venerdì, Settembre 25

Referendum: il ‘NO’ all’aristocrazia dell’incompetenza Il progetto è chiaro: meno parlamentari, meno scocciatori, per di più in un Parlamento ‘abitato’ da incompetenti scelti, per lo più proprio perché incompetenti, dai vari capibastone

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Non vorrei apparire né irriverente né cinico, ma una dichiarazione di una persona di riguardo come Romano Prodi, mi lascia completamente esterrefatto.
Dice Prodi, nel dichiarare (meno male!) il suo ‘NO’ al referendum per il taglio dei parlamentari (ipocritamente lascito in libertà di voto dai soliti italovissuti, per avere così il piede in ogni scarpa), la seguente frase: «Se vogliamo raggiungere l’obiettivo di rendere il Parlamento autorevole e responsabile verso i cittadini, occorre … fare ogni sforzo per orientarsi verso un sistema elettorale in cui i partiti, su cui grava la responsabilità di indicare i candidati alle elezioni, siano spinti a scegliere persone che, per la loro autorevolezza e per la stima di cui godono, abbiano maggiore probabilità di essere votate dagli elettori del collegio con il quale dovranno mantenere rapporti continuativi per tutto il corso della legislatura». Purtroppo questa è la tesi del tentennante Nicola Zingaretti e di molti altri.

E dunque guardiamoci bene intorno, perché questo referendum, come ho scritto molte volte, sarà un passaggio decisivo della nostra storia: sì, proprio così, della nostra storia.

Dice Prodi, in sostanza, non tanto (badate è fondamentale) che si deve modificare prima il modo di eleggere i parlamentari: maggioritario, sbarramento, non sbarramento, maggioritario corretto, circoscrizioni e via complicandoci la vita a vantaggio di chi di queste cose e su queste cose ci campa, ma che i parlamentari devono essere autorevoli. Come vedremo tra poco, lo stesso dice Paolo Flores D’Arcais, ma per giungere alla conclusione inversa ... il che mi conferma nell’idea che quello non è il punto centrale.
Ciò che dice Prodi, infatti, va benissimo, ma non qui, non in Italia, non in Italia oggi.

C’è una regola ferrea, credo, in sociologia, o almeno credo che vi sia, ma certamente in politica e non solo. Ed è quella per la quale se ioscelgouna persona per aiutarmi o per lavorare per me o accanto a me, io invariabilmente sceglierò una persona peggiore di me, per impedire o cercare di impedire che quella persona da me scelta mi ‘soffi il posto’, per così dire, appena possibile. È questa la malattia tremenda della quale vive la nostra politica, proprio questa. I partiti e per essi i ‘capi’ dei partiti, scelgono invariabilmente le persone più vicine al più classico degli yesman che sia possibile. Ma la cosa più grave è, appunto, che scelgono.
È lì  -mi perdonerà il professor Prodi se mi permetto-   è in quella frase che sta la gran parte del male della nostra politica: «i partiti siano spinti a scegliere» le persone migliori. E ciò attraverso un sistema elettorale che, caro prof. Prodi, non si capisce perché solo perché c’è dovrebbe ‘spingere’ i partiti a scegliere le persone migliori. Anzi, visto che sono di meno, mi aspetto che sceglieranno tipi ancora peggiori di oggi e del tutto ‘fedeli’ … mica sono scemi!
Ma, ciò posto, un dubbio: migliori rispetto a che e a chi? E come si fa a stabilire che sono migliori di altri? E chi lo decide?
Ma specialmente, se ciò deve accadere ad opera di partiti che ‘scelgono’ i candidati, già solo questo è una lesione della democrazia: l’elettore va a votare per persone scelte da altri, da una piccola conventicola di persone per lo più in ombra, non può fare altro. Se io volessi candidarmi, per fare un esempio scherzoso, secondo voi quale partito troverei disposto a candidarmi? Ma specialmente quante ostilità troverei in quelli che, dopo anni di tiro della carretta si dovessero trovare in seconda linea rispetto a me? Ne so qualcosa per avere seguito uno di quelli di cui parlo, poi ‘silurato’ perché toglieva il posto a qualcuno ‘del’ partito!
Che c’entra il ‘rapporto col territorio’? frase vaga e imprecisa. Che vuol dire: che il candidato passa la sua giornata a girare nel suo ‘territorio’ a chiedere alla gente ‘tu che vuoi’? e poi come farebbe a realizzarlo? visto che su dieci persone consultate le proposte saranno almeno nove e tutte in contraddizione tra di loro? Come è naturale, sia chiaro: la politica è proprio questo ‘sintesi e mediazione’, non compromesso.

Avanti, non prendiamoci in giro. Un candidato deve necessariamente avere presente i problemi nella loro complessità e sapere scegliere alla luce, ecco il punto, delle sue idee o di quelle del partito che lo candida o, meglio, della realtà, della scienza, dell’utile collettivo, della … cultura! Dove, la parola importante è ‘scegliere’: che non vuol dire Scilipoti, ma libertà, e quindi capacità di giudizio sì. Ma prima ancora si dovrebbero cambiare gli stessi partiti, perché è solo lì’, nei partiti e nei loro organismi, che si possono formulare i progetti.
Ma in questi ultimi decenni, l’unica cosa certa che abbiamo fatto (vocazione al suicidio) è stata di farci guidare dal populismo più sfrenato e stupido, e perfino non solo di stellini e leghisti, se solo pensiamo ai radicali di Marco Pannella e Emma Bonino, alla distruzione dei partiti. Che oggi sono dei gusci vuoti e indebitati (quindi affamati!), abitati da titolari di ‘tessere’ o simili, ma incapaci di elaborare politiche. Una volta, i partiti, i cui responsabili pure rubavano a mani basse, nel rubare cercavano anche di pensare, di avere quei famosi progetti e visioni, dei quali parliamo sempre ma che non vediamo mai. Perché ormai la politica è solo compromesso, ricatto, cinismo e incompetenza, perché nessun ‘politico’ ha realmente conoscenza dei problemi che deve affrontare e, dato che ha distrutto scientemente la burocrazia trasformandola in un ammasso di travet intenti solo a scansare fatica e spesso nominati dal ‘capo’ e quindi inaffidabili, non solo non ‘sa’, ma specialmente nessun politico ha unprogetto per la societàche dovrebbe dirigere.

