sabato, Ottobre 24

Recovery Fund: Merkel e Macron fanno l’Europa, noi chiacchiere Quella che hanno fatto i due è politica allo stato puro: rischiando assai all’interno, per consolidare la propria leadership in Europa, nel senso dell’Europa unità politica federale. Noi abbiamo i Renzi, i Bonafede, i Di Maio …

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Di problemi da trattare ce ne sarebbero molti, ma, svogliatamente, oggi è una giornata strana l’aria pesante il caos della mezza riapertura dove nessuno ha capito nulla di nulla e i colpi bassi si sprecano, sfoglio il Fatto e faccio un salto sulla sedia. Leggo testualmente: «L’ex capo ora sta benissimo senza esserlo: libero di studiare e muoversi da ministro degli Esteri ». Si parla di Luigi Di Maio, detto familiarmente Giggino, l’ex ‘capo’ del Movimento, che, pare, sta pensando ad un rientro in scena comeri-capo’, per fare un partito vero e proprio, mettendo al vertice Chiara Appendino o magari Paola Taverna (due fari luminosi di chiarezza politica e larghezza di vedute e lungimiranza e cultura sterminata), tagliando fuori Davide Casaleggio e tagliando anche le unghie dei piedi, non di più, a Dibba e dimenticando la povera Virginia Raggi -mi fa quasi pena.

Sorvolo sul fatto, non da poco, che il nome di Beppe Grillo nell’articolo non compare neanche una volta, ma il salto deriva da due cose evidenti. Studiare: Giggino è libero di studiare e per di più di studiare da Ministro degli esteri. Studiare, mah, sia pure, però, da Ministro degli Esteri? … e finora che ha fatto? Mi guardo in giro e le uniche cose che mi saltano all’occhio sono due: ilsalutovanaglorioso e buffonesco con mascherina tricolore, sgomitate e strette di gomito a Silvia Romano, e l’opposizione stolida e preconcetta al MES, insieme il silenzio plumbeo sul Fondo di rinascita/ripresa della UE, lui, invero, lo chiamerebbe se sapesse di che si tratta, ‘Recovery Fund’, fa più chic e poi lui parla fluentemente inglese.

E appunto, il fondo di rinascita. È una carta pesante quella messa sul tappeto da Angela Merkel e Emmanuel Macron, e non si può fingere che non vi sia. E quindi togliamo subito dal tavolo le solite lamentele sciocche e para-sovraniste del due Lescano della nostra politica, Salvini-Meloni. Che lamentano che siano loro due a decidere e chi sono i padroni? Chiudiamola lì: non sono i padroni, fino a pochi anni fa quei due avrebbero fatto la proposta in … tre, perché ci sarebbe stata anche l’Italia. Se oggi l’Italia non c’è, la colpa non è loro: loro fanno politica, noi facciamo chiacchiere.

Da dire ci sarebbe subito e chiaramente che la cifra è enormemente troppo esigua (nessuno dei due è così scemo da volere davvero metterci tutto il necessario … perderebbero la supremazia, questo forse Di Maio lo ha già nel programma di studio): gli USA hanno messo sul tavolo 4 mila miliardi, la Cina qualcosa del genere, l’Europa dovrebbe fare lo stesso.
Ciò premesso, la proposta è ottima non solo nel merito, ma nella forma. Perché è, credo, la prima volta che l’Europa agisce (o si propone di agire) come Istituzione extra-statale (non uso mai il termine di moda e odiato da Salvini chi sa perché, ‘sovranazionale’ non per motivi politici, ma perché è una sciocchezza pura, è una parola senza senso) per fare cose unitariamente, attraverso l’unico organo realmente europeo che è la Commissione (scandalo … come, dici che è una cosa buona e non è eletta!) sì, la Commissione che rappresenta l’Europa: neppure il Parlamento, purtroppo, lo fa, perché si divide spesso per influssi nazionali, ma di ciò in altra occasione.

La Commissione gestirebbe direttamente quei fondi, che graverebbero sul bilancio europeo, anche se poi la stessa Commissione (appunto, la Commissione non una banca) dovesse prestarli agli Stati, piuttosto che darlia fondo perduto’ (altra affermazione senza senso, ma di nuovo rinvio ad altre occasioni) agli Stati stessi. Da tempo vado dicendo qualcosa del genere, anche se, a mio parere, la Commissione dovrebbe avere il coraggio dimettere i piedi nel piattoe investire direttamente quei soldi in opere, magari in particolare di natura ambientale e di recupero edilizio e territoriale: le due cose su cui si svilupperà certamente l’economia nei prossimi anni, anzi, decenni.

