martedì, Novembre 12

Rapporto Clingendael: ‘Effects EU policies Multilateral Damage’. Ḥaftar coinvolto nella tratta degli esseri umani Seconda parte del Rapporto del Clingendael Institute, mai pubblicato in Italia e ben conosciuto a Bruxelles e ai media europei

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Qui di seguito vi è la seconda parte della traduzione in italiano del rapporto ‘Effects EU policies Multilateral Damage’ (‘Effetti delle politiche europee. Danni multilaterali’), pubblicato nel settembre 2018, dal Clingendael Institute, Accademia per le relazioni internazionali tra le più importanti in Europa.

Rapporto dove si descrive nei minimi dettagli le responsabilità dell’Unione Europea nei crimini contro l’umanità commessi dal regime islamico sudanese alleato di Bruxelles nella santa crociata contro il negro clandestino. Il Governo italiano è a conoscenza di questo rapporto così come i media nazionali ma, stranamente, non è mai stato tradotto e pubblicato, nonostante che il Sudan sia considerato dalla Farnesina come un Paese africano di prima importanza per gli interessi geo-strategici del nostro Paese.

Nella prima parte abbiamo esaminato le ragioni che rendono il regime islamico sudanese un partner improponibile per l’Unione Europea, le rotte migratorie dal Sudan alla Libia e le criminali attività delle unità speciali dell’Esercito sudanese: Rapid Support ForcesRSF, comandate dal Generale Mohamed Hamdan Dogalo, nome di battaglia Hemetti, responsabile di vari crimini di guerra nel Darfur, ma interlocutore privilegiato della UE nei rapporti con il Sudan sul contenimento di flussi migratori dall’Africa.

In questa seconda parte vengono esaminati i traffici di esseri umani gestiti dalle RSF, nonostante i fondi ricevuti dell’Unione Europea per bloccare tali tratta di uomini, il coinvolgimento di alcuni gruppi ribelli del Darfur e quello degli agenti della National Intelligence and Security Service – NISS, controllati dal ‘Boia di Khartoum’, il generale Salah Gosh, altro alleato di spicco dell’Unione Europea. Un abitué degli ambienti politici francesi. Molto importante il capitolo 5° che relazione del coinvolgimento del generale Khalīfa Ḥaftar nella tratta degli esseri umani. Ḥaftar, l’uomo corteggiato dalle cancellerie di mezza Europa, oltre che dagli Stati Uniti, secondo questo rapporto è tra i gestori del traffico di immigrati che viaggiano dal Sudan verso la Libia.

Il rapporto redatto dal Clingendael Institute fornisce materiale addizionale alla denuncia presentata alla Corte Penale Internazionale e alle magistrature dei vari governi europei chiamate dal Tribunale dell’Aia ad agire. Un rapporto molto significativo, visto che le Rapid Support Forces (formate raggruppando le varie milizie arabe Janjaweed responsabili del genocidio in Darfur) assieme ai generali Hemetti e Gosh sono in questi giorni i protagonisti della contro-rivoluzione in Sudan.
Hanno l’obiettivo di mantenere il potere e i relativi interessi finanziari che comprendono anche i soldi europei per i flussi migratori, e, in contemporanea, i traffici di esseri umani da loro gestiti, aumentando i flussi migratori che la UE paga per contenere. La posizione dell’Unione Europea sulla crisi politica in Sudan, segue quella adottata dagli Stati Uniti: no al potere detenuto dai militari, si ad un Governo di transizione unicamente formato da civili.

