giovedì, Ottobre 29

Referendum: le bestemie di Gustavo Zagrebelsky Sorprende, conoscendo la sua autorevolezza e la sua indiscussa (finora) onestà intellettuale, una intervista a favore del SI’ sul foglio ufficiale degli stellini, il Sabato preelettorale di silenzio. Non è casuale e, francamente, nemmeno molto elegante

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Potrebbe dispiacere, ma duole, duole soltanto che una mente aperta e alta, ma proprio davvero, come Gustavo Zagrebelsky, si presti ad un gioco non proprio lineare, in senso etico e non solo ‘di sartoria’ … dico così perché è proprio lui che ne parla, quando accenna ai ‘tagli lineari’, considerati, dice lui, una delle principali motivazioni del NO al referendum per il taglio dei parlamentari.
Sorprende, dico, perché conoscendo la sua autorevolezza e la sua indiscussa (finora) onestà intellettuale, è ovvio che una intervista a favore del SI’ sul foglio ufficiale degli stellini, dove da settimane non si fa che dire che il NO è la soluzione preferita da Cirino Pomicino e dai ‘vecchi’ … quelli che Grillo vorrebbe abbattere, è ovvio, dico, che una simile intervista, il Sabato preelettorale di silenzio, non è casuale e, francamente, nemmeno molto elegante.

Eh sì, caro prof. Zagrebelski, proprio sì. Perché la sua posizione è perfettamente legittima, ma proprio perché è la Sua (la maiuscola non è un errore, ma poi non la uso più) ci si aspetta che porti argomenti di rilievo, insomma (uso una parola molto poco amata dai politicanti nostrani) culturalmente significativi. E, forse mi sbaglio, ma se io ho argomenti da esporre, lo faccio per discuterli, non per farli cadere sul piatto quando ormai i commensali non sono più tavola.

Dico, dunque e ripeto, mi sorprende e mi addolora. Ma forse mi addolora soltanto, perché quanto a sorpresa, forse non dovrei poi averne tanta. Anzi, dovrei dire: bravo prof. “giusto al fin della licenza io tocco” e nessuno può replicare.
Siccome nel mio piccolo mi è accaduto di studiacchiare malamente qualcosa di diritto e non solo, cerco negli argomenti del prof. le motivazioni, se non giuridiche almeno culturali del suo Si. Solo per poter replicare se ne sono capace, o per imparare, come è giusto in chi come me non è all’altezza di tanto vertice, non ha rivestito cariche tanto importanti, e potrei aggiungere altro, ma basta così.

Certo, il ‘taglio lineare’ non significa molto, ma è un modo (rozzo, professore, ne convengo rozzo, ma che colpisce) per dire che un taglio puro e semplice non cambia la sostanza, ma rende solo più difficile la funzionalità. O simili cose. Ma, me lo permetta, non è da lei replicare dicendo che si domanda perché non i tagli cubici o sferici. Se questo è il suo senso dell’umorismo, manco Grillo. Se è un argomento, mah, non lo capisco proprio.  

A parte i tagli, lei si chiede, in effetti, se questa riforma non abbia per effetto -cito le sue alate parole- che «si alza implicitamente la soglia per accedere al seggio parlamentare. Ciò crea difficoltà per i piccoli partiti e porta con sé un effetto maggioritario. Questo è un argomento serio, ma non necessariamente a favore del No … Dipende da quel che si pensa in tema di rappresentanza politica. I piccoli e piccolissimi partiti sono un bene o un male per la democrazia?». Eh no, professore, proprio no, questo da lei mai me lo sarei aspettato. Sorvolo sulla superficialità del discorso, certo in una ‘intervista’ non si entra nel merito analitico, ma dire che i piccoli siano un male è una bestemmia. E lei lo sa benissimo: è una bestemmia contro la democrazia, è una bestemmia contro la libertà, è una bestemmia contro la morale, è una bestemmia contro la storia.
Tutti, dico tutti proprio tutti i movimenti di ribellione alla oppressione sono nati da ‘piccoli’, poi diventati grandi. E lei, proprio lei, dà una intervista al foglio ufficiale degli stellini, nati piccolissimi e ignorati (se lo ricorda il suo conterraneo Fassino? Che figuraccia!) sono diventati molto più grandi, anche se (e di questo lei qui non parla, strano) i temi che agitano sono tutti temi populisti e non della migliore specie; e poi ora sono grandi loro e quindidagli al piccolino’. E lei che è ungrande costituzionalistadovrebbe sapere bene che sono stati i populismi biechi quelli che hanno portato al potere sia i nazisti e i fascisti che, molto spesso, icomunisti’. Ma lei fa di peggio. Perché si domanda se i piccoli siano o meno un male, lo domanda al foglio che non li vuole, e non risponde, lascia la domanda in sospeso … eh no, professore, così non si fa, questi sono trucchetti da ingegneri informatici pentiti, roba da pochette!
Abbia il coraggio di dire che i piccoli sono un male, e vanno messi a tacere, magari ignorandoli. E lo dice lei, che in qualche modo ‘viene dal ‘68’, quando la vocina dal ‘Manifesto’ si cercava in tutti modi di sopprimerla, e oggi dice che i piccoli sono un male!
Ma poi, caro professore, per definizione nessuno è un male: sbaglio?

