venerdì, Ottobre 18

Reddito di cittadinanza a ex terroristi? Sì, in nome della legge La pena serve a punire e redimere. Dal momento in cui ha scontato la sua pena, ha saldato il suo ‘debito’ con lo Stato, da quel momento è un libero cittadino. Nulla e nessuno può discriminarlo perché ha commesso un reato

0

Come a qualcuno è certamente ben chiaro, io ho di Massimo Gramellini una stima infinita, al limite della prostazione. Anche se lo odio quando vedo come riesce a scrivere … io darei un braccio per scrivere anche una sola volta nella vita così.
Insomma non è il mio idolo, è di più, molto di più. Lo leggo ogni giorno, ogni giorno mi congratulo mentalmente con lui, ogni giorno gli ‘smoccolo’ perché scrive meglio di me. 

Ma anche i migliori, possono sbagliare, anche Gramellini. Ieri, 2 Ottobre 2019. Ieri, a meno che l’articolo non lo abbia scritto al suo posto la moglie o il portiere, o Pietro Senaldi o forse addirittura Vittorio Feltri, oggi la ha detta grossa, ma proprio grossa, ecco perché dubito che lo abbia scritto lui, o penso che lo abbia scritto in stato di ubriachezza o sotto l’effetto di stupefacenti orientali raffinatissimi, o magari distratto dagli amorosi sensi e perversi della splendida Geppi Cucciari.
Scrive, infatti, a proposito del fatto che un certo Raimondo Etro, brigatista rosso, terrorista, ecc., riceva il maledettissimo reddito di cittadinanza, una bruttura: il reddito, non il fatto che lo riceva costui. Appunto. Ho toccato l’argomento già ieri, ma serve reagire a quanto sostenuto da Gramellini.

Non so quale sia la condizione giuridica oggi di quel tale, uno schifoso delinquente, condannato solo a 20 anni. Oggi, forse è libero per sconti di pena o altro. Non importa. Mi spiace per Gramellini, quel tale è un cittadino italiano, anzi, un uomo che vive in questo Paese. Ha più o meno scontato la sua pena ed è un uomo insopportabilmente arrogante e volgare, se è vero come pare, che abbia detto, alle proteste di coloro che dai suoi reati hanno subito danni gravissimi e perfino la morte, che dei loro sentimenti se ne frega e che il reddito gli spetta e se lo tiene.
Dunque però, due cose: ha scontato la pena, è un arrogante volgare.

Di arroganti volgari, in questo Paese, ce ne sono molti, moltissimi, ma non si prevede nella nostra legislazione di condannarli. Purtroppo, direi, ma è così. Personalmente considero l’arroganza (e sorvolo sulla supponenza) una cosa disgustosa e insopportabile, mi riservo di usare parole violente e dure contro coloro che lo sono, mi rifiuterei di stringergli la mano … come dire che non mi piacerebbe di stringere la mano a Renzi?, sì, esattamente. Ma ciò non toglie che questo non è un reato.
Se la legge fatta da Giggino e Co. prevede che una persona così possa accedere al reddito, questa persona, caro Gramellini, ne ha diritto. Punto e basta.

Leggo, sempre in Gramellini, che la legge prevede che non si possa dare il reddito a chi abbia commesso reati negli ultimi dieci anni. Se è così, la legge non la ho letta né intendo leggerla, però penso che la norma non sia costituzionale. Gramellini, invece, lamenta che non si sia esteso il termine a venti anni e più.
E lo fa con questa frase terribile: «A me invece continuano a sembrare pochi. Più che con Etro, bisognerebbe prendersela con chi ha stabilito che a dieci anni da una sentenza passata in giudicato si può concedere una prebenda di Stato al complice di una strage. Forse non sono abbastanza comprensivo, ma con le mie tasse preferirei che si finanziassero le vittime, non i carnefici, compresi quelli che si atteggiano a vittime».
Eh no, proprio no, questo è inammissibile.

Intanto un po’ di correttezza nell’uso delle parole: non è una prebenda’, ma un aiuto economico dato a chi sia in difficoltà; Etro non è un carnefice, è un assassino, usiamo le parole giuste al posto giusto, un assassino -cosa ben diversa da un carnefice- che ha scontato la pena. E dunque.