Si tratta -penso che perfino Di Maio potrebbe comprenderlo- di una vera e propria rivoluzione copernicana, che vede in prima fila (non vanno trascurate certe cose) proprio lo Stato la cui Corte Costituzionale, pochi giorno fa, ha praticamente detto che l’Europa non esiste, e alla quale nessun leader, dico nessuno, nemmeno l’Italietta di Conte – pochette ha offerto una mano per uscire dal ginepraio in cui la Corte l’ha messa. La rivoluzione sta appunto nel fatto che è l’UE in quanto tale che assume un debito per finanziare progetti di crescita degli Stati membri: non si chiamano bond, ma in pratica lo sono. E se in Italia in particolare esistesse la politica, almeno finché Di Maio non avrà dato l’esame, ‘serio’ ma rigorosamente via internet, di quinta elementare politica, tutti dovrebbero gridare di gioia.
Che non vuol dire: ‘che bello proprio quello che dicevo io’, ‘finalmente ci aiutano’, ‘vince la solidarietà’ e altre simili sciocchezze. Quella che hanno fatto i due è politica, politica allo stato puro: ciascuno di loro, da un lato, rischiando assai all’interno, dall’altro, per consolidare la propria leadership in Europa. Ma, lo si voglia o no, è inevitabile dirlo, ma nel senso dell’Europa, unità politica federale.

Un politico serio, prenderebbe la palla al balzo e si darebbe da fare sia per aumentare di molto la somma, sia per fare a sua volta politica e cercare di assumere almeno una compartecipazione a quella leadership.

Ma lasciamo correre. Qui siamo tutti alle prese con problemi ben più seri e affascinanti. La garanzia alla FCA per quella sommetta di quasi sette miliardi, e la ‘questione Bonafede’. In entrambe le vicende -ma tu guarda un po’!-, c’è Matteo Renzi. Che, al solo scopo di mettere il Governo in difficoltà e acquisire meriti con gli eredi Agnelli (già conquistatori di ‘Repubblica’, ma in via -scommettiamo?-, di essere ridimensionati assai nella nuova azienda a direzione francese!), come aveva fatto con Sergio Marchionne, ha subito sbraitato, con la solita finezza che lo distingue, ma specialmente con quel senso dello Stato che lo caratterizza, che si deve accettare senza fiatare. Così se anche Roberto Gualtieri avesse voluto anche solo fare finta di trattare, era bruciato. Ma era ovvio che il ricatto sono i cinquantamila dipendenti e quindi accettare si deve, ingoiare il rospo anche, ma, se Renzi riesce a fingere per una volta di avere senso dello Stato, si potrebbe studiare il modo per garantirsi, ma molto seriamente, che la FCA investa effettivamente e non si limiti a scappare col malloppo, come molti temono. Del resto da un tycoon o meglio un pescecane, per citare il mai superato Brecht, che cosa ti aspetti se non di cercare di arraffare tutto quello che può? Ma, direte, è solo una garanzia su un prestito. Certo, ma se poi non restituiscono una parte e un’altra la investono in Olanda, noi che facciamo? ‘marameo’?

Quanto a Alfonso Bonafede, lo ho scritto più volte, dimettersi dovrebbe a prescindere, perché non esiste come Ministro (ma certo non sarebbe il solo, se soltanto penso ai Ministri della istruzione, universitaria e non!), ma nella specie stupisce e indigna che non abbia reagito nell’unico modo in cui può: querelando o denunciando Nino Di Matteo, tanto più che il silenzio plumbeo del Consiglio Superiore della Magistratura e del Capo dello Stato, dovrebbero indurlo o a reagire a cannonate o ad andarsene. Cosa, quest’ultima poco di moda da noi. Ma di nuovo Renzi ci mette lo zampino per fare vedere che se Bonafede non si dimette, lui dà fuori da matto, impiastra una polemica sterminata e poi … abbozza per amor di patria.
E Nicola Zingaretti? Possibile che in questo Paese si debba continuare ad andare avanti con i protagonismi buffoneschi di pochette, le stranezze di Giggino e le alzate di ingegno di Renzi & co.?
Caro Zingaretti, d’accordo sul senso di responsabilità, ma se ci sei batti un colpo, anzi un paio, altrimenti, francamente, anzi affettuosamente, dimettiti tu!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.