lunedì, Agosto 3

Regeni, notizie choc: ‘Torturato più volte in 7 giorni’

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Giulio Regeni interrogato per sette giorni e torturato con intervalli di 10-14 ore prima di morire. Le terribili rivelazioni arrivano dalla ‘Reuters’, che è riuscita a parlare con due fonti della procura egiziana che a loro volta riportano la testimonianza di Hisham Abdel Hamid, direttore del dipartimento di medicina legale del Cairo, che ha eseguito l’autopsia. Una notizia questa che confermerebbe l’ipotesi (smentita sempre dal ministero dell’Interno egiziano) di cattura del giovane da parte dei servizi di sicurezza egiziani, che usano proprio certi tipi di pratiche. La notizia poi è che Regeni è stato ucciso «da un colpo con un oggetto appuntito alla parte posteriore della testa». La Reuters scrive di aver provato a contattare il principale portavoce del ministero degli Interni egiziano e lo stesso Hamid, ma senza successo. Il ministero della Giustizia egiziano ha però smentito le notizie, definendole «destituite di qualsiasi fondamento». «Questa notizia pubblicata dai media che citano la deposizione di Abdel Hamid davanti alla Procura è menzognera e destituita di qualsiasi fondamento», le parole di Shaaban El Shami, assistente del ministro della Giustizia per la Medicina legale. «Notizie che provengono da fonti che vogliono deformare la realtà per scopi politici e che non hanno nulla a che fare con la verità». Intanto sono terminati gli interrogatori di 24 persone al Cairo: «Un  team congiunto di esperti egiziani e italiani sta investigando sul caso Regeni. I risultati dell’inchiesta saranno resi noti non appena l’indagine sarà conclusa», ha detto il primo ministro egiziano, Sherif Ismail, nel corso di un’intervista televisiva.

Intanto la Wind ha ritirato dalle principali reti tv e dai social l’ultimo spot che aveva lasciato senza parole diverse associazioni umanitarie come Amnesty International e Antigone, oltre che la stessa famiglia di Giulio Regeni. Nello spot, un uomo (l’attore Giorgio Panariello) si rifiuta di rivelare i dettagli delle nuove promozioni della compagnia telefonica. Una voce fuoricampo allora ordina ‘Torturatelo!’. «La tortura è un crimine contro l’umanità uno dei più orrendi. Per questo crediamo che usare il tema con ‘leggerezza’ non aiuti, anzi ostacoli l’impegno che da decenni mettiamo in campo per i diritti umani e contro la tortura stessa», l’appello che era stato fatto da Antigone. «In molti Paesi la tortura viene praticata, compresa l’Italia dove da quasi un trentennio aspettiamo una legge che la punisca. In queste ore e questi giorni stiamo piangendo la scomparsa di Giulio Regeni, nostro connazionale, ucciso in Egitto dopo essere stato brutalmente torturato».

Rimanendo in ambito mediorientale, in Libia è pronta a partire la missione a guida italiana. A confermarlo è il segretario ala Difesa USA Ash Carter: «L’Italia, essendo così vicina, ha offerto di prendere la guida in Libia. E noi abbiamo già promesso che li appoggeremo con forza». Intanto il nostro Paese continua nella sua opera di pressione sul Parlamento di Tobruk affinchè vari un governo di unità nazionale (ieri l’ennesimo rinvio). L’Italia è pronta a coordinare operazioni ma la prima condizione è la formazione di un governo di accordo nazionale, afferma il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a New York: «Il livello di pianificazione e di coordinamento tra i diversi sistemi di difesa su un possibile contributo alla sicurezza della Libia è a un livello molto avanzato che va avanti da parecchie settimane».

La Francia nel frattempo continua a muoversi e lo fa con la portaerei nucleare De Gaulle, che si sta avvicinando al Canale di Suez per  effettuare esercitazioni congiunte con la fregata egiziana Tahya Misri e, come riporta il sito israeliano Debka, in vista di un «attacco ridotto di coalizione» contro lo Stato Islamico in Libia «insieme all’Italia, alla fine di aprile o a maggio».

In Siria invece torna a parlare il presidente Bashar al-Assad, che nel corso di una intervista alla rete tedesca Ard ha promesso di far funzionare l’accordo sul cessate il fuoco entrato in vigore alla mezzanotte di sabato: «Faremo la nostra parte in modo che funzioni la tregua. Ci siamo astenuti da rappresaglie in modo da dare all’accordo una possibilità. Questo è quello che possiamo fare, ma alla fine tutto ha un limite. Dipende dall’altra parte». E fa un appello all’opposizione: «Deponete le armi, se siete interessati a partecipare al processo politico. Ma anche se non siete interessati, non importa. La cosa più importante per me, sul piano legale e della Costituzione, è che ai cittadini non sia permesso tenere mitragliatrici e colpire persone o proprietà. Questa è l’unica cosa che chiediamo, nient’altro. Come ho già detto, offriamo piena amnistia». Assad poi ha parlato di catastrofe umanitaria nel Paese, ma ha smentito le voci secondo cui le sue truppe impediscono la consegna di beni alimentari e forniture mediche agli abitanti delle città controllate dai ribelli: «Come potremmo impedire loro di avere cibo se non possiamo impedire che abbiano armi?». Confermata la ripresa dei colloqui di pace dell’Onu, che è stata fissata per il 9 marzo e non il 7. Lo ha detto l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura. Nel frattempo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani rivela come soltanto il mese scorso in Siria il conflitto abbia provocato almeno 4.802 morti. Tra le vittime 1.109 erano civili, tra cui 234 minorenni e 156 donne. 488 avrebbero perso la vita a causa dei raid aerei russi e lealisti.

Intanto l’ISIS continua nelle sue azioni: confermata la notizia della morte di otto foreign fighter di origine olandese accusati di aver tentato di disertare e di ammutinamento. Lo ha rivelato sul suo account Twitter Abu Mohammad, membro del gruppo ‘Raqqa viene massacrata in silenzio’ (Rbss): «Daesh ha giustiziato otto combattenti olandesi venerdì a Maadan e nella provincia di Raqqa». Secondo la ricostruzione di Rbss, i tre combattenti olandesi sono stati arrestati da membri iracheni dell’Is con l’accusa di voler fuggire, uno è stato ucciso a bastonate durante l’interrogatorio.

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