domenica, Ottobre 25

Reato di clandestinità, verso l'abrogazione field_506ffb1d3dbe2

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Nel 2009 il Governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi rese reato l’ingresso e il soggiorno illegali in Italia di persone straniere non comunitarie, punendolo con un’ammenda da 5mila a 10mila euro o l’espulsione. Le stesse violazioni erano già sanzionate con l’espulsione amministrativa, che esiste ancora: il suo iter parte in parallelo a quello penale. Di questo ‘reato di clandestinità’ si discute fin dal suo concepimento. Per i contrari è inutile e dannoso, per i favorevoli un buon dissuasore. Se ne parla anche nell’attuale legislatura, e nel futuro prossimo potrebbe sparire. Con un limite.

Oggi il Senato ha approvato l’abrogazione del reato, riducendolo a illecito amministrativo punito con l’espulsione. Sarà tale solo il primo ingresso illegale, però; i successivi restano perseguiti penalmente. L’abrogazione è contenuta in una legge delega (quella sulla depenalizzazione, per ridurre il numero di carcerati) al vaglio del Parlamento, quindi una volta licenziata toccherà al Governo tradurre in atto con decreto, dopo aver esaminato la questione.

L’abrogazione ‘con limite’ è frutto di un compromesso nella maggioranza fra il Partito democratico e il Nuovo Centrodestra, tradottosi in un emendamento del Governo approvato dal Senato. “Il solito pasticcio“, secondo il professor Riccardo Pisillo Mazzeschi, professore di Diritto internazionale all’università di Siena, componente del Centro interuniversitario di ricerca sui diritti umani e sul diritto dell’immigrazione e degli stranieri (Cirduis) e membro della Corte di conciliazione e arbitrato dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce).

Professor Pisillo Mazzeschi, il Senato ha approvato l’abrogazione del ‘reato di clandestinità’, seppur limitandola al primo ingresso. È una buona o una cattiva notizia, secondo lei?

Penso che abrogare questo reato sia una cosa buona. Il limite al primo ingresso mi sembra il solito pasticcio, un compromesso e una complicazione; già che c’erano potevano eliminare la norma per intero. Tuttavia credo che anche cancellarla del tutto non sarebbe un cambiamento epocale: non ha avuto una grande efficacia, secondo me, perciò toglierla non cambierebbe molto la situazione. Gli strumenti giuridici non mi sembrano i principali in questo ambito; contano di più, ad esempio, gli accordi politici con altri Stati e le misure economiche per l’accoglienza degli immigrati. Comunque mi sembra sbagliato usare lo strumento penale contro chi arriva in modo illegale, perché si tratta di persone a volte in condizioni disperate, non impaurite da quello strumento. Inoltre, penso che l’introduzione di questa norma sia stata motivata più dalla volontà di fare effetto sulla gente comune, per dirle ‘abbiamo introdotto il reato di clandestinità’, in realtà d’ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato. Magari la gente avrà interpretato come un grande cambiamento l’introduzione di questo reato, ma in primis si tratta di una contravvenzione, e secondo impone al reo di pagare dai 5mila ai 10mila euro, il che la rende una punizione abbastanza simbolica. Credo che molti immigrati clandestini non siano impauriti da una sanzione e vedo in questa norma più il desiderio dell’effetto annuncio da parte dei politici.

Lega Nord e Forza Italia, contrari all’abrogazione, sostengono che eliminare il reato incentiverà gli arrivi non regolari di migranti. Che ne pensa?

Capisco, questa è l’ottica un po’ repressiva, anche della legge Bossi-Fini: lo strumento penale come dissuasore. Tuttavia vorrei sapere che ne pensano gli operatori sul campo, i questori e le persone che si occupano d’immigrazione. La norma non ha prodotto gli effetti sperati. L’idea era di prevenire e non credo che questo obiettivo sia stato raggiunto. E poi secondo me è stata una complicazione: ha ingolfato l’autorità giudiziaria con centinaia di procedimenti penali, e intanto si devono valutare le richieste d’asilo, e anche lì le procedure non funzionano, basti vedere i casi delle persone trattenute a Lampedusa. Non è neanche chiaro se il reato sia automatico o si debba anche accertare la pericolosità sociale della persona. L’unica semplificazione alle procedure introdotta dalla norma – non è più necessario il nulla osta del giudice per l’esecuzione amministrativa dell’espulsione – aveva una logica, visto che il nulla osta era inutile in presenza di una sentenza di condanna.

