giovedì, Ottobre 1

Renzi, disponibile a parole

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Paranoie e macumbe aleggiano attorno al Referendum Costituzionale di Ottobre ed al tanto discusso Italicum, entrato in vigore il primo Lugilo scorso, legati oramai da quello che sembra essere un indissolubile file rouge. Il commento del Premier Matteo Renzi, sulle polemiche avanzate dalle minoranze interne ed esterne al Partito Democratico in merito al nuova legge elettorale si è riassunto nella frase «è nelle mani del Parlamento», che ha di fatto riaperto un dibattito in vista di una possibile ridiscussione della norma. Dalla minoranza Dem il monito è forte e chiaro, è necessaria una marcia indietro nei confronti dell’Italicum perché potrebbe compromettere il Referendum Costituzionale «Per chi, come la minoranza PD, non ha votato l’Italicum, il diffondersi del ‘pentitismo’ a scoppio ritardato potrebbe suscitare anche un legittimo moto di soddisfazione» fa sapere il senatore della minoranza del Pd, Federico Fornaro, e prosegue «La legge elettorale però è una cosa troppo seria per essere trattata con superficialità e con atteggiamenti iper tattici che rischiano solo di portare acqua al mulino della propaganda M5S, che ieri gridava all’attentato alla Costituzione e oggi furbescamente dileggia chi vorrebbe apportare modiche correttive. Se si vuole realmente cambiare l’Italicum, il segretario e i due capigruppo PD di Camera e Senato aprano subito un tavolo di confronto nel merito delle questioni che in tempi non sospetti molti di noi avevano posto e che non riguardavano solamente il premio di maggioranza alla lista, ma anche il numero troppo elevato di capolista bloccati». Concludendo «Renzi che pose inopinatamente la fiducia sull’Italicum, non può oggi limitarsi a una semplice disponibilità a prendere atto di un’eventuale decisione del Parlamento. Il PD deve, invece, prendere subito e con determinazione un’iniziativa forte e chiara per verificare le condizioni per modifiche radicali dell’Italicum o meglio per una nuova legge elettorale che riavvicini l’eletto all’elettore e favorisca la governabilità senza però deformare la rappresentanza». Per chi confidava in un passo indietro di Forza Italia sull’appoggio al Referendum in caso di una modifica posta all’Italicum deve far fronte alle dichiarazioni del capogruppo alla camera, Renato Brunetta, che riconferma puntualmente il ‘No’ del suo partito «Come può un presidente del Consiglio mettere la fiducia su un provvedimento, in questo caso l’Italicum, difendere quella legge per mesi e mesi definendola ossessivamente la ‘migliore del mondo’, e poi da un giorno all’altro sostenere che ‘il Parlamento la può cambiare’ quando vuole? Semmai le Camere decidessero di modificare la legge elettorale lo farebbero contro il governo Renzi, contro la legge fortissimamente voluta da questo esecutivo, e quella fiducia usata come violenza nei confronti del dibattito parlamentare verrebbe meno un secondo dopo. Il premier dovrebbe trarne le conseguenze e dimettersi subito». Tuona Brunetta e aggiunge «Qui non parliamo solo di normali regole e prassi istituzionali, a questo punto, leggendo le contorte affermazioni del premier ci interroghiamo seriamente in merito al suo equilibrio mentale. Non è possibile guidare un Paese importante come l’Italia e avere un comportamento di questo tipo, del tutto opportunistico e orientato al solo obiettivo del mantenimento del potere conquistato con una congiura di Palazzo. Basta. Tutto ciò non è più tollerabile». Parole che fanno sfumare le flebili speranze annunciate pochi giorni fa di un possibile Patto del Nazzareno bis e che si aggravano ancor di più con il ‘No’ allo spacchettamento tanto chiesto dai Radicali, arrivato oggi dal Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi dopo un incontro, avvenuto nel pomeriggio, con il segretario nazionale del Partito, Riccardo Magi. Sullo spacchettamento si sofferma anche il Premier Renzi che intervenendo a ‘Corriere.it‘ dichiara «A mio avviso lo spacchettamento non sta in piedi, nel senso che capisco che semplificherebbe la comprensione se la domanda fosse secca ma è in ballo la Costituzione e la Costituzione ha delle regole e la maggioranza dei giuristi dicono che non è possibile spacchettare e fare il referendum à la carte». Un Referendum e una legge tanto difese proprio dalla stessa Boschi che alla Festa del Pd di Imola è intervenuta sottolineando «Quante volte ci siamo trovati in difficoltà, a iniziare dal 2013, perché non c’era la stessa maggioranza alla Camera e al Senato? Anche la legge elettorale, che non votiamo con questo referendum ma anche grazie al sì alle riforme sarà sottoposta al giudizio della Consulta, ci aiuta ad avere un governo più stabile, con i cittadini che scelgono la maggioranza». 

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