lunedì, Ottobre 26

Regno Unito: Boris Johnson e il ritorno in Parlamento La decisione della Corte Suprema che ordina la riapertura del Parlamento è una questione di diritto pubblico, legata allo status giuridico di una decisione del governo, piuttosto che al Primo Ministro

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Dopo la sentenza della Corte Suprema che ha decretato illegale la sua sospensione il Parlamento britannico ha riaperto i battenti. Nel mirino delle opposizioni c’è Geoffrey Cox, il Procuratore generale che aveva assicurato al governo la legalità dell’iniziativa. E’ previsto un discorso del Premier britannico Boris Johnson. Il governo britannico rispetterà la legge, ha assicurato Cox in Parlamento, ma ha anche aggiunto che «c‘è una domanda su quali obblighi esattamente la legge potrebbe richiedere al governo, ma una volta che tali obblighi sono stati accertati con chiarezza – e non sto dicendo che non sono chiari, sto solo dicendo che è una considerazione legittima che il governo deve affrontare – il governo vi obbedirà»La legge Benn obbliga il governo a richiedere all’UE un rinvio della Brexit se entro il 19 ottobre non avrà raggiunto un nuovo accordo con Bruxelles.

Secondo Michael Gordon, Professore di Diritto Costituzionale dell’Università di Liverpool, «la Corte Suprema ha evitato discussioni dettagliate sulle motivazioni del governo per la proroga del Parlamento. La Corte Suprema ha affermato che l’impatto sul Parlamento è stato grave e che il governo non ha fornito una ragione adeguata per una proroga di cinque settimane in cui l’effetto di ciò sarebbe impedire il controllo parlamentare. Quindi la corte ha evitato di dire qualcosa di specifico sui motivi del governo anche se il primo ministro aveva la responsabilità costituzionale di consigliare la regina in modo appropriato, cosa che non ha fatto».

Questo non vuol dire che la Regina abbia approvato un consiglio sbagliato. Infatti – dice Gordon – «la decisione della corte non impone alla Regina di fare nulla – la Corte Suprema ha parlato molto poco del ruolo della Regina, oltre a confermare che era stata obbligata ad approvare la richiesta di proroga del primo ministro come questione di convenzione costituzionale vincolante. I giudici hanno invalidato l’Ordine in Consiglio che è stato promulgato dalla Regina per sospendere il Parlamento perché era basato su consigli imperfetti del governo. Ora che il Parlamento riprenderà a sedersi nella stessa sessione di prima, non sono necessarie ulteriori azioni da parte della Regina». Neanche i membri del Privy Council avranno conseguenze: «Possono (e quasi certamente lo saranno) essere criticati in parlamento dai parlamentari dell’opposizione, ma è improbabile che ci siano conseguenze personali dirette per questi ministri. L’Ordine in Consiglio ottenuto dalla Regina è stato invalidato, e questa è la conseguenza giuridica chiave della sentenza della Corte Suprema».

Non ci saranno ripercussioni per Boris Johnson perchè – afferma Gordon – «il rimedio che è stato concesso dalla Corte in sede di controllo giurisdizionale è invalidare la decisione del primo ministro di prorogare il Parlamento, piuttosto che punirlo personalmente. Se il Primo Ministro dovesse disobbedire a un ulteriore ordine del tribunale – ad esempio, se si rifiutasse di chiedere una proroga dei negoziati con l’UE come è tenuto a fare entro il 19 ottobre – potrebbe essere soggetto a disprezzo dei procedimenti giudiziari. Ma il caso attuale è una questione di diritto pubblico, legata allo status giuridico di una decisione del governo, piuttosto che al Primo Ministro».

Grazie alla riapertura del Parlamento, Gordon afferma che «eventuali progetti di legge che erano stati esaminati e che erano stati persi quando il Parlamento è stato sospeso possono ora continuare a progredire attraverso il processo legislativo, piuttosto che ricominciare da capo. Ciò include le leggi relative agli abusi domestici, al divorzio e altre relative ai preparati Brexit nei settori del commercio, dell’immigrazione, dell’agricoltura e della pesca».

La Brexit continuerà così come previsto: secondo Gordon, «il Premier cercherà di concordare un accordo con l’UE, altrimenti dovrà richiedere una proroga ai negoziati entro il 19 ottobre. Questo obbligo legale è stato stabilito dal Parlamento nella legislazione approvata prima della proroga, e non viene modificato dalla decisione della Corte suprema. La differenza principale è che il primo ministro e il governo saranno ora sottoposti al controllo parlamentare nelle prossime settimane. I Comuni e i Lord saranno in grado di sfidare i piani di Brexit del governo e anche di esaminare qualsiasi legislazione che il governo faccia per prepararsi a uscire dall’UE».

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