Un provvedimento inefficace, dunque?

Sì. L’inefficacia è la falla più grossa della norma, ed è opinione comune. Comunque ha anche un effetto negativo dal punto di vista sociale: una persona straniera in condizione di clandestinità, sapendo di poter essere incriminata per questo, non cerca lavoro diverso da quello ‘nero’, si tiene nascosta e magari entra più facilmente in connessione con criminali. E ci sono anche altre conseguenze. Una persona da tanti anni in clandestinità in Italia si rivolse al nostro centro per i diritti umani perché aveva paura di riconoscere il figlio naturale avuto da una cittadina italiana, temendo che la sua condizione potesse essere scoperta una volta presentatosi in Comune.

Nel 2008 l’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni disse a una Commissione parlamentare che la norma serviva ad aggirare la Direttiva rimpatri dell’Unione europea: una condanna penale consentiva allo Stato l’espulsione immediata.

Può avere un certo fondamento, ma non mi pare una buona cosa usare lo strumento penale per evitare una direttiva dell’Unione europea, che peraltro mi sembra corretta. Resto dell’opinione che gli strumenti per combattere l’immigrazione clandestina siano altri. Servono accordi con i Paesi dai quali proviene l’immigrazione, per dare loro aiuti e fondi in modo da disincentivare le partenze. Alcune intese sono state realizzate, ma non sono tutte positive; quella con la Libia, ad esempio, a causa dei maltrattamenti nei centri di raccolta dei respinti. Servono accordi seri, ed è necessario controllare affinché i Paesi con i quali sono stipulati li rispettino. Ci vogliono anche controlli efficaci alle frontiere, pena l’inutilità delle politiche contro l’immigrazione clandestina. Bisogna inoltre creare condizioni d’accoglienza decorose, un discorso ampio visto che manca lavoro anche per gli italiani. Di certo sono tutti interventi più difficili dell’introduzione di un reato con cui si  mostra la faccia severa, e bisogna vedere se questo reato è una foglia di fico oppure no. Fra l’altro questa norma punisce anche la colpa, non solo il dolo, quindi anche persone che si trovano per errore in condizione irregolare. Lo strumento penale deve essere serio, si deve anche accertare la pericolosità della persona, e le procedure devono funzionare. C’è bisogno di processi rapidi ed espulsioni funzionanti, che oggi non ci sono.

Come giudica questo reato dal punto di vista del diritto internazionale e del diritto dell’Unione europea?

Lo giudico abbastanza sbagliato perché punisce persone anche in stato di necessità, e lì un giudice ha spazio per non applicare la norma, posto che sia progressista e coraggioso. Reato illegittimo per il diritto europeo forse no: in materia di repressione l’Ue non mette paletti molto rigidi agli Stati. Servirebbe una legislazione più armonica sull’immigrazione a livello europeo.

Nel 2012 la Corte di giustizia europea non bocciò il reato, considerandolo compatibile con la Direttiva rimpatri a determinate condizioni.

Certo, però i tribunali internazionali sono abbastanza cauti nel dire che gli Stati hanno sbagliato, lasciano sempre del margine. Comunque mi pare che la Corte avesse ragione, anche se magari la direttiva ha uno spirito diverso rispetto a quello della norma. Non credo che lo spirito europeo sia punitivo.

Come è trattata la questione all’estero? La penalizzazione degli arrivi non regolari è la norma o l’eccezione?

Non credo sia la norma, anche se l’Italia non è certo l’unico Paese in cui esiste questo reato. Bisogna vedere se negli altri Paesi in cui è in vigore le procedure, i processi e l’accesso all’asilo funzionano bene o no e in quali condizioni sono tenute le persone. Al nostro centro si sono rivolti dall’Inghilterra i legali di alcuni minori stranieri inizialmente giunti in Italia che non volevano essere riportati nel nostro Paese a causa delle pessime condizioni dei centri d’accoglienza. La discussione sul rischio di violazione dei diritti umani di minori non depone proprio a favore dell’Italia.

 

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