sabato, Gennaio 25

Regalo di Parigi: armi e munizioni in Congo, destinazione Burundi

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Emmanuel Macron ha appena ricevuto l’incarico presidenziale che già si trova a coprire un regalo lasciatogli in eredità dal Presidente uscente Francois Hollande: un carico d’armi e munizioni pagato dalla Francia e destinato al regime di Pierre Nkurunziza in Burundi. Due le domande imbarazzanti che il neo Presidente Macron potrebbe essere costretto a rispondere in un prossimo futuro. La consegna di armi è inserita nei normali accordi bilaterali del Governo francese? che prevedono rigorosi standard per evitare transazioni commerciali che potrebbero favorire la repressione interna o aggressioni di Paese vicini da parte di un Governo non in linea con i principi democratici. Chi ha autorizzato, e su quali basi legali, una consegna di armi e munizioni ad un regime che dal novembre 2015 non nasconde i suoi intenti genocidari contro la minoranza tutsi?

Queste due domande impedirebbero a Macron ogni plausibile ed accettabile risposta se la precaria situazione in Burundi dovesse degenerare in  genocidio a cielo aperto. Il regime di Nkurunziza da un anno e mezzo sta cercando di creare le condizioni favorevoli. L’unico ostacolo è la riluttanza delle masse contadine hutu a parteciparvi. Ostacolo enorme, ma che potrebbe essere superato grazie all’utilizzo di una milizia numerosa e ben preparata che conti sulla passività della maggioranza della popolazione. Una milizia già esistente: le Imbonerakure forte di 30.000 iscritti a livello nazionale. Nel caso di un genocidio in Burundi, sarebbe la seconda volta che la Francia fornisce armi ad un regime nonostante i chiari segnali che indicano alte probabilità di genocidio. La prima fu in Rwanda, quando la Francia facilitò l’acquisto di un milione di machete dalla Cina, pagati con i fondi della cooperazione coordinati dalla Unione Europea. Machete che furono utilizzati molto bene. Ironicamente il numero di machete comprati coincide con il numero totale delle vittime…

La complicità francese nella consegna dei machete fabbricati in Cina trova ampie prove offerte da varie indagini giornalistiche tra cui quella di Linda Melvern esposta nel suo saggio: ‘Conspiracy to Murder: The Rwandan Genocide‘ pubblicato nel 2006 (edizioni Paperback) e basato sulle testimonianze uffiicali resa da Jean Kambanda durante il suo processo presso il Tribunale Internazionale dei Crimini in Rwanda. Kamanda ricopriva la carica di Primo Ministro nel Governo genocidario creato dalla First Lady Agathe Abyrimana, dopo aver ucciso suo marito, il Presidente Juvenal Hanbyrimana, e fatto esplodere il genocidio. Kamanda giocò un ruolo principale nell’Olocausto e tutti i segreti a sua conoscenza (compreso il supporto francese) furono da lui esposti davanti al tribunale ad Arusha durante il processo svoltosi tra il agosto 1997 e terminato nel settembre 1998. Kampanda, accusato di aver organizzato il genocidio a Butare e Gitarama, fu riconosciuto colpevole e condannato. Lo stesso Kampanda si dichiarò responsabile dei crimini, ma privo di rimorso.

Dopo aver verificato per due settimane varie nostre fonti siamo in grado di fornire parziali chiarimenti e informazioni su un grosso carico d’armi e munizioni destinato al regime illegale del dittatore Pierre Nkurunziza.

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