mercoledì, Agosto 5

Referendum: spersonalizzare e spacchettare field_506ffb1d3dbe2

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Saving Private Renzi‘? Prematuro, metterla in questi termini, ma come da qualche mese stiamo ripetendo, non è pensabile che poteri reali, nazionali ed extra nazionali, non si preoccupino (e dunque si occupino) di quello che può accadere nel nostro Paese con la tumultuosa e poco affidabile del Movimento 5 Stelle e la progressiva perdita di incisività del centro-sinistra, del Partito Democratico in particolare, di Matteo Renzi nel caso specifico. Non è immaginabile in una situazione nella quale alternative visibili costituite dal centro-destra non se ne scorgono, né nell’immediato, né in una ragionevole prospettiva. L’altro giorno è sceso direttamente in campo Carlo De Benedetti, con un’intervista al ‘Corriere della Sera‘ che non è passata inosservata. Altri seguiranno, più o meno esplicitamente.
Per tornare all’interrogativo d’apertura: ‘Salvare il soldato Renzi‘. Gli interrogativi sono se il gioco valga la candela, e che prezzo si è disposti a pagare, tenendo conto dei risultati finora conseguiti, non esattamente brillanti. Dunque: da una parte lanciargli, fin che è conveniente, salvagenti; dall’altra, al tempo stesso, predisporrepiani B‘, per non essere travolti dai prossimi, già annunciati, tsunami.

Quali le possibili prossime mosse? Per esempio una robusta sforbiciata al sistema elettorale, chissà perché chiamato ‘Italicum’, fino a quando si è in tempo. Puntare, magari, più decisamente sul maggioritario, prima che piombi il verdetto della Corte Costituzionale. Il 62 per cento dei deputati del PD è favorevole, ed è una buona base su cui lavorare, considerando che il centro, alleato del Governo, e il centro-destra, difficilmente potrebbero rispondere picche.
Il cosiddetto ‘Italicum’ è figlio di un momento politico preciso: quando il PD, forte del risultato conseguito per il Parlamento Europeo, si accreditava il 41 per cento dei votanti (sembra un risultato enorme, che però, considerando l’altissimo numero di astensioni, inevitabilmente assume connotazioni meno trionfalistiche di quelle accreditate da Renzi). E’ in quell’occasione che si manifesta insieme un delirio di potenza e di presunzione. Perché con alterigia si sono respinti gli ammonimenti a non varare sistemi elettorali tagliati su misura del singolo partito che viaggia sull`onda del successo, come se si trattasse del vestito per un gobbo e il sarto deve addolcire questo suo difetto fisico. L’esempio, ancora una volta, viene da oltr’alpe: Francia, Germania, Gran Bretagna ci insegnano che i nuovi sistemi elettorali devono riflettere le necessità legate a mutamenti storici importanti, non espressione di una mera contingenza. L’Italicum risente di una impostazione di tipo proporzionale che non consente agli elettori di votare singoli candidati, collegio per collegio, ma per liste di partito a livello nazionale. Liste preconfezionate dai sinedri dei partiti, in una logica da ‘prendere o lasciare’. Quello che accade è che l’elettore lascia; o prende quello che prende, voto sempre più ‘contro’, e rarissimamente ‘per’. Non è certo bello cambiare la legge elettorale nelle more della Corte Costituzionale sull’Italicum, e mutare una normativa che le Camere bene o male hanno comunque già approvato. Non è bello, ma è il minor male; e anche quello che si presta a minor contestazioni di carattere giuridico-tecnico, che sono importanti quanto le ragioni ‘politiche’. L’attuale dirigenza del PD dovrebbe avere l’audacia e l’intelligenza di tornare sui suoi passi, e puntare a quel modello ‘francese’, che un tempo era scolpito nel suo programma. L’uninominale a turno doppio consentirebbe agli elettori di scegliere il candidato tra quelli proposti dalle forze politiche. Ci sarebbero 630 confronti, 630 eletti: il cittadino elettore potrebbe, in questo modo, ritrovare il gusto di una partecipazione alla consultazione elettorale; e i partiti sarebbero spronati a individuare candidati che hanno una certa ‘presa’ nei luoghi dove si presentano. Il doppio turno, inoltre, metterebbe un ragionevole argine a organizzazioni e candidati estremisti.

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