Potrei aggiungere che sorprende molto che Flores D’Arcais dica che si tratta di una riformetta ininfluente, proprio nel momento in cui smonta il Parlamento per mostrarne la sua attuale vacuità, che, però, è la vacuità della politica italiana. Che vogliamo fare? continuare così con meno parlamentari vacui e transumanti, oppure (e questo, confesso, mi fa gelare il sangue e mi conferma nella mia opinione sul reale obiettivo di questa riforma) avere un Parlamento di «pochi membri, riconoscibili e controllabili dai cittadini»: un ritorno all’aristocrazia o al governo dei filosofi di un certo Platone?
Non sapevo che Flores D’Arcais tenesse tanto a diventare parlamentare, uno dei pochi parlamentari residui … lui ne propone 100 in tutto, ehilà! Ma vi rendete conto? Sì, il progetto di MicroMega di 34 anni fa, altro che.
È proprio vero che questo Paese è sull’orlo di una involuzione autoritaria devastante! Vai a vedere che finiranno per mettersi insieme stellini, leghisti e ultra-sinistri filosofici per fare un bel governo di salute pubblica: poi tireranno a sorte per decidere chi farà Robespierre! Attenti che, nel suo piccolo, Giggino ci ha già pensato, come ricordavo tempo fa. Quanto ai politici ‘controllabili’ dai cittadini: quali, quanti, dove, come; che facciamo, le esecuzioni del politico di turno in piazza? Ma non lo sa Flores che la storia insegna che proprio così nascono e si consolidano duci e Führer!?

Ma, avete mai provato ad immaginare un incontro (bisogna portare le cose alla realtà, no?) tra Zingaretti, Renzi, Di Maio, Salvini, Meloni e via immaginando, e magari con Conte, Toninelli e Grillo oltre Borghi … Casaleggio al telefono che consulta Rousseau? Che si direbbero, di che parlerebbero? Di una sola cosa: di potere e di come spartirselo. Del resto che altro sanno?
E allora è proprio dai partiti che si deve cominciare, e non solo facendoli rinascere e magari finanziandoli (salvo arrestare i ladri), ma pretendendo che siano fucine di elaborazioni, di pensiero, centri di ricerca veri. Fantascienza, direte, certo fantascienza.

Ma qui intanto, di fronte ad un Governo che non riesce nemmeno a prendere l’iniziativa di fare indossare mascherine agli scolari, c’è una iniziativa devastante, voluta da un ‘partito’ che non a caso dice di non essere un partito, che concepisce i parlamentari come dei mangiapane a ufo, che vorrebbe sceglierli a sorte, che considera i vecchi da buttare, che ritiene che le regole vadano ‘semplificate’, non applicate: è di queste ore la possibilità di uno scudo penale per presidi delle scuole alle prese con il Covid-19.

Il progetto è chiaro, la ‘visione’ è chiarissima: meno parlamentari, meno scocciatori, per di più in un Parlamento intasato dai decreti legge fiume di un Governo inadatto ad esistere, e quindi effettivamente impotente, anche perchéabitatoda incompetenti scelti, per lo più proprio perché incompetenti, dai vari capibastone, in un Parlamento che, dico, non sarebbe capace nonché di opporsi, nemmeno di comprendere l’accentramento ulteriore di poteri reali nelle mani di pochi, per di più incompetenti.

Accettare oggi la riforma costituzionale, non a caso voluta da chi concepisce lo Stato solo come Stato autoritario, pur essendo per lo più incompetente e ignorante, significa non soloumiliareil Parlamento (non i singoli parlamentari, che manco se ne renderebbero conto), ma sopprimere di fatto l’unico ostacolo, magari solo teorico, allo strapotere dell’Esecutivo, che nel frattempo sta anche studiando (si fa per dire!) il modo di annullare o rendere molto più difficile alla Magistratura di agire.
E sorvolo (ma ci tornerò) sulle mene di secessione strisciante ad opera di Regioni ridicole, che sarebbe un gravissimo pericolo, se chi dovrebbe fare la secessione non fosse quello che è o meglio quelle macchiette che sono!

Ma allora, direte, non c’è speranza? No, ma unabottaseria a questo progetto, potrebbe fare riemergere un minimo di volontà politica progettuale, ma specialmente farebbe forse cadere questo governicchio, imponendo la scelta di un Governo vero, che ci permetta di sopravvivere come Italia in Europa. In Italia, io continuo ad esserne convinto, ci sono energie poco note, messe a tacere umiliate, ma forti: sono le ultime residue, se non si trova il modo di liberarle, non abbiamo partita!
Attenti, signori, se passa questo referendum, non solo non vi sarà riforma elettorale, ma rischiamo di vedere un qualche Giggino affacciarsi al balcone di Palazzo Chigi a proclamare che dopo avere sconfitto la povertà, ha sconfitto il Parlamento … o magari, invece di Giggino, il bel Conte – pochette, con algida compagna al fianco!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.