sabato, Luglio 4

Recovery Fund in salsa spagnola: innovativo, difficile, ma non utopico “Non ci sarà altra scelta che cercare alternative al di fuori della logica del mercato” per superare questa crisi. Intervista a Carlos Ballesteros García, economista dell'Università Pontificia Comillas di Madrid e Direttore dell'ICADE Business Social Consulting

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Luis Garicano, capo della delegazione di Ciudadanos al Parlamento europeo e vicepresidente di Renew Europe, lo scorso 12 aprile, in vista del Consiglio europeo del 23 aprile, quello che doveva affrontare la questione del percorso verso la ripresa economica, in primis il piano relativo al Recovery Fund, e che si è concluso, per dirla con ‘Politico’, con i leader UE «hanno trovato il modo di non essere in disaccordo, decidendo in anticipo di non cercare di concordare», dalle colonne di ‘El Pais’, aveva fatto un intervento che in qualche modo anticipava la proposta del Governo spagnolo presentata a Bruxelles. Garciano l’aveva sintetizzata così: «utilizzare il bilancio dell’UE affinché la stessa Commissione emetta un debito perpetuo. Che gli interessi vengano pagati con il reddito proprio della nuova comunità (imposta digitale, sul carbonio, sulla plastica), in modo che nessun debito nazionale sia mutuato, come temono i Paesi del nord, né aumenta il contributo degli Stati. Il nuovo reddito proprio rappresenterebbe 26.000 milioni all’anno, con i quali, con un tasso di interesse del 2,5%, l’UE potrebbe prendere in prestito più di un trilione di euro. L’Europa potrebbe quindi cessare di essere un prestatore di ultima istanza e diventare un investitore».

I risultati del Consiglio di ieri 23 aprile, secondo alcuni lasciano spazio a una soluzione molto vicina a quanto proposto da Madrid, è di questo avviso Carlos Ballesteros García, economista dell’Università Pontificia Comillas di Madrid e Direttore dell’ICADE Business Social Consulting, con il quale abbiamo continuato il nostro tentativo di capire che ne sarà di una proposta che sembra andare in una direzione nuova.

Professore, il Governo spagnolo ha inviato a Bruxelles un suo piano per il Recovery Fund. Dopo la riunione di ieri lei è positivo?

La proposta del Governo spagnolo, sostenuta da Francia e Italia, e approvata dal Consiglio europeo ieri, è quella di istituire un fondo per la ricostruzione, del valore di 1,5 trilioni di euro, che è praticamente equivalente alla dimensione dell’economia italiana. La proposta è innovativa per diversi motivi:

1) Non si limita solo agli effetti immediati della crisi, ma parla di ricostruzione a lungo termine. Equivale al Piano Marshall del dopoguerra

2) È finanziato dai bilanci dell’UE, non con l’emissione di debito (i famosi eruobonos o coronabonos che infastidiscono tanto Angela Merkel e i Paesi Bassi), ma con l’innalzamento del tetto di spesa e quindi solo gli interessi sarebbero pagati e verrebbero assunti in solidarietà da tutti i membri. Fino ad ora, tutte le misure previste dall’Eurogruppo (mezzo trilione di euro in salvataggi di Mede, garanzie della Banca europea per gli investimenti e fondi per i fascicoli di regolamentazione del lavoro temporaneo) erano basate su prestiti rimborsabili dagli Stati, il cui obiettivo sarebbe quello di facilitare liquidità nei primi momenti della crisi, ma senza impatto reale per la ripresa economica considerata essenziale. Il fondo di recupero è completamente diverso: trasferimenti di fondi. Sarà finanziato attraverso il margine esistente nel bilancio dell’UE tra la spesa reale (circa l’1% del PIL) e il massimale delle cosiddette risorse proprie (il massimo del reddito potenziale, 1,20%). Questo 0,20% di materasso, che aumenterebbe dallo 0,8% al 2%, verrebbe finanziato applicando, tra gli altri, un tasso sulle emissioni di Co2.
3) Non sarebbero distribuiti in base al PIL o alla popolazione come al solito, ma in base agli effetti del coronavirus.

Ci sembra di capire che questo piano vada nella direzione di un bilancio europeo vero, gestito dalla Commissione, mediante il quale la stessa, attraverso un vero e proprio Ministro dell’Economia europeo, investa in tutta Europa. E’ così?

L’UE sarebbe un progetto fallito senza un meccanismo di governance comune e un dirigente con ampi poteri: se crediamo in un’UE come un vero progetto comune, deve avere meccanismi di azione autonomi e agili. Proprio come c’è un rappresentante PESC-UE all’esterno (‘Ministro degli Affari esteri’) dovrebbe essere lo stesso in economia. Un Ministro dell’Economia indipendente dall’Eurogruppo, ma subordinato ad esso. Ma questo suppone di fare un passo precedente e concordare un modello comune: il welfare state in stile scandinavo / modello socialdemocratico? Il modello germanico centro-europeo più vicino al neoliberismo? Modello mediterraneo con una società civile sussidiaria e sovvenzionata?

