo, la calvizie malamente nascosta; strano che qualcuno degli ormai pochi veri amici rimastigli (Fedele Confalonieri, Gianni Letta), o i figli, non trovino l’animo di fargli comprendere come sia, per lui, ben poco dignitoso mostrarsi con il viso mascarato all’inverosimile, talmente ‘stirato’ che per celare la ruga, ormai non si vedono gli occhi…

Quanto agli altri due anatroccoli di quello stagno che si chiama Italia: Di Maio è impegnato a salvare la sua immagine e briciole di un ruolo sempre più fumo che arrosto. Il suo ‘bla-bla’ lascia il tempo che trova.

Infine Renzi. Il Pavone di Rignano ha appena concluso la sua ennesima ‘Leopolda’ omaggiato dalle Maria Elena Boschi e dagli Ettore Rosato. Si balocca con scenari futuri. Promette: «Questa legislatura deve durare fino al 2020». Parla di legislatura, e non di Governo. Fa intendere che ci possa essere un Esecutivo diverso dal Conte due. Si capisce: al popolo renziano in mancanza di ‘panem’ (non per nulla si evoca una possibile partecipazione alle elezioni regionali in Toscana), vanno almeno dati i ‘circenses’. Impagabile la colta citazione, vera e propria cultura politica, altro che Giovanni Sartori: «Popolo della Leopolda non avere paura. Quando uno fa una scissione è possibile che ciò che fa dopo venga meglio, come è successo a Tommaso Paradiso».

Non manca un barlume di autocritica: «Abbiamo fatto degli errori. Si impara sbagliando diceva Philip Roth». Forse pero’ la citazione rothiana andava letta e meditata meglio: «Capire bene la gente non è vivereVivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando».

Un logoro e ormai scontato storytelling quello di Renzi; costretto pero’ a riconoscere, a proposito del Conte due: «Se ho cambiato idea l’ho fatto per il bene dell’Italia, se fossimo andati a votare avremmo consegnato il Paese a chi si allea con CasaPound»; il tutto condito da un ‘piccolo’ stravolgimento dei fatti: «Noi saremo anche al 3 per cento, ma intanto Salvini si è fatto fregare da noi».

Più che dal noirenziano, Salvini è stato fregato dal suo egoipertrofico; dalla paziente tela elaborate dal Presidente Sergio Mattarella, dall’occhiuto Dario Franceschini, dalla democristiana perfidia di un Romano Prodi, da un contesto internazionale diffidente (si’, la Germania, la Francia, ma anche gli Stati Uniti di Donald Trump…). Renzi insomma à arrivato buon ultimo.

Comunque, tutta manna, per giornali e notiziari radio-televisivi; si sprecano le cronache pensose, le analisi lambiccate sulla ‘guerriglia’ che Di Maio e Renzi muoverebbero al Governo e al Partito Democratico. Bisogna dar loro credito?

Certo, il Ministro degli Esteri (tocca vedere anche questo), intima al Presidente del Consiglio: «Ricordati che ti abbiamo messo noi (cioè lui) a quel posto». Il tono e’ quello del maestro che richiama lo scolaro discolo all’ordine. Forse Beppe Grillo più che pensare di togliere il diritto di voto aivecchidovrebbe preoccuparsi di impedire che i suoi ragazzotti facciano danni.

Tutto questo parlare e scrivere di fuoco amicoal momento non appare cosa nè seria, nè credibile. Se la ‘strana coppia’ vuole passare dalle ‘mosse’ ai fatti, non ha che da ritirar le delegazioni dal Governo. Ma a quelvedonon hanno alcun interesse ad arrivare: dimostrerebbero di essere dei suicidi, politicamente irresponsabili; due cretini che non si rendono conto che con l’attuale legge elettorale Renzi non avrebbe nemmeno un deputato nella quota maggioritaria, nè qualcuno in quella proporzionale; perfino, forse, nessun senatore. In quanto a Di Maio, perderebbe almeno la metà dei parlamentari, lui per primo a rischio. Che puntino alle elezioni anticipate, ci si crederà solo quando lo si vedrà, non un attimo prima.

Che cosa vogliono allora? Semplicementedimostrare che ci sono, che ‘pesano’. Strepito ergo sum. Tutto questo loro can can serve solo a questo. Il segretario del PD, Nicola Zingaretti è silente (questo va a suo favore), ma una cosa l’ha detta, Chiara: «Se questo Governo cade, si va subito alle elezioni con questo Presidente del Consiglio». Quello che non vogliono ne’ Di Maio, ne’ Renzi.
Questa è la situazione, questi sono i fatti.

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