sabato, Settembre 21

Regno Unito: Boris Johnson umilato, Brexit più lontana Ecco cosa può succedere se Johnson non è disposto a seguire la volontà del Parlamento, ma non vuole nemmeno dimettersi. L'intervista a David Blunt, docente alla City University of London

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Una contestatissima decisione del governo di Boris Johnson, la ‘prorogation’, approvata dalla Regina Elisabetta lascerà chiuso il Parlamento britannico per cinque settimane. Ieri, lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha annunciato le sue dimissioni in aula, in polemica con il primo ministro. A meno di due mesi dalla data del 31 ottobre, scadenza dell’ uscita dall’Ue. Senza soluzione è per ora il conflitto tra il premier e la maggioranza dei parlamentari sulla questione di un altro rinvio di tre mesi della Brexit e su quella dei tempi della convocazione di nuove elezioni anticipate, dopo la seconda bocciatura della mozione presentata da Johnson per cercare di ottenere la convocazione delle urne il 15 ottobre.

Il parlamento ha invece approvato la legge per evitare una Brexit senza accordo, obbligando Johnson a chiedere un rinvio, in caso non riesca a raggiungere un nuovo accordo con l’Ue entro il 19 ottobre, anche se lui si rifiuta. Il Primo Ministro potrebbe, allora, ignorare la legge approvata dal Parlamento e promulgata ieri dalla Regina.  Se decidesse di farlo, per lui sarebbe un grosso rischio, creando una tempesta politica che potrebbe portare anche al suo arresto. Johnson potrebbe anche inviare la lettera con la richiesta dell’estensione dell’Articolo 50, accompagnandola con una seconda lettera nella quale comunica che il governo è contrario al rinvio e invita Bruxelles a ignorare la domanda di rinvio. Ma questo sarebbe un  oltraggio alla corte e di una violazione del diritto.

Il Primo Ministro potrebbe anche trovare un’altra strada per convocare nuove elezioni: le elezioni si tengono ogni 5 anni, ma per superare questo limite, il premier ha bisogno dell’appoggio di due terzi dei parlamentari. Ci ha già provato due volte, ma non ci è riuscito. Potrebbe proporre una legge che affermi che ci saranno elezioni generali il giorno stabilito. Per essere approvata, questa legge richiederebbe solo la maggioranza semplice ma potrebbero esserci problemi per eventuali emendamenti su un rinvio del voto dopo il 31 ottobre e sulla mancanza di della maggioranza che ai Comuni Johnson non ha più. Anche alla Camera dei Lord potrebbe ottenere un voto contrario. Il Primo Ministro potrebbe chiedere la fiducia sul suo governo: nel caso non l’avesse, ci sarebbero 14 giorni per trovare una maggioranza alternativa e, fallito il tentativo, ci sarebbe il ritorno alle urne. Potrebbe anche dimettersi oppure chiedere ad un Paese membro dell’UE di bloccare il rinvio.

Il negoziatore capo Ue per la Brexit, Michel Barnier «ha fatto un lavoro eccezionale e avremo ancora bisogno della sua competenza. Discuterò con lui un prolungamento» del suo mandato alla guida del team di negoziatori dell’Ue, anche in vista delle trattative sulle relazioni future con Londra. Lo ha detto la presidente , Ursula von der Leyen, durante la sua conferenza stampa a Bruxelles per presentare la nuova Commissione europea. «Comunque» – ha aggiunto von der Leyen – «dipende anche da che tipo di certezza avremo dopo il primo novembre. Una Brexit ‘dura’ non sarebbe nel comune interesse, né dell’Ue né del Regno Unito, e sarebbe molto più difficile rispetto a un’uscita ordinata». In ogni caso, «fino a quando non saranno risolte le diverse questioni riguardo alle opzioni della Brexit, non potremo parlare del partenariato futuro con il Regno Unito» e «se il Regno Unito dovesse chiedere una ulteriore proroga gliela concederemo, ma a quel punto il Regno Unito dovrà designare allora un nuovo commissario, e noi gli affideremo un portafogli». Cosa succederà a Boris Johnson e alla Brexit? Ne abbiamo parlato con David Blunt, docente alla City University of London.

