venerdì, Maggio 29

Regno Unito: sicurezza in mano ai militari

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22 morti e 120 feriti: questo il risultato dell’attacco a Manchester del 22 maggio; un’azione suicida, tecnica di combattimento sempre più diffusa e di derivazione mediorientale, argomento che ho avuto modo di descrivere in più occasioni e che ho ‘apprezzato’ molto da vicino nei due anni trascorsi in Afghanistan. In ordine cronologico, è l’ultimo attacco, dopo quelli di Parigi, Bruxelles, Berlino, Nizza e le centinaia di altre azioni secondarie che, pur non avendo attirato l’attenzione mediatica internazionale, hanno però colpito l’Europa, attraverso l’azione individuale di soggetti radicalizzati.

Azioni tattiche, come l’ultima che ha colpito il Regno Unito, in grado di evidenziare il livello di insicurezza diffuso, la capacità operativa individuale non organizzata e di gruppi organizzati radicali e terroristi e, in particolare, una debolezza strutturale in grado di provocare rilevanti effetti sul piano strategico.

Il primo di questi effetti è il terrore diffuso, fine principale del terrorismo. E colpire bambini e adolescenti non fa che diffondere un messaggio molto chiaro attraverso la costruzione della narrativa delnuovo terrorismo insurrezionale‘ di cui l’IS, lo Stato islamico che ha rivendicato la paternità dell’azione al concerto di Manchester, è il capofila. L’uccisione indiscriminata di bambini e adolescenti, nella visione dell’Islam radicale e jihadista significa colpire gli adulti di domani. E allora due gli obiettivi: uccidere chi appartiene alla cultura nemica prima ancora che possa diventare donna o uomo, e insegnare loro, fin dall’infanzia, ad avere terrore, a vivere nell’angoscia. E questo è il vero obiettivo di quel terrorismo islamico che colpisce dall’interno l’Europa e con cui oggi ci dobbiamo confrontare e difendere: imporre una crescente presenza e minaccia, reale e percepita, e condizionare tanto le nostre esistenze quanto le decisioni politiche dei governi.
E il secondo effetto sul piano strategico è proprio quello di indurre i governi dei Paesi colpiti ad agire attraverso scelte politiche e in risposta tanto agli attacchi violenti, quanto al pericolo percepito dall’opinione pubblica. In questa direzione è andato il Governo britannico di Theresa May, che ha oggi deciso disecurizzaregli obiettivi sensibili dandone la responsabilità alle Forze Armate.

È questo un cambio decisivo al contrasto al terrorismo, non tanto sul piano pratico (più soldati per strada non riducono il pericolo di attacchi terroristici, ma contribuiscono ad alleggerire il compito della Polizia) quanto su quello della percezione e sulla necessità di rassicurare l’opinione pubblica sull’azione di forza del governo. E così, da oggi, soldati armati in assetto da guerra urbana sono impegnati per la sicurezza su tutto il territorio del Regno Unito in uno stato di allerta elevato dalle autorità britanniche al livello ‘critico’ e in previsione di potenziali quanto immediati attacchi terroristici.
Nel merito è bene evidenziare che lo storico delle azioni terroristiche degli ultimi due anni ha registrato un aumento di episodi di tipo emulativo nei giorni seguenti ad attacchi ad alta risonanza mediatica; si comprende pertanto la ragione ‘comunicativa’ di un tale rafforzamento delle misure di contro-terrorismo.

Cosa succede nella sostanza? Un significativo dispiegamento di soldati che hanno preso il controllo di obiettivi ‘chiave’ ed altamente simbolici, quali Buckingham Palace, Downing Street, ambasciate e il Palazzo di Westminster. È iniziata l’operazioneTemperer‘, i cui aspetti operativi e di coordinamento tra i ministeri della Difesa e degli Interni, ricordano analoghe iniziative, come quella francese o l’esperienza italiana dell’operazione ‘Strade Sicure‘, o della precedente operazione ‘Domino‘ (ora conclusa), che vede schierati nel nostro Paese circa 7.200 uomini, e che nella sola città di Roma presidia oltre 170 obiettivi.

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