venerdì, Settembre 25

Referendum: Zingaretti ci è o ci fa? Zingaretti scrive a ‘Repubblica’ e dice che c’è chi lavora contro il PD. Può darsi, ma non è questo il punto, il punto è che cosa sta proponendo il PD per fare riprendere l’Italia? E: anche a riforma elettorale fatta, cosa cambia? Nulla

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In una lunga lettera a ‘Repubblica ormai si fa così neanche più le interviste Nicola Zingaretti si dice stufo di vedere il PD attaccato da tutte le parti, mentre nessuno si rende conto che è proprio il PD quello che guida il Governo. Non so chi gli abbia suggerito questo ‘attacco’, ma a restare un po’ interdetti è inevitabile.
Se c’è una cosa di una evidenza lapalissiana è che
questo Governo non è guidato da nessuno ed è il regno dell’incertezza, del rinvio e dei colpi bassi.
Basterebbe vedere ciò che è successo quando, nel solito decreto legge, il Presidente del Consiglio ha introdotto una normicina per prorogare l’incarico al direttore dei servizi segreti, da lui stesso nominato e a lui molto gradito. Così dicono quelli che ‘sanno’ e io così riferisco: un caso, niente di speciale … davvero? Eppure, lo leggete poco più avanti, un ‘pezzo da novanta’ lancia in TV, auspici Telese e Parenzo, una dichiarazione di guerra, della quale nessuno i due compresi, sembra si sia reso conto. Ma le ‘truppe’ scompaginate degli stellini sì, e, infatti, alla fiducia ‘mancano’ molti voti … di stellini.
Zinga, li leggi i giornali?

In altri tempi si sarebbe gridato allo scandalo, al colpo di Stato eccetera, ma ora il PD tace e acconsente, su una cosa di questa importanza, mah! Ma siccome è il PD che conduce il gioco, secondo Zinga, un gruppo nutrito di parlamentari stellini ha piantato una grana proprio sul punto. Lasciamo perdere se lo si sia fatto per segnalare all’interno del partito lo scarso gradimento per questo Governo o cosa; la cosa importante è che così facendo una volta di più si mostra la assoluta inaffidabilità degli stellini, ma specialmente si è messa in opera l’ennesima subdola manovra per indurre i cittadini italiani a votare SI al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. È talmente ovvia la cosa che non occorre nemmeno spiegarla: si è voluto mostrare che bastano un po’ di parlamentari nonsotto controlloper creare problemi. E quindi meno parlamentari e tutti irregimentati!
Ma così, mi spiace per chi ha inventato la manovra, così si è dimostrato esattamente l’opposto, quello che alcuni, e io tra essi, stiamo dicendo da mesi: ridurre il numero dei parlamentari, allo stato dei fatti, equivale a ridurre al minimo storico gli spazi di democrazia e di autodecisione dei parlamentari.
Infatti si capisce benissimo che ciò che accadrà sarà che non vi saranno più persone ‘libere’ e capaci di decidere da sé, magari male come nel caso dei servizi segreti o bene … non so, secondo me sempre bene se si impedisce a qualcuno di mettere le mani sui e nei servizi segreti, la storia di Italia la conosciamo tutti (Azzolina permettendo, i suoi imbuti non sono ancora arrivati a cancellare anche la storia recente di Italia) e sappiamo quante zone oscure, a dir poco, nella vita dei servizi segreti ci sono … li chiamano ‘servizi deviati’, ma il più delle volte sappiamo benissimo che non erano deviati affatto, ma al servizio di qualche forza politica o economica o di potere.

L’effetto principale di questa pessima riforma sul taglio dei parlamentari (e mi stupisce moltissimo che alcune persone di alto valore come la prof. Lorenza Carlassare, un mito per me, non se ne accorgano) sarà proprio questo: i partirti indicheranno per le elezioni ifedeli’, e quindi il Parlamento si trasformerà in ciò che in sostanza è già oggi, un luogo in cui vi saranno solo yesman, cioè un colpo durissimo alla democrazia: altro che possibilità di indicare persone migliori perché saranno più poche. Chi dice così o mente (e in molti casi è esattamente così, pensiamo a Giggino o alla incredibile intervista dell’altra sera alla signora Taverna) o non si rende conto a cosa andiamo incontro.

Immaginiamo per un momento che Zingaretti riesca a portare a casa la sua riforma elettorale. Immaginiamo, dico, perché sappiamo benissimo che non sarà così: sì forse la legge, come dice sbeffeggiante la signora Taverna, sarà ‘incardinata’ in qualche commissione, ma poi, fatto il referendum, finita la festa gabbato lu santo! E comunque, anche a riforma elettorale fatta, cosa cambia? Nulla. Sono i partiti cheindicano i candidati (e anche se non lo facessero sappiamo benissimo che se non sei gradito al vertice del partito l’elezione te la puoi scordare), e certo, dovendone indicare di meno, sceglieranno solo yesmen. Dice qualcuno, che almeno così non vedremmo Casini in Parlamento, visto che c’è già da sessanta anni. A parte che non credo, Casini può allearsi con chiunque e farsi eleggere, figuriamoci, forse non avremmo più Casini in Parlamento, ma avremmo Taverna e Giggino e i loro accoliti, Meloni e La Russa e i loro, e magari Zingaretti e gli accoliti … di Bettini!
Non capire questo, a me pare assurdo.

E quindi è molto probabile che alla fine tutto andrà come previsto: Giggino avrà la sua libbra di carne, la Taverna ripeterà come l’altra sera che loro accordi non ne fanno con nessuno, anche se ci governano insieme, e alle prossime elezioni si scoprirà che Salvini e Meloni vincono, ma avranno l’entusiastico supporto di Giggino e della Taverna. Vorrei dire ‘scommettiamo’, ma ho i brividi.
Lo dico in modo volutamente provocatorio, ma a me pare evidente che la situazione nella quale andremo a trovarci sarà questa. Con l’aggravante che, se passa il referendum, la forza di Gigginpo & co. sarà ancora maggiore, e vedrete che l’idea di Zingaretti di guidare la scelta del prossimo Presidente della Repubblica, resterà una pia e triste illusione.
Questo è il punto che Zingaretti non sembra capire. Si preoccupa di non apparire subalterno rispetto agli stellini, ma certo non è questo il problema. Anche se sta di fatto, che i disgustosi decreti sicurezza di Salvini là stanno, il reddito di cittadinanza pure e questo Governo mostra ogni minuto che passa la propria inadeguatezza e superficialità.

Non è un caso, a mio parere, che l’altro giorno ilmitePaolo Gentiloni sia intervenuto a gamba tesa che più tesa non si può (non a caso, completamente ignorato dalla stampa), quando ha gridato, davvero letteralmente gridato, che i denari del fondo di rinascita non potranno essere utilizzati per spese pazze o clientelari, tipo una demenziale riduzione delle tasse a vantaggio dei soliti che già non le pagano.
Zingaretti dice che c’è chi lavora contro il PD. Può darsi, ma non è questo il punto, il punto è che cosa sta proponendo il PD per fare riprendere l’Italia?
Questo è il limite tragico della nostra ‘politica’, tutta fatta di guerricciole di posizione, di sgambetti, di colpi bassi, e nulla, nemmeno un poco di proposte serie, magari eseguite da un Governo serio.

Fa una certa impressione leggere Zingaretti lamentare gli attacchi al PD e chiedere di dire chiaramente se non si vuole più continuare l’alleanza con gli stellini. Possibile che non capisca, o finga di non capire (se non lui la sua guida Bettini)? Poi lo dice lui stesso, ‘abbiamo fatto un accordo per accettare la riduzione dei parlamentari in cambio di altre riforme, nessuna delle quali è nemmeno iniziata’, anzi, grazie agli stellini e a Renzi, si rischia di perdere la Toscana e la Puglia.
Zingaretti, lasciandomi confesso completamente di stucco, conclude con una frase che è una resa senza condizioni, quando dice: «
Per questo il Pd è il solo partito politico che ha presentato liste e costruito alleanze ovunque, rappresentando il più stabile e forte argine alla destra di Salvini-Meloni. Peraltro, eccetto una Regione e pochi Comuni, ovunque senza i 5 stelle. Chi vuole impedire la vittoria delle destre e i populismi nella realtà ha un solo strumento: votare Pd, le alleanze di cui fa parte e i candidati che sostiene. Siamo la forza più coerentemente alternativa a una possibile deriva sovranista e di destra. E siamo impegnati per un rilancio forte del profilo riformista del Governo a partire dal Recovery Fund e dell’utilizzo del MES».
Zingaretti, scusi, ha bevuto lei o sono brillo io?
‘ha costruito alleanzecon chi? se gli stellini si sono sfilati e Renzi pure. E lo dice pure! E poi aggiunge che dunque si deve votare PD e le sue (inesistenti) alleanze per evitare la deriva di destra (vedi Giggino e Taverna?) e per utilizzare il MES che Giggino odia per principio.
La dichiarazione di resa, dicevo, eccola: «
Mentre la maggioranza di governo malgrado un anno di nostri appelli, è rimasta divisa. Hanno prevalso dubbi e distinguo spesso davvero incomprensibili e difficilmente tollerabili. Molti si affrettano a dire: “gli sconfitti saranno i democratici”; in realtà alcuni hanno deciso di non giocare neanche la partita ed è il Pd l’unico che con le sue alleanze combatte per vincere». Se alcuni hanno deciso di non giocare la partita e la maggioranza (leggi stellini, Renzi è solo una briscola che gioca di sponda su Giggino) è divisa, che si fa, si sta lì a farsi scannare? Se l’idea è di Bettini o di Zinga, confesso che è troppo raffinata per la mia mente limitata. Se poi l’unica ‘azione’ è lanciare appelli, stiamo freschi. Ma i due oscuri personaggi (non trovo altro modo per definirli) Di Maio e Taverna, gongolano, felici di applicare la regola aurea: ‘tanto peggio tanto meglio’!

Pare che, al solito in zona Cesarini, quando ormai sarà troppo tardi, il PD -bontà sua- riunisca la Direzione (un Congresso, mai sia!) per decidere cosa fare nel referendum. Non resta che sperare che qualcuno si svegli: non ci conterei, ma sperare è l’unica cosa che ci resta. Poi, più di votareNO’ con i brividi nella schiena e il naso turato, non si potrà, sperando che non sia solo una testimonianza.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.