 

Posto che si arrivi al 31 ottobre senza un accordo (oramai in Europa si dà per scontato), considerato che la regina ha firmato la legge approvata di corsa per il rinvio della Brexit, e ipotizzando che Johnson, come ha promesso, non la rispetti, tecnicamente GB uscirà o no dalla UE?
Questa è una domanda difficile a cui rispondere. Se Boris Johnson non è disposto a seguire la volontà del Parlamento, ma non vuole nemmeno dimettersi, ci stiamo avvicinando a una crisi costituzionale nel Regno Unito. In queste condizioni è ipotizzabile che il Parlamento possa autorizzare qualcun altro, come il presidente o il leader dell’opposizione, a chiedere una proroga da Bruxelles. Di conseguenza, sarei sorpreso se il Regno Unito non fosse un membro dell’UE il 1 ° novembre.
E a un Johnson che avrà violato la legge che potrebbe succedere in punta di diritto e che pensa succederà nei fatti?
Questo fatto nessuno lo sa davvero perché sarebbe una crisi costituzionale. Come minimo sarebbe soggetto a un’azione di disprezzo e potenzialmente a essere incarcerato. Tuttavia, questo è altamente improbabile. Se Boris Johnson non è disposto a rispettare la legge, dovrà dimettersi. Questo sarà il consiglio datogli dal procuratore generale. Per quanto dica di no, dovrà alla fine fare una scelta per rispettare la legge o mettersi da parte.
E’ ipotizzabile un Johnson che esce il 31 senza accordo che poi governi il dopo uscita?
Ora è più remoto di quanto non fosse due settimane fa. Tuttavia, è possibile che dopo che la Gran Bretagna abbia chiesto un’estensione, uno Stato membro dell’UE ponga il veto a questa richiesta. In tali circostanze è possibile che Boris rimanga attivo. Questo non è uno scenario probabile al momento.
Ipotizzando che GB esca senza accordo, dopo Londra dovrà tornare a una trattativa con Bruxelles per limitare i danni o almeno per definire un accordo commerciale. Corretto? E se si, come ci tornerebbe dopo aver sbattuto la porta dopo tre anni di pasticci e chiasso?
Ecco il problema che i sostenitori di una Brexit senza accordo hanno cercato disperatamente di evitare di affrontare in pubblico. Se il Regno Unito lascia senza un accordo, il giorno dopo dovranno avvicinarsi all’UE per una nuova relazione commerciale. Le condizioni preliminari per l’avvio dei negoziati saranno sicuramente il ‘disegno di legge di divorzio’ non pagato e il confine irlandese. Ritorneremo dove eravamo quando il Parlamento ha votato per l’articolo 50, ma in circostanze molto più terribili a causa dell’interruzione degli scambi.
Pensa che Johnson possa cambiare idea e chiedere un rinvio? magari sperando che sia Bruxelles a rifiutarlo?
Johnson è stato così insistente che non chiederà un’estensione perchè farlo ora sarebbe una profonda umiliazione personale e politicamente estremamente dannosa. Tuttavia, può essere necessario per lui farlo se sembrasse che Corbyn può raccogliere abbastanza supporto per formare un’amministrazione. Se dovesse farlo e poi essere respinto, sarebbe umiliante.
Parliamo di rinvio. A suo avviso cosa si aspetta il Parlamento da questo rinvio e a che cosa un rinvio potrebbe portare dopo tanti mesi di trattativa?
L’estensione è concepita per prevenire la Brexit senza alcun accordo il 31 ottobre, ma è necessario che gli europei abbiano ragione di concederla. Si spera che le elezioni generali di novembre restituiranno un parlamento che ponga fine all’impasse e consenta alla Gran Bretagna e all’UE di andare avanti.
Ora, dopo la giornata di ieri, da qui al 31 ottobre che succederà? Quali i passaggi dal punto di vista tecnico-giurdico e quali quelli dal punto di vista politico?