Una posizione doverosa, ma nei corridoi di molti governi e ministeri degli esteri europei si sta diffondendo la paura che un nuovo governo democratico in Sudan sollevi la passata gestione dei migranti africani e consegni a chi di dovere altre prove inconfutabili del fallimento del Processo di Khartoum. La notizia più drammatica è che questo rapporto, assieme ad altri redatti da numerose associazioni internazionali per la difesa dei diritti umani, era ben noto alle autorità francesi, italiane, tedesche, belghe e all’Unione Europea. Eppure sono continuati fino a pochi mesi fa i finanziamenti alle milizie arabe RSF, agenti del NISS e al regime islamico di Khartoum senza indagare di persona o interrogare gli immigrati arrestati in Sudan con l’accusa di clandestini.
Trattasi di migranti che non riuscivano a pagare le ingenti somme richieste da tutti i gruppi armati regolari e non che fanno parte di questa moderna tratta degli schiavi.
La magistratura e i servizi segreti italiani hanno addirittura accettato l’inganno architettato dal generale Salah Gosh, a capo della potente NISS, che ha consegnato all’Italia un ignaro rifugiato eritreo sapientemente scambiato per il ricercato trafficante di esseri umani Medhanie Yehdego Mered, socio in affari di Gosh, ora in Uganda sotto copertura di falsa identità.

La terza parte del rapporto sarà pubblicata lunedì 10 giugno 2019

 

4 – Le milizie Janjaweed. Trafficanti di esseri umani e guardie di confine

Le comunità arabe del Darfur da secoli praticano commercio con la Libia. Fino al 2003 le rotte dal Sudan alla Libia erano controllata dalla etnia Zagawa, che è presente sia in Sudan che in Ciad (Il Presidente ciadiano Idris Deby Itno appartiene a questa etnica NDT). Questa etnia è stata al centro del reclutamento del Governo sudanese per rinforzare le milizie Janjaweed dal 2005 in poi.

Uno dei più famosi ‘Signori della Guerrajanjaweed è Musaa Hilal. Nel 2012 ha allacciato stretti contatti con i Zagawa per controllare le rotte verso la Libia. Nel 2014 vengono formate delle ‘guardie di frontierasotto il diretto comando di Hilal, con non ben specificati incarichi di controllo dei confini Libia-Sudan senza nessuna autorizzazione o riconoscimento da parte delle autorità sudanesi. Il vero obiettivo era quello di gestire il traffico di essere umani provenienti dal Corno d’Africa e diretti in Europa.
Nel 2017 le Rapid Support Forces iniziano delle operazioni militari contro Hilal e i Zagawa per stroncare il traffico. Per salvarsi dalle offensive militari varie unità ribelli si distanziano da Hilal e si alleano al Governo sudanese nella speranza di essere integrate nell’Esercito regolare. Un tipico esempio è il Sudan Liberation Army (SLA), guidato da Mohammedein Ismail Bachar, detto Ograjor. Questo gruppo ribelle nel marzo 2015 firma un accordo di pace con il governo di Khartoum e nel 2017 si integra all’interno delle RSF.

Orgajor (di etnia Zagawa NDT) da anni gestiva il traffico di esseri umani che era divenuta una fonte personale di guadagno. Dopo che il Signore della Guerra raggiunse le RSF, i suoi miliziani furono stazionati presso una base militare vicino alla città di Tina, al confine con la Libia, con il compito di sorvegliare la frontiera e impedire i flussi migratori clandestini. Grazie alla complicità delle RSF e del Governo sudanese, Orgajor trasforma la base militare di Tina in un centro di raccolta per gli immigrati in attesa di oltrepassare la frontiera libica. Da Tina Orgajor organizza i trasporti in Libia, su veicoli militari dell’esercito regolare. Nel 2018 il regime di Khartoum ordina alSignore della Guerradi limitare le sue attività di trafficante a seguito di segnalazioni giunte dall’Unione Europea. Ufficialmente Orgajor ubbidisce all’ordine ricevuto, ma vari rapporti segnalano che le sue attività illegali stanno continuando anche se drasticamente ridimensionate.

Numerose sono le testimonianze di immigrati che hanno usufruito dei servizi offerti dalle milizie di Orgajor integrate nelle RSF.
Nel 2017 S.M.,  profugo del Darfur, fu trasportato a Tina a bordo di un veicolo militare dove vi era un nutrito gruppo di immigranti, quasi 400 tra sudanesi, somali, etiopi ed eritrei. «Il prezzo da pagare per raggiungere la Libia dipendeva dalla nazionalità degli immigrati. I sudanesi pagavano dai 375 ai 2.000 euro. Etiopi ed eritrei 7.000 dollari mentre ai somali si richiedeva 10.000 dollari. Lasciai la base militare assieme agli altri immigrati in un convoglio di 14 veicoli militari scortati da miliziani Zagawa e soldati delle RSF. Per giungere la Libia passammo in territorio ciadiano senza che le guardie di frontiera o l’esercito del Ciad ci fermassero», testimonia S.M.

Secondo le indagini condotte, le milizie di Orgajor e le RSF hanno stretto un patto con il Governo di N’Djamena. Loro impediscono le infiltrazioni dei ribelli ciadiani stazionati in Sudan e le autorità ciadiane permettono ai veicoli militari sudanesi pieni di immigranti il passaggio nel loro territorio per raggiungere la Libia. Orgajor, oltre a organizzare il traffico di esseri umani, funge anche da agenzia di reclutamento per mano d’opera da impiegare nelle mine d’oro ubicato sulla frontiera tra il Ciad e la Libia.

 

5 Il coinvolgimento dei ribelli del Darfur nella tratta di esseri umani

Altri gruppi ribelli sono coinvolti nella traffico di immigrati clandestini.
Nel 2017 milizie ribelli del Darfur avevano ottenuto il controllo di una fattoria a Jufra, centro Libia, dove erano detenuti 400 eritrei in attesa che i riscatti venissero pagati dalla loro famiglie. Secondo il principale movimento di liberazione del Darfur, il JEM (Justice and Equality Movement)-Dabajo, la maggioranza dei ribelli dediti dal traffico di esseri umani non hanno nulla a che fare con i movimenti di liberazione sudanesi, avendo precedentemente disertato trasformandosi in bande criminali.
Il fenomeno della formazione di associazioni a delinquere tra i ribelli riguarderebbe i miliziani che hanno accettato le offerte di pace del regime. A causa della mancata integrazione nell’Esercito e Polizia e la loro incapacità di reinserirsi nel tessuto sociale ed economico sudanese, mantenere le armi e dedicarsi al traffico di esseri umani è la più conveniente soluzione per assicurarsi un futuro economico. Secondo le inchieste da noi condotte, le forze ribelli che militano sotto i vari movimenti di liberazione, come il JEM e il SPLM-N, non si dedicherebbero a questo genere di traffici o altre attività criminali, in quanto inquadrati da una ferrea disciplina dei loro comandanti e leader politici.
Queste conclusioni vengono messe in discussione da ex ribelli che si sono integrati nella società sudanese. Secondo loro JEM, SPLM-N e altri gruppi armati non si coinvolgono nel traffico di esseri umani per il semplice fatto che non hanno basi sicure in Ciad e Libia. Le forze armate sudanesi che combattono questi gruppi impediscono loro di inserirsi nel moderno mercato degli schiavi, per evitare il nascere di una concorrenza alle truppe d’élite: RSF e NISS.

Nel Darfur come in altri zone teatro di guerre civili in Sudan, il controllo del territorio è spesso legato all’appartenenza tribale e alleanze etniche. Questo spiegherebbe come la fazione Orgajor sia in grado di trafficare immigrati nel territorio Zagawa, ubicato in prossimità del confine con il Ciad. Orgajor appartiene al gruppo etnico dei Zagawa. Per poter operare indisturbati, gli ex ribelli che si sono riciclati nel mercato degli schiavi devono collaborare con le truppe d’élite RSF e NISS. Se rifiutano di farlo vengono annientati e le vittorie vengono presentate all’Unione Europea come testimonianza del genuino impegno del regime di Khartoum nella lotta contro il traffico umano nel Corno d’Africa.

