giovedì, Agosto 13

Regno Unito, famiglie divise

0

In Gran Bretagna unasocietà senza padresarebbe dietro l’angolo. È il monito di Andy Cook, nuovo direttore del Think Tank conservatore inglese ‘The Centre for Social Justice’, che avverte dei pericoli sociali ed economici del problema dello sgretolamento del nucleo familiare a cui sempre più persone assistono e che sempre più figli subiscono.

Il contatto con la figura paterna ridurrebbe, per il figlio, il rischio di un futuro di criminalità e povertà, incrementando invece le sue abilità cognitive e verbali. Gli effetti di una stabile e sana relazione tra padre e figlio andrebbero oltre, determinando l’autostima del ragazzo, il suo rendimento scolastico e persino l’abilità di costruire a sua volta un rapporto duraturo e una famiglia propria. L’ex-direttrice del ‘Centre for Policy Studies’, Jill Kirby, ha anche affermato che «i bambini che crescono privi della presenza paterna […] corrono un rischio doppio di abusare di alcool e droga», e che «è in parte colpa del welfare britannico, che ha offerto un’alternativa valida ai genitori che intendono divorziare, disincentivando l’unità familiare».

«Abbiamo bisogno di un cambiamento di prospettiva nella nostra società […] che consideri il valore dei padri come un pilastro cruciale nella vita del bambino», ha auspicato Andy Cook. Si tratta tuttavia solo della punta dell’iceberg, e di un problema che, stando a uno studio del ‘Centre for Social Justice’, affligge il Paese da circa quarant’anni. Pochi anni fa, per esempio, si registravano aree del Regno Unito in cui divorziati e genitori single rappresentavano ormai la maggioranza della popolazione rispetto alle normali coppie sposate. Il report indica che «alla fine dell’infanzia un ragazzo ha più probabilità di avere una televisione in camera che un padre a casa». E non si tratta, ovviamente, di un problema unicamente britannico: un altro studio condotto negli Stati Uniti indica come le possibilità per una figlia con un padre assente di avere una gravidanza in età adolescenziale siano 7-8 volte superiori a quelle relative a una ragazza in una famiglia stabile.

Tutto questo avviene nonostante i 20 milioni di sterline investiti dal governo nel 2012 per incoraggiare i genitori divorziati a ‘restare in contatto e non trascurare la vita dei figli’. A giudicare dai sondaggi è la stessa società civile a considerare la disgregazione delle famiglie una piaga sociale: l’83% degli intervistati menzionati nel report crede che si tratti di un ‘serio problema’, il 75% pensa che l’assenza dei padri sia problematica e 9 madri su 10 pensano che sia molto importante che il bambino cresca a contatto con entrambi i genitori. Il 75% del campione è convinto che aiutare a rendere più stabile la famiglia gioverebbe all’intera società.

Difficile dargli torto, visto che a essere colpiti da questo fenomeno, e dalle sue ripercussioni, sono soprattutto i ceti più poveri. Secondo i dati del think tank, all’età di cinque anni il 48% dei bambini nelle famiglie più povere non sta più vivendo con entrambi i genitori. Percentuale straordinaria se confrontata con quella relativa alle classi più agiate, il 16%. Il 41% dei nuclei familiari con un genitore single appartiene al 20% più povero della società, in netto contrasto con un mero 22% delle famiglie ‘unite’.

Ed è proprio il concetto stesso di ‘povertà’ ad essere stato ridiscusso nelle politiche che l’ex-premier David Cameron avrebbe voluto implementare per combattere il fenomeno, prima dello scivolone politico in occasione del referendum per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

‘Dipendenza’, ‘debito’ e ‘relazioni familiari instabili’, sarebbero incluse nella definizione di ‘povertà’, precedentemente riguardante solo aspetti puramente materiali e finanziari. Decisione che ha provocato le ire di una certa parte politica che vede in questa prospettiva una forma di giudizio morale da parte dello Stato e una “stigmatizzazione” dei genitori single.

Ad ogni modo, con il suo insediamento, il Governo di Theresa May ha messo da parte le già deboli politiche sulla famiglia dell’agenda Cameron. Il problema resta presente, e nessuna statistica sembra far sperare per un miglioramento della situazione. Nel 1967, l’antropologo Edmund Leach si lasciò sfuggire un’ipotesi piuttosto azzardata: «Sembra molto probabile che in 100 anni la struttura generale della vita familiare in Gran Bretagna sarà completamente diversa da come appare oggi». Che la profezia del professore si sia finalmente compiuta?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore