giovedì, Ottobre 29

Referendum: uno schiaffo (ai politicanti) pagato salato (in democrazia) Che fine ha fatto il nostro entusiasmo per la democrazia, la libertà, il progresso? Gli italiani hanno risposto con un ceffone bello forte non solo votando in molti NO, ma non andando in moltissimi votare

0

Alla fine, ciò che resterà davvero di queste elezioni e di questo voto referendario, al di là dei dibattiti, delle urla, degli insulti che abbiamo sentito e sentiremo, sarà un senso di conferma dello svilimento della nostrademocrazia’, reso ancora più tormentoso dalla perdita di un altro personaggio fondamentale della democrazia italiana, Rossana Rossanda, mente critica e dura, mai violenta, lucidamente arresa ad una realtà, che si cerca di cambiare, ma che invece peggiora e alla quale va il mio ricordo reverente.

E se peggiora, l’ho anche scritto ieri, la colpa non può che essere nostra. Abbiamo troppo pensato e creduto che la democrazia fosse una conquista ormai definitiva, e che le tendenze fasciste o fascistoidi fossero ormai un ricordo del passato. Eravamo certi di lasciare e aver dato ai nostri figli cultura e prospettive e ci svegliamo oggi a vedere che la cultura è scomparsa e disprezzata, la conoscenza intesa come competenza, anche e che la loro vita futura è nelle mani rozze di dispensatori di imbuti e di prenotatori di aule ‘cablate’ (cioè piene di fili!) per le lezioni universitarie.
Scrive Gianfranco Pasquino, lucidamente e gelidamente che, alla fine, queste elezioni e questo referendum scorrono come acqua sulla pietra: non servono a nulla e non interessano nessuno. Secondo me eccede nel pensare addirittura che gli europei mai negozierebbero con Matteo Salvini e Giorgia Meloni il fondo di rinascita. I politici sono politici ovunque, e la signora Angela Merkel non è certo diversa dagli altri, e meno che mai la signora Ursula von der Leyen: trattano con chiunque … e poi, lo ripeto da mesi, quei soldi (e anche di più) in Europa (Olanda inclusa) li considerano già spesi, anzi, già buttati dalla finestra e quindi i due galletti andrebbero a chiederli e glieli darebbero, perché con loro, tutti immaginifici dell’autarchia, sarebbe più facile completare il progetto (il ‘capolavoro della Merkel’ l’ho chiamato) di comprarsi quel poco che resta in Italia e lasciarci al nostro destino: gli converrebbe.
Ho scritto molte volte, e ne sono convinto, che all’Europa, all’Europa tutta, interessa di liberarsi dell’Italia: è una pura illusione immaginare che minacciare di andarsene possa spaventarli. L’unica possibilità diversa, è che un governo un po’ (molto, invero) meno governicchio di questo e con un paio di teste pensanti (se nel PD qualcuna ne è rimasta, e comincio a dubitarne) tratti sul serio e costringa a trattare, ‘scoprendo’ le carte del capolavoro.

Comunque sia, alla fine ora e subito tutto si ridurrà al solito berciare dei partiti tra di loro, per i loro giochi sguaiati e grossolani: vedremo qualche esponente politico gongolare inutilmente gioioso di una presunta vittoria o di una non sconfitta. I parlamentari, li vedremo invece tirare fuori i coltelli per difendere i loro posti, comunque in pericolo, perché comunque per loro e i loro capi, inizia di sicuro l’unica cosa che loro interessa e che sanno fare: una resa dei conti, sorda e sordida, ma certa.
Resta a noi, o almeno a me, un senso di spossatezza, di impotenza: che fine ha fatto il nostro entusiasmo per la democrazia, la libertà, il progresso?
Che fine ha fatto, mi domando dato il mio mestiere, se, non per tornare sempre sui medesimi argomenti, un costituzionalista di vaglia, o almeno ‘importante’, come Zagrebelski, che vanta il referendum come prova suprema di democrazia.
C’è più di qualcosa, che deve sfuggirmi, a quanto pare, ma proprio molto più.

Tutti dico tutti, giuristi, sociologi, psicologi, maghi, Otelma incluso, perfino politic(ant)i- sappiamo benissimo (se ragioniamo con la testa, ma specialmente con la realtà) che l’alternativa SI/NO di per sé significa poco, perché una domanda cui si risponde così è necessariamente semplificata, nel senso di essere semplicistica (in altre parole, populista). Quindi dice poco di ‘democratico’, anche perché presuppone due cose difficilissime: che la formulazione della domanda sia fatta bene e non ‘inducendo’ a votare in un certo modo, e che la gente che vota non solo sia perfettamente informata sul significato di quella domanda, ma specialmente che ne conosca a fondo tutte le sfaccettature per scegliere con vera conoscenza di causa. Fantapolitica e fantarealtà, vero prof. Zagrebelski, vero comico Grillo, vero Giggino?…no, Giggino no, lui di ste cose non sa, lui sa solo di poltrone, la sua in primis. E infatti vantando la ‘vittoria’ vuole una legge proporzionale che garantisca la governabilità: esprime cioè una contraddizione in termini, posto che sappia che significa!

