venerdì, Luglio 10

Recovery Fund: ecco l’Europa a due velocità, praticamente una banca L’UE, attraverso gli Stati economicamente più forti, diventerà una sorta di finanziatore occhiuto degli Stati meno forti

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A leggere la dichiarazione del Presidente del Consiglio europeo, non si evince gran che sulle decisioni proposte il 23 aprile scorso sulle misure per contrastare il coronavirus Covid-19 in Europa. Normale, perché in genere il Consiglio non rende noto ciò che fa e dice, preferisce lasciarlo trasparire, per significare che la trattativa politica è sempre in moto.

Appunto: il Consiglio è un organo politico, dalle competenze vaghe, tanto vaghe che alla fine ha straripato e straripa, con grave danno alla logica dell’UE, che, invece, è, nei trattati, la logica di una Istituzione con competenze e poteri precisi. La cosa, però, è molto menonormaledata la situazione nella quale ci si trova in Italia, certo, ma in Europa: sottolineo ‘Europa’, perché gli effetti devastanti del virus hanno determinato costi altissimi, anche negli Stati europei che non avevano problemi economici particolari, come in particolare la Germania e l’Olanda, anche se la situazione generale dell’Europa era ed è, virus a parte, molto negativa.
Per noi italiani, però, il colpo del virus è terribile, anche perché in una situazione economica che era già la peggiore di Europa (e per nostra colpa, nostra solo nostra, segnatevelo, perché ora ci torno) e col virus ci siamo trovati di colpo in ginocchio.

Nel bene o nel male, il Governo italiano, raffazzonato qualche piccola cosa ha fatto, con mille pasticci ed esitazioni, con novecento consulenti misteriosi che lavarono nel segreto che manco James Bond, con una maggioranza instabile e litigiosa ma specialmente ignorante e incompetente, e alle prese con una opposizione a dir poco ridicola e irresponsabile -guardate l’opposizione portoghese!
Il Governo, per di più, è presieduto da un personaggio unico nel suo genere: avvocato avvocato, avvocato del popolo, amico e socio di Salvini e Meloni, amico e socio di Zingaretti e di Renzi, anzi, no, di Renzi no o forse sì purché se ne vada, eterodiretto da Di Maio o da Grillo o da Casaleggio o forse no, piacione e suadente, diretto (per fortuna ma) a fatica dall’unico che sembra capire quello che accade, Sergio Mattarella, che però a sua volta fatica molto a impedire le solite sbandate, e poi non può stargli dietro come la balia. Bene, tant’è.
Facciamocene una ragione, non abbiamo tempo per discuterne e litigarci su, però ricordiamocene appena avremo un momento di relativa tranquillità. Questo Governo, dunque, bisogna dargliene atto, con grandecoraggio’, inventa qualcosa come 100 miliardi per cercare di tamponare la situazione.

Ecco un primo punto: ‘inventa’, perché i denari non ci sono, letteralmente, bisogna farseli prestare, dagli stessi italiani in minima parte e dagli investitori stranieri in massima parte.
E questo è il secondo punto: perché gli investitori stranieri valutano se investire o meno nel nostro debito sulla base di ciò che accade da noi, il famoso spread. E quindi, terzo punto, per avere un tasso di interesse pagabile -guardate che, oggi come oggi, siamo al 150% del Prodotto italiano, una cifra, se capisco bene, intorno ai 3000 miliardi- occorre che noi abbiamo comportamenti affidabili verso chi ci presterà i soldi.
La prima cosa dunque da fare, e siamo al quarto punto, è (cioè sarebbe, ve lo vedete pochette con le forbici in mano?) mettere in ordine il nostro bilancio e sparare a zero, anzi, a palle incatenate, contro gli evasori che ci sottraggono 150 miliardi ogni anno che dio manda in terra. Non si tratta ‘solo’ di avere più soldi in mano, si tratta di mostrare che la smettiamo di fare i furbi e cerchiamo di diventare persone serie come in tutti -ripeto tutti- gli altri Paesi europei che contano, dove anche un caffè al bar lo paghi con la carta di credito, sulla quale hai ‘commissioni’ minime.