In quale contesto in quale humus politico si è formata questa proposta?

Un contesto di perplessità e una certa mancanza di lungimiranza, con un Paese frammentato e polarizzato e con molta sofferenza. Un contesto in cui l’estrema destra populista aveva guadagnato una forza che forse non corrisponde ad essa, ma che sa usare per mettere in discussione gli sforzi ben intenzionati ma a volte improvvisati di un governo fragile, che stava iniziando il suo viaggio, in cui c’è una forza A sinistra, non ha ancora realizzato il suo ruolo di Stato, che deriva dall’indignazione pubblica della crisi del 2008 e non si è ancora posizionato come governo ma è ancora attivo.

Il piano prevede un debito perpetuo il che significa che agli investitori sarebbero pagati solo gli interessi e non si prevede una restituzione del capitale. A suo avviso una proposta del genere può essere accolta dalla comunità finanziaria, dai mercati?

È difficile da accettare, ma la gravità di questa crisi rende molto necessario cambiare radicalmente le forme. Non ci sarà altra scelta che cercare alternative al di fuori della logica del mercato. Alla fine del secolo scorso, l’antropologo Fiske ha stabilito che tutti i gruppi umani sono collegati in quattro modi fondamentali o, che è lo stesso, che ci sono quattro diverse spiegazioni per comprendere le giuste relazioni:
– Pari rapporti, secondo i quali tutte le persone sono soggette agli stessi diritti e doveri per il solo fatto di appartenere allo stesso gruppo. Pertanto, quelle relazioni che sono stabilite tra uguali sono giuste e quelle che sono riconosciute come tali facendo parte dello stesso gruppo sono uguali. – Rapporti di mercato, in base ai quali le persone hanno obblighi e diritti nella stessa misura in cui contribuiscono al gruppo. L’idea di giustizia in queste relazioni prescrive che è giusto che chi contribuisce di più riceva di più.
– Relazioni gerarchiche in cui una persona ha diritti e doveri in base al suo status, alla sua posizione nel gruppo. La giustizia, il giusto, è stabilita dall’idea di luogo o strato.
– Relazioni comunitarie che in qualche modo richiamerebbero il vecchio aforisma marxista ‘a ciascuno secondo le sue necessità, a ciascuno secondo le sue capacità’ secondo cui la giustizia è un concetto relativo alla situazione vitale di ciascuno e si basa sull’auto-percezione e la responsabilità individuale (onestà) di ciascuno, che prenderà ciò di cui ha bisogno dal fondo comune e contribuirà con tutto ciò che può.
Queste relazioni funzionano bene quando sono perfettamente identificate quando ognuna dovrebbe essere esercitata e forse nei momenti di shock è necessario cercare il sostegno delle relazioni comunitarie e collettive, basate sulla fiducia reciproca e non su quelle puramente mercantili o gerarchiche. Le aziende, alcuni, lo stanno realizzando e iniziano a cambiare il loro modo di relazionarsi con la società, cercando la reputazione, ovviamente, peggio, anche un reale impegno nei confronti dei problemi.

E’ una proposta utopistica o innovativa? Quali sono i punti deboli e i punti forti?

È innovativo, come ho già detto sopra. È complicato e difficile, ma non utopico. Si basa sull’idea di un’Europa unita che sia un’utopia? Oggi l’Europa è un insieme di Paesi, Nazioni, priorità e obiettivi simili ma non condivisi o comuni. Pertanto, fintanto che ogni Paese si schiera dalla propria parte, senza una vera idea dell’Unione è impossibile farlo.

Vista da fuori ci pare una proposta molto innovativa di un Paese, di un Governo che da una parte ha capito perfettamente che il mondo si deve preparare a una nuova economia totalmente diversa da quella attuale e dall’altra che vuole per davvero andare nella direzione degli Stati Uniti d’Europa. E’ così? Ci dia, la prego, una sua lettura da dentro, da cittadino di questo Paese.

La Spagna si trova in una situazione difficile. L’Europa come concetto è molto lontana dalle priorità dei cittadini e le restrizioni e le misure di austerità imposte dalla crisi del 2008, che sono state vissute come una certa aggressione dalla Germania, sono ancora recenti. A ciò si aggiunge una forte ascesa di estrema destra nazionalista e conflitti locali molto forti (Catalogna). Adesso o mai più. Se non vedi una risposta unificata, comune e solidale da parte dell’UE su questo tema, i cittadini spagnoli si chiederanno al di fuori di che cosa fa parte l’UE?

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