Ora, guardiamo al concreto. Al di là di ciò che si è detto nella propaganda battente per il SI (e, noti bene, prof, per il NO non è stato speso nulla in termini politici), il NO ha cercato solo di fare valere un dato politico/tecnico evidente, e innegabile direi: meno parlamentari, maggiore difficoltà di scelta, maggiore probabilità di scelte di persone scadenti, parlamento di yesman in grado, essendo di meno, più facilmente di fare altre riforme costituzionali.
Bene, alla fine hanno votato circa la metà degli aventi diritto e, su di essi, circa il 70% ha votato SI. Cioè in realtà, ha votato SI il 30% circa degli italiani: uno su tre. Evviva la democrazia.

Ed ecco la domanda vera, che non rivolgo al prof. Zagrebelski visto il modo pregiudiziale in cui ha fatto propaganda per il SI, ma che rivolgo ai lettori e a chi abbia un’idea di cosa sia il diritto costituzionale: questa è una prova preclara di democrazia? Questo è il modo migliore di applicare la nostra Costituzione? ivi compresa la frasetta di Einaudi decontestualizzata.

Però una cosa balza agli occhi: gli italiani hanno risposto con un ceffone bello forte, specie a Giggino e a ciò che rappresenta: non solo votando in molti contro, ma non andando in moltissimi nemmeno votare. Giggino tuona felice di avere vinto, ma cosa ha vinto? La gente, nella sostanza, ha risposta alle urla di Giggino e soci, con l’indifferenza. Che poi lui parli di risultato storico è comprensibile, mica sa cosa sia la storia!

A mio modestissimo parere, quello del referendum è l’unico voto che conta oggi, perché è la misura dell’attenzione degli italiani a questo ceto di politici di serieb’, e della sonora dichiarazione di sfiducia verso questa politica. In qualunque Paese normale, ciò dovrebbe fare molto pensare, da noi, temo, no.

Ma approfondiamo, perché nel frattempo ci sono anche i risultati regionali, dove sembra evidente che, da qualunque parte le si guardi, le divisioni strumentali tra le forze politiche, specialmente a causa degli ondeggiamenti folli degli stellini e dei ricatti dei renzini, hanno comunque portato ad un risultato deludente, comunque lo si guardi, per quella che si autodefinisce la forza portante del Governo, il PD. Dove ora cominceranno a volare le coltellate, immobilizzando ulteriormente il PD e, alla fine, lasciando più spazio ancora alla confusione grillina e all’immobilismo di puro potere del Governo di pochette. Al di là delle evidenti manovre che cominceranno per dire che si deve andare ad elezioni. In una parola, Zinga, se non fosse quella mozzarella che è, dovrebbe subito, ora stesso, fare notare agli stellini e ai renzini che se si sono perse le Marche è colpa degli stellini, se si fosse persa la Toscana, la stellina avrebbe ottenuto il 6%, cioè nulla, ma quanto bastava, quanto alla Puglia, è sotto gli occhi di tutti.

Ma da italiano, e per gli italiani, vorrei sapere: chi governa oggi, quanto contano gli stellini e i renzini, che si aspetta a farlo capire anche a noi?
Per mia fortuna non ‘faccio’ politica, ma se dovessi e potessi dare un suggerimento a Zingaretti, sarebbe uno ed uno solo: sguainare la spada e fare politica e liberarsi subito, ma proprio subito, di Conte che non può continuare e di quei tanti stellini cha hanno dimostrato (come non pochi non stellini) di essere più che degli incapaci, in nome di una cosa molto fuori moda (ne accennavo ieri): le Istituzioni.
Noi abbiamo il problema, serissimo, di presentare un programma accettabile alla UE (che significa noi stessi!!!), dove ‘accettabile’ significhi un progetto di rilancio robusto e serio dell’economia italiana, in funzione italiana, buttando a mare il progetto reale esistente di utilizzare quei soldi per salvare qualche capra e qualche cavolo, coprire gli italiani di soldi ‘a pioggia’ e svendere l’Italia alla Germania e non solo. Zingaretti, felice, parla di nuovi programmi e di decisioni, vedremo, ma mozzarelloso come è … . Ma, vedremo: io resto convinto che ora come ora o Zinga sfodera la sciabola e il manganello e ‘prende Di Maio per il cravattino’, come si dice, Bettini incluso, o ha chiuso. Che peccato (ma è solo lo specchio della pochezza dei nostri politicanti) che non abbia trovato una parola per ricordare la Rossanda, anche grazie alla quale lui esiste. Perché ciò presupporrebbe disporre di un ceto politico non dico serio, ma almeno raziocinante.

Sugli altri, Zaia escluso, una frana. E questo aprirà, io credo, una frattura forte nella destra: il che dimostra l’urgenza per Zingaretti di mettersi a fare politica. E invece oggi sentiremo (anzi, lo abbiamo già sentito): Giggino saltare di gioia per la strepitosa vittoria, del nulla; Salvini e Meloni è ovvio, inutile parlarne, ecc., anche Renzi, vedrete, avrà la faccia tosta di parlare! E Conte? Cercherà di mettere un altro paio di viti (anzi stavolta dei fischer, hai visto mai) tra il suo sedere e la poltrona, tanto poi con le prossime elezioni comunque dovrà andarsene, ma almeno resta fino alla feccia. Poi, non si sa mai …

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.