Un caso emblematico è rappresentato dall’area di Malha situata tra il Darfur e la Libia e principale rotta migratoria. L’area è sotto il controllo della gruppo etnico africano Meidob, scappato dalle pulizie etniche compiute dal regime nel Darfur. I leader militari e politici dei Meidob hanno stretto alleanze e collaborazione commerciali con le stesse forze che hanno massacrato il loro popolo qualche anno prima: RSF e NISS. Come risultato di questa alleanza i Meidob controllano la rotta migratoria di Malha per conto e nome del regime di Khartoum a cui versa lauti proventi.

Le indagini condotte rivelano che dal 2018 il comandante delle RSF, generale Hemetti, ha deciso di rompere gli accordi con i Meidob, attaccandoli, distruggendo i loro veicoli e arrestando il loro più competente comandante, Suleiman Marejan. Con queste operazioni militari il generale Hemetti ha eliminato la concorrenza dei Meidob, nonostante  regolarmente gli versassero almeno il 40% dei profitti fatti con il traffico di esseri umani.
Solo i miliziani Meidob che hanno accettato di integrarsi nelle RSF sono sfuggiti all’ira di Hemetti.
Queste offensive militari hanno assicurato al generale Hemetti il pieno controllo dell’area di Malha e il monopolio nella regione sul traffico di immigrati. A seguito del ritiro dall’area della UNAMID (Missione di Pace congiunta Nazioni Unite e Unione Africana) le basi occupate dai caschi blu sono state trasformate da Hemetti in punti di ritrovo e smistamento degli immigrati clandestini gestiti dalle RSF.

Il business delle Rapid Support Forces verrebbe a mancare se non ci fossero dei collegamenti con le milizie e i trafficanti di esseri umani libici. Tra le RSF e questi ultimi partner avviene una transazione commerciale sulla pelle dei immigrati. Le milizie arabe sudanesi vendono ai colleghi libici gli immigrati che sono stati trasportati fino alla frontiera. La pratica è conosciuta con la parola araba Taslim (‘consegna’) che è anche usata per il traffico di droghe nel Sahara.
Gli immigrati venduti ai libici passano una selezione per decidere chi si imbarcherà per l’Europa, chi sarà tenuto prigioniero per chiedere il riscatto alla famiglia, chi venduto ad altre bande criminali e chi schiavizzato per un periodo che va dai due ai cinque anni. Il trattamento inflitto a tutti prevede poche razioni di acqua e cibo, percosse, abusi e torture.

«E’ molto semplice il business con i libici. Ci pagano per ogni immigrato consegnato», spiega un miliziano delle RSF. Questo spiegherebbe perché gli immigrati possono a volte viaggiare a credito sui camion delle RSF per raggiungere il confine libico. Normalmente l’accordo è quello di pagare una volta trovato il lavoro in Libia. Gli immigrati non sanno che verranno subito venduti alla frontiera.

Anche gli immigrati che pagano regolarmente il servizio di trasporto delle RSF vengono spesso venduti a milizie e trafficanti libici. Nel giugno 2017 ‘S’, rifugiato eritreo, è stato venduto ai libici assieme ad altri cento passeggeri del convoglio RSF. «I libici ci hanno detto che eravamo diventati loro proprietà in quanto eravamo stati acquistati. Per riottenere la libertà dovevamo pagare un riscatto di 1.700 dollari a testa. Questo è l’esatto montante che ho pagato alle RSF per giungere alla frontiera libica. Chi non aveva soldi era costretto ai lavori forzati», testimonia ‘S’.