Con il parlamento prorogato per le prossime cinque settimane, la politica si sposterà ora in luoghi diversi. Nel Regno Unito entreremo nella ‘stagione delle conferenze’ in cui i partiti politici si riuniscono per fissare i loro programmi e, soprattutto, concordare di manifestare per le prossime elezioni. Possiamo aspettarci che i partiti dell’opposizione appaiano contro Johnson e la conferenza dei conservatori potrebbe essere piena di recriminazioni sull’incompetenza del Primo Ministro. La data più importante dopo quella è il 14 ottobre con l’apertura del Parlamento e il discorso della regina. Ciò consente al governo di presentare la propria agenda legislativa cioè una questione di fiducia. Se passa, Johnson rimane come Primo Ministro, se fallisce può essere costretto a dimettersi. In tal caso ci saranno due settimane in cui si potrà formare un’amministrazione alternativa o sarà convocata un’elezione. Successivamente, si terrà il Consiglio europeo del 17-18 ottobre. Se Johnson non ha negoziato un nuovo accordo (che sarebbe un miracolo), ha l’obbligo di chiedere una proroga. Se ne viene concesso una, allora possiamo supporre che il parlamento voterà per le elezioni generali senza alcun accordo fuori dal tavolo per il momento. Se una proroga non viene concessa, il parlamento dovrà affrontare la decisione di portare a termine un accordo Brexit il 31, passare l’accordo di Theresa May o revocare l’articolo 50.
Ci pare che Johnson, abbia inferto ferite molto gravi al suo partito. E’ così? e come ne uscirà il partito da questa vicenda? Non ci sarà un partito molto spaccato al suo interno con una pesantissima ipoteca sul suo futuro?
Johnson ha causato immensi danni al partito conservatore. In effetti, non credo sia stato pienamente apprezzato quanto siano profonde le ferite. L’uscita dei conservatori moderati e la deriva verso l’estrema destra possono avere l’effetto a lungo termine di rimuovere il Partito Conservatore come partito di governo, specialmente se i conservatori usciti formano un nuovo partito di destra moderato.
Partito spaccato, gente stufa di questa situazione, eppure Johnson vola nei sondaggi. Come è possibile? e che ci si dovrebbe aspettare se nell’arco di pochi mesi si tenessero le elezioni?
Certamente, secondo alcuni sondaggi, Johnson ha guadagnato 10 punti su Corbyn. Ciò potrebbe riflettere il supporto per il Primo Ministro al di fuori della ‘Westminster Bubble’ e l’umore di una nazione che vuole solo la Brexit. Tuttavia, il mio sospetto è che questa settimana non abbia ancora filtrato i nostri sondaggi. Johnson ha avuto una settimana molto brutta, davvero la più misera che un Primo Ministro abbia avuto. La politica spesso riguarda il controllo della narrativa. Johnson, questa settimana, è stato vittima degli eventi. Questa non è una grande immagine per un Primo Ministro e si dice che il sondaggio interno dei conservatori abbia dipinto un quadro meno roseo. Il fatto è che le cose sono in tale corso ora che non sono sicuro che i sondaggi siano affidabili.
A suo avviso, gli inglesi che sostengono Johnson, e che dunque sono favorevoli a una uscita senza accordo, sono consapevoli dei rischi delle conseguenze di tale azione e di cosa significherà poi tornare al tavolo delle trattative con Bruxelles?
Sospetto che non siano pienamente consapevoli delle conseguenze di non accordo. Ecco perché il voto sul rilascio dei documenti ‘Yellowhammer’ è significativo. Definirà la valutazione del governo, quindi i conservatori non saranno in grado di farla girare come “paura del progetto”. Tuttavia, dubito che sia importante anche con tutte le conseguenze negative. La Brexit è diventata un articolo di fede per un ampio segmento della popolazione britannica. Nessuna prova li dissuaderà dalla convinzione maniacale che la Brexit farà precipitare una nuova era utopica in cui la Gran Bretagna riprenderà il suo giusto posto nel mondo.
Le dimissioni di Bercow. Perchè Bercow si è dimesso? E: cosa provocheranno nel Governo e nei Tory le sue dimissioni?
Le dimissioni di Bercow sono arrivate dopo molto tempo. Stava programmando di ritirarsi prima della crisi della Brexit ed è rimasto molto più a lungo del previsto. È stato un vero ostacolo per il governo, quindi saranno felici di vederlo andare via. Tuttavia, se viene sostituito da un altro attivo e informato, avranno una nuova persona di cui lamentarsi.
Quale il futuro politico di Bercow? Potremmo forse vederlo al posto di Johnson? E sarebbe la persona giusta per una Brexit ordinata?
Bercow è una scelta improbabile come Primo Ministro. È un conservatore, ma le sue recenti azioni di Speaker lo hanno reso antipatico all’ala Brexiter del suo partito. Mi aspetto che, se non si ritirerà dal Parlamento, tornerà ai suoi banchi.

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