giovedì, Ottobre 29

Recovery Fund, MES, Sure: si sono fatti i conti senza l’oste Terzo Settore? La progressione ‘economico sociale’ degli investimenti non si potrà ottenere senza la ‘filiera sussidiaria’ che è un processo di integrazione fra aziende pubbliche, private profit e non profit

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Il Recovery Fund italiano si traduce tatticamente nel rapporto fra risorse-euro e obiettivi, in linea con le strategie del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). E’ lo spin off operativo italiano del Next Generation EU che è stato approvato nel Consiglio Europeo del 21 Luglio 2020.

Nel linguaggio d’uso si parla ,concretamente ,dell’ammontare del Recovery Fund che,per l’Italia, è di 209 miliardi di euro, di cui 82 a fondo perduto e 127 di prestiti che saranno rimborsati con un tasso che dovrebbe essere veramente conveniente.

Il Recovery fund è collegato al Bilancio pluriennale dell’Europa e fa parte di uno stanziamento di 750 miliardi che, per la prima volta, saranno raccolti sui mercati (quindi un debito comune). Ora c’è il passaggio istituzionale della ratifica del Parlamento italiano.

Il MES sanitario (Meccanismo Europeo di Stabilità, 36 miliardi di euro per l’Italia ) investe solo in sanità ed anche in questo caso,insieme al SURE (‘Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency’, 4 miliardi di euro per l’Italia – Fondo europeo per i lavoratori e per le imprese in difficoltà occupazionale) le cifre sono ingenti e mai viste prima. Qualcuno può pensare alla battuta maccheronica deigiocatori di poker, ‘piatto ricco mi ci ficco’ cioè ‘non posso esimermi dal partecipare a questa mano dato che il piatto è così invitante’, ma,in questo caso il mazziere è la Comunità Europea che ha già dichiarato che i controlli saranno puntuali (non puntuti) e ci potrebbero essere operazioni di ‘freno’ da parte degli Stati membri (si veda il ruolo degli Stati ‘frugali’).

Fino a qui le risorse a disposizione (sono ‘tanta roba’), ma affrontiamo uno snodo molto importante: queste risorse si investiranno con quali obiettivi strategici?  

Si leggono, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR),tre linee strategiche: Modernizzazione del Paese; Transizione ecologica; Inclusione sociale e territoriale, parità di genere.

Modernizzare il Paese significa, anzitutto, disporre di una Pubblica Amministrazione efficiente, digitalizzata, ben organizzata e sburocratizzata, veramente al servizio del cittadino………… creare un ambiente favorevole all’innovazione ………………………..utilizzare al meglio le tecnologie disponibili per incrementare la produttività dell’economia e la qualità della vita quotidiana”.

“ Modernizzare seguendo tale percorso è inoltre presupposto per la realizzazione della transizione ecologica………….. base del nuovo modello di sviluppo su scala globale. Per avviarla sarà necessario intervenire sia sul lato della domanda sia sul lato dell’offerta. In primo luogo, occorre ridurre drasticamente le emissioni di gas clima-alteranti in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo. In secondo luogo sarà necessario migliorare l’efficienza energetica delle filiere produttive, degli insediamenti civili e degli edifici pubblici e la qualità dell’aria nei centri urbani e delle acque interne e marine.”……..

“Si dovrà inoltre investire nella ‘bellezza’ dell’Italia quel capillare intreccio di storia, arte, cultura e paesaggio, che costituisce il tessuto connettivo del Paese. A tal fine è necessario rafforzare la tutela dell’immenso patrimonio artistico, culturale e naturale …………………………con attrazione di flussi turistici. Inclusione sociale e territoriale vuol dire ridurre le diseguaglianze, la povertà e i divari, che impediscono a tutti i cittadini di partecipare pienamente alla vita economica, sociale e culturale e di godere di un tenore di vita e di un benessere considerati accettabili”……..

La realizzazione della parità di genere richiede di intervenire sulle molteplici dimensioni della discriminazione in essere nei confronti delle donne”……….

Dopo questo ‘ripasso’ dei punti strategici ci si domanda: chi mette a terra questi obiettivi? chi accompagna il sistema?  

E qui casca l’asino! In termini di narrazione pubblica e convegnistica c’è, sotto traccia, la convinzione concettuale che se si fa sviluppo economico si fa anche sviluppo sociale. Ma è vero anche il contrario! Infatti economico e sociale sono due azioni che, in modo sincrono, sviluppano il benessere della nazione. Che è olistico, cioè sociale ed economico.

Questa progressione ‘economico sociale’ degli investimenti del Recovery Fund, del Mes sanitario e del Sure non si potrà ottenere senza la ‘filiera sussidiaria’ che è un processo di integrazione fra aziende pubbliche, private profit e non profit (e quindi di integrazione di attività) continuo, progressivo e cooperante. In combinazioni diverse e tali da convergere verso risultati (outcome) di produzione di utilita’ pubblica correlata allo sviluppo economico, finanziario e sociale, di erogazione di beni e servizi adeguati alla domanda (espressione del bisogno) della comunità come insieme di soggetti singoli (uomini, persone, cittadini con cittadinanza) o soggetti istituzionali (aziende pubbliche o private). La politica degli investimenti non si può fare senza la filigrana fra pubblico e privato ad impatto economico e sociale. Per la ricchezza dell’Italia in  COVIDera.

In Italia il protagonista quantitivo e qualitativo del sociale è il Terzo Settore o meglio l’insieme delle ‘imprese sociali non profit’.

Ma qui c’è il nodo: il terzo settore non viene citato (in termini gergali ‘non viene filato’ nel nostro dprr (mentre in Francia sì). Quindi non si capisce chi presidierà il sociale senza il Terzo Settore: solo il pubblico? solo il privato profit?  Se così fosse la storia ci dice che le percentuali di fallimento sono alte e quindi vale la pena rivedere le strategie operative coinvolgendo le imprese sociali non profit del Terzo Settore (richiamo normativo?).

La co-programmazione e co-progettazione tra la Pubblica Amministrazione e gli Enti di Terzo settore dell’art.55, del Codice del Terzo Settore (Legge delega 106/2016). Una collaborazione in ‘filiera’ tra aziende pubbliche, private profit e non profit con la comune finalità volta al perseguimento dell’interesse generale della comunità e in piena attuazione al principio costituzionale di sussidiarietà.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.