Di norma le RSF o gli agenti della NISS, che trafficano nell’area, non oltrepassavano la frontiera libica. Da qualche mese i miliziani sudanesi si possono trovare nel complesso residenziale voluto da Gheddafi e mai terminato di Um-el-Araneb, a circa 100 km dalla frontiera. Um-el-Araneb è posto molto pericoloso, frequentato di milizie libiche, ribelli ciadiani, mercenari, trafficanti e banditi. Um-el-Araneb è diventato una sorta di borsa della criminalità internazionale. Si può trovare un ingaggio come mercenario, compare armi, vendere droga ed esseri umani. Secondo le testimonianze raccolte, le RSF si stanno spingendo fino ad Um-el-Araneb perché otterrebbero dei prezzi migliori nella vendita dei loro carichi di esseri umani. Alcuni trafficanti sudanesi in società con le RSF hanno aperto uffici a Tripoli nella speranza di poter costruire un network tutto sudanese che porti gli immigrati fino alla costa senza rivenderli o trattare con intermediari. Se questo network fosse costituito gli immigrati potrebbero arrivare a pagare le RSF anche 12000 dollari a persona per avere la garanzia di un viaggio in tutta sicurezza fino alla costa.

I partner libici possono essere anche dei civili protetti da qualche mercenario. Dal 2015 l’etnia Zwaya è entrata nel business e controlla la rotta migratoria di Kufra. Trattano sopratutto immigrati eritrei. I civili Zwaya sono protetti da una milizia salafista denominata Katiba Subul al-Salam, alleata al Generale Khalīfa Haftar e alla LNA (Libyan National Army), l’Esercito del generale.
Come per il caso dei suoi omologhi sudanesi il Generale Haftar ha promesso all’Europa di combattere i trafficanti e bloccare i flussi migratori e allo stesso tempo è coinvolto nell’affare. I trafficanti Zwaya sembrano dimostrare di aver maggior pietà dei immigrati. Bastano 300 dollari di riscatto per continuare il viaggio. Ovviamente il trasporto da Kufra a Tripoli si paga a parte.
Per entrare nei territori controllati dal Governo di Tripoli i Zwaya rivendono gli immigrati a miliziani tripolitani.

L’etnia Zwaya controlla i traffici di esseri umani tra la Libia e il Sudan, oltre ad avere il pieno controllo della rotta migratoria di Kufra. Non è certo una sorpresa che i Zwaya siano i principali partner libici delle Rapid Support Forces, e questa collaborazione è nota da diverso tempo presso la comunità internazionale. I miliziani Zwaya offrono anche protezione armata per le scorte militari delle RSF che entrano in territorio libico per consegnare il carico di migranti. Spartiscono con le RSF i proventi delle richieste di riscatto alle famiglie di questi migranti.
Queste milizie sono associate al Generale Haftar e al Libyan National Army. Anche in questo caso si assiste al doppio gioco degli alleati africani dell’Europa. Come per il caso dei Generali Hemetti e Gosh, anche Haftar giura di impegnarsi per il controllo dei flussi migratori per poi partecipare nel colossale affare della tratta degli esseri umani. Non si hanno notizie di fondi direttamente versati ad Haftar nell’ambito della migrazione controllata. Haftar potrebbe anche non ricevere alcun finanziamento, ma la sua presunta lotta contro i clandestini viene da lui usata come arma politica per accattivarsi il supporto delle potenze occidentali che, nel caso della Francia, è da tempo garantito.

Nell’area opera anche un’altra milizia, denominata Tubu, vicina al Governo di Tripoli. Dopo alcune tensioni con i miliziani Zwaya, si è evitato lo scontro armato grazie ad una suddivisione delle aree di competenza nel traffico di esseri umani. Ai Zwaya spetta l’asse stradale Kufra – Tazerbo. Ai Tubu l’asse stradale Rebyana – Fezzan. Paradossalmente è proprio il traffico di esseri umani ad evitare che le due etnie siano in guerra aperta, sostenendo rispettivamente Haftar e il Governo di Tripoli.
A differenza dei Zwaya, i Tubu comprano dalle RSF immigrati africani per trasformarli in mano d’opera gratuita in Libia o per venderli come schiavi nella Penisola Araba. Nel 2016 ‘A.O.’ e altri nove migranti del Darfur sono stati venduti per 300 euro a testa dalle RSF ai miliziani Tubu. Per evitare la schiavitù le famiglie hanno dovuto pagare un riscatto di 2.000 euro a persona.

Le Rapid Support Forces non si limitano a vendere i migranti africani ai