Primo. Le pene sono stabilite dallo Stato, nell’interesse dello Stato e solo dello Stato. Il risarcimento del danno spetta al danneggiato, ma la pena è compito e interesse solo ed esclusivamente dello Stato. È dall’età del bronzo, che il delinquente non viene più dato alla famiglia perché lo punisca, ma allo Stato. Tanto è vero che è lo Stato, non il danneggiato, che può decidere sconti di pena, o anche di non punire in cambio, ad esempio, della denuncia di altri reati.
Questi sono principi elementari di diritto, quelli che si imparano nei primi sei mesi di frequenza di una Facoltà di Giurisprudenza; certo Giggino non li conosce, ma Gramellini dovrebbe saperlo: duole, duole assai che sembra che non lo sappia o che, accecato da … già da cosa? non se ne ricordi.

Secondo. La pena serve a punire e redimere. Cominciamo dal punire: ciò significa che ogni persona che abbia commesso un reato e ne sia stato punito, dal momento in cui ha scontato la sua pena, ha saldato il suo debito con lo Stato, ripeto con lo Stato e basta. E quindi, da quel momento è un libero cittadino o una libera persona se non cittadino, esattamente come gli altri tutti gli altri. Nulla e nessuno può discriminarlo perché ha commesso un reato, avendone scontato fino in fondo o fino a dove l’ordinamento giuridico prevede, la pena. Anche solo ‘richiamare’, ricordare il fatto che ‘ha’ commesso un reato per il quale ha scontato la pena, è un fatto illecito. Ma specialmente, Gramellini, è un fatto moralmente riprovevole.

Terzo. Riprovevole perché la pena serve a redimere il criminale, che, una volta scontata la pena, è ‘giuridicamente redento’ e ciò è inattaccabile. Nulla e nessuno può affermare il contrario, perché lo prevedono la legge e la Costituzione.
Nel caso di specie si può anche pensare che quel tale sarà pure redento, ma si esprime in maniera inaccettabile. Ma formalmente e sostanzialmente parlando è redento a tutti gli effetti, e quindi, così come può avere il micidiale reddito di cittadinanza, può anche rivendicarlo. Che poi abbia il cattivo gusto, la volgarità, l’ignominiosa cattiveria di rivendicarlo con arroganza è un fatto che qualifica negativamente quella persona specifica dal punto di vista etico e perfino di civiltà, ma in nessun caso ne riduce i diritti, in nessun caso.
Negarglieli, o dolersi che ne goda, o augurarsi che non possa goderne è, prima di tutto, e per me che faccio il giurista, innanzitutto, una cosa giuridicamente inaccettabile, una cosa illecita.

Sul piano etico, dargli addosso perché ‘ha’ commesso un reato, è, a mio parere, insensato e eticamente condannabile. Libero ognuno, e quindi anche Gramellini, di considerare disdicevole eticamente che quel tale ‘goda’ di quel diritto, ma giuridicamente ne ha diritto.

E, vede dottor Gramellini, dire che giuridicamente ne ha diritto’, vuol dire esprimere nei riguardi di questa e di qualunque altra vicenda del genere, una garanzia, una garanzia per tutti, cittadini e non, tutti. Garanzia significa proprio questo: la certezza che, qualunque sia l’idea di chi ‘comanda’ o ha potere, quel diritto sarà rispettato, non per benevolenza di chi comanda, ma perché impedirlo è impossibile. Certo dottor Gramellini, una cosa così elementare è incomprensibile a chi fa del populismo e dell’aizzamento dei sentimenti e delle pulsioni più basse della gente la fonte e la base del proprio potere; non la scriverei mai, una cosa del genere a un Di Maio, a un Salvini, a un Dibba, a un Renzi, a un Grillo, ecc. Ma a lei, dottor Gramellini, sì, perché credo che oggi il suo autista che ha scritto per lei quell’articolo, verrà invitato a stare più attento la prossima volta, anche se, da quel brav’uomo che lei è, non lo licenzierà.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.