L’argomento principale del NO, e lei deliberatamente lo trascura, è quello dell’attacco alla democrazia, alla rappresentanza.
Un attacco violento e ripetuto, portato fino al limite dal comico suo amico che vuole una dittatura (lo dice lui, non io) e lascia cadere l’argomento come se fosse irrilevante, dicendo che sì si dice sempre ‘sta cosa ma in fondo non vale molto.
A parte Lorenza Carlassare, che è un gigante che lei cita a sproposito perché diceva altro, l’argomento vero è questo e solo questo. Dire che fatta unapiccolamodifica poi se ne può fare un’altra, è, me lo permetterà, infantile: stiamo parlando della Costituzione italiana, non di una frittata di maccheroni, da mangiucchiare un pezzetto alla volta. Se non c’è undisegno’, si fanno solo danni. E infatti per ora, e chi sa per quanti altri anni, tutto ciò che avremo, se passa il referendum e io spero ardentemente che non passi, sarà un Parlamento più piccolo, intasato ancora più di oggi, considerato, dal popolo aizzato dai populisti, un luogo di perdizione e di spreco da abolire, e abitato solo dai manutengoli dei boss dei vari partiti … o pensa seriamente che in un Parlamento più piccolo, invece di Di Maio e Toninelli, di Renzi e di Marcucci, di Salvini e di Meloni, ecc., ci saranno … già, ci saranno chi? Hegel, Croce, Kant, Habermas, o per venire a noi, Cacciari, Giorello, Asor Rosa? Suvvia, almeno abbia il buon gusto di non prenderci in giro.

Siamo, caro professore, in Italia, un Paese nel quale (lei è stato professore, ha insegnato, ha detto ha scritto, come me del resto, meglio certo, ma come me, e quindi dovrebbe come me sentirsi responsabile di ciò che accade in questo Paese: io, almeno, non ci dormo la notte!) c’è una scuola che grida vendetta, governata (si fa per dire) da una con un imbuto e un banco a rotelle in mano e un altro con uno zainetto colmo di ‘conoscenze’ da appendere sulle spalle degli studenti, che non vanno a scuola da sei mesi e ci andranno ora un po’ sì e un po’ no, in parte via internet e hanno fatto esami farsa e ottenuto promozioni assurde.
Un Paese, caro professore, dove una preside burocrate, come la gran parte, purtroppo, dei presidi e degli insegnanti e dei sindacati che gli stanno dietro, invita le ragazze della sua scuola a non mettere la minigonna, perché l’occhio dei docenti ‘cade’ … e non se ne vergogna. Lo capisce, professore, che dire e fare una cosa del genere, non è tanto tornare a cento anni fa non è questo il punto, è l’affermazione, la constatazione della completa incapacità e non volontà di educare, innanzitutto certo gli stessi docenti, ma in particolare di educare al rispetto delle istituzioni, tutte le istituzioni. Dove non si va in minigonna per rispetto dell’istituzione non del docente guardone, che a sua volta, però, va a scuola in giacca e cravatta, vestito con decenza e … rispetto per l’istituzione. Questa, sarebbe stata l’educazione che avrebbero dovuto impartire quella scuola e poi farsi una risata sulla minigonna.

E lei, professore, il sabato prima del voto, non si rende conto di quanto il suo discorso cada nella melma di un Paese sconvolto, incolto, governato da gente che definire di serie b sarebbe un complimento, con idee e progetti (quali, non si sa) che definire a loro volta di serie ‘b’ sarebbe un altro complimento. E lei, a questo Paese, propone di avvalorare l’idea che il Parlamento non serve.
Ormai il voto è quasi fatto, io il mio NO l’ho dato.
Ma le auguro, caro professore, di non accorgersi troppo tardi di quanto sia pericoloso, anche solo culturalmente, sorridere al populismo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.