Ma come, nel momento in cui le imprese faticano tu vuoi fargli pagare le tasse? direbbero Salvini, Meloni, Di Maio, Grillo, Renzi e chi sa chi altri. Ebbene sì, magari gli abbuoniamo quelle di questi mesi, ma le altre, specie le vecchie, , e subitoSento il futuro Presidente di Confindustria dire esattamente questo (e naturalmente parlare della burocrazia, delle leggi incomprensibili, del Governo evanescente e dei sindacati che fanno uno sciopero il 9 Maggio, quattro giorno dopo la ‘riapertura’ … e dagli torto!), ma forse ho udito male; non ci credo, ma la speranza è l’ultima a morire, anche perché per ottenere un recupero delle tasse non pagate un aiuto da parte della Confindustria sarebbe fondamentale, se non decisivo. Avremo la prova tra meno di un mese, quando si dovrà ridurre la circolazioni del contante, vediamo se mantengono il punto, per non parlare del rimborso dell’IVA del premio della Befana, ecc.

E veniamo al quinto punto, quello cruciale, a mio parere: l’Europa.
L’Europa che ha, indubbiamente, è difficile negarlo, a parole, fatto una cosa non usuale: deciso di attivare (chi sa poi come e quando) un fondo nuovo, il Recovery Fund, destinato proprio ad aiutare gli Stati, tutti gli Stati membri, a superare la crisi del virus, ma solo quella. E dunque a procurare soldi ‘freschi’, a parte il famoso MES, che non piace al giovane Giggino e al meno giovane Matteo e alla giovanissima (per definizione, le donne sono tutte sempre giovanissime, beate loro) Meloni, perché poi ‘arriva la troika’. Ora, a parte il fatto che è detto in tutti i modi che non si parlerebbe di Troike di alcun genere, il fatto è che quel fondo potrebbe aiutare l’Italia (e non solo) a tamponare le voragini economiche aperte dal virus nella sanità, ma specialmente a rifarla, visto il tonfo miserando che ha fatto (con buona pace di Fontana e anche di Zaia), ma comunque sarebbe un prestito, da restituire prima o poi, il che non credo aiuti molto il nostro debito pubblico.

L’altra iniziativa, il Recovery Fund, invece, viene sbandierato come una cosa formidabile nuovissima, fondamentale, e per di più come una grande vittoria di ‘solidarietà’ della Merkel e di abilità politica nel ‘convincere’, specialmente gli olandesi. Molti ne parlano con ammirazione. Io, lo vediamo subito, no.

Certamente, negarlo sarebbe solo stupido, è la prima volta che si progetta, per ora solo a parole, un qualche fondo comune da usare per lo sviluppo degli Stati membri. Bene. Finanziato, però, con i contributi degli Stati stessi. Male.

Perché? Ma semplicemente perché questo vuole dire per l’ennesima volta negare ogni autonomia alla UE, che dipende dagli Stati membri per il suo finanziamento, nonostante che i trattati, fin dall’inizio, prevedessero che l’UE si finanziasse con risorse proprie.
Ma sui mercati, spiego meglio: questo fondo, sarà creato emettendo dei ‘bond’, dei certificati di credito (i nostri bot, insomma), la cui emissione è ovviamente legata al bilancio comunitario: più gli Stati danno, più è facile farsi finanziare sui mercati.
Ciò rafforza enormemente il potere degli Stati in quanto tali sulla UE, minandone l’autonomia e quindi laterzietà’. Anche perché, dopo una trattativa che sarà sanguinosa, chi pagherà di più, pretenderà di più. Mi pare ovvio: la Troika non sarà derivante da un obbligo contrattuale, ma, peggio, da un obbligo, o meglio da un potere politico, che sarà sugli Stati membri e sulla stessa UE, da parte di chi pagherà di più … un ‘regalo’ generoso della Merkel o la polpetta avvelenata che si dà al topo?

Ma, per di più, si discute ancora se questo fondo darà denaro agli Stati per i propri investimenti (un po’ come lo Stato dà finanziamenti ai Comuni, per capirci) o prestiti. Si sussurra che sarà una sorta di fifty fifty. Ma allora due conseguenze, entrambe molto negative.

La parte che sarà data in prestito andrà ad aumentare il debito pubblico, insieme all’eventuale MES, al fondo per la cassa integrazione e ai finanziamenti della Banca Europea degli investimenti: per l’Italia pessima cosa. Ma, a parte che ogni Stato farà di quell’investimento ciò che crede, visto che si tratta di un prestito, ci potranno essere delle condizioni, anzi, ci saranno certamente (nessuno presta denaro senza un minimo di garanzie, neanche l’UE), il che riduce fortemente lo spazio di movimento del nostro Paese, certamente tra quelli che avranno bisogno di più. Per di più ben sappiamo come in Italia si stanzia 100 e arriva 15 dopo sei anni! Sulla parte a fondo perduto, vedremo se ci saranno particolari condizioni, ma almeno che siano finalizzati ad un uso ragionevole sarà preteso. Ma, di nuovo, sono denaro dato agli Stati, che ne faranno quello che vogliono, ciascuno per sé.

E dunque?
L’UE, attraverso gli Stati economicamente più forti, diventerà una sorta di finanziatore occhiuto degli Stati meno forti, che perderanno inevitabilmente potere e forza, perché dipenderanno sempre di più dai soldi che potranno arrivargli sia dai mercati per finanziare il debito pubblico interno, sia dalla UE per le condizioni che verranno poste ai versamenti e ai finanziamenti. Insomma, l’UE diventerà una sorta di banca, che, però, come tutte le banche, se vede che vai male, ti toglie i fondi o … ti minaccia di tagliarteli se … Chiaro?

L’UE, invece, è nata per essere una sorta di federazione. Lo dicono esplicitamente i trattati, e specialmente la storia della nascita dell’UE, che dispone di competenze esclusive, cosa veramente rivoluzionaria nella Comunità internazionale. Così, invece, non sarà nulla del genere, ma moltiplicherà le differenze e le diffidenze, cioè moltiplicherà l’uso di quella ‘solidarietà’, intesa come supporto invece che cooperazione per uno sviluppo comune; stavo per dire carità, ma la signora von der Leyen parla di ‘assistenza’.

Il discorso sarebbe lungo e non posso farlo qui ora. Ma l’origine della UE, nel 1951, fu la creazione di una entità che gestiva direttamente alcuni settori dell’economia, sostituendosi agli Stati, coordinandoli fino a decidere, con la CEE dal 1957 in poi, i tipi e le quantità di prodotti, specialmente agricoli, da produrre nei vari Stati. L’UE, cioè, sostituiva progressivamente gli Stati, assumendo su di sé la gestione dell’economia e anche la progettazione del futuro dell’economia. Cioè, gestiva e faceva politica economica.

Trasformarla ora in un elargitore di finanziamenti e controllore di gestione degli stessi, ne snatura la logica e la funzione, perché ovviamente, tra l’altro, favorisce gli Stati che hanno meno bisogno dell’‘aiuto’ comunitario. E strozza gli altri, che a quella ‘solidarietà’ non possono rinunciare.

Lo dico con molta cautela e con molte remore, perché moltissimo dipenderà dalle trattative (che saranno, vedrete, lunghe e faticose e dure) da domani in poi, ma sono state poste le basi (e questo spiega l’entusiasmo della Merkel e l’accettazione dell’Olanda) per la famosa e discutissima Europa a due velocità: una vera, quella settentrionale, e l’altra che diventerà solo il Meridione di Europa, con una Italia in continuo debito di ossigeno e sempre meno rilevante e sempre più bisognosa di … solidarietà.
Il discorso, ripeto, sarebbe più lungo, e io spero davvero di sbagliare, ma temo proprio di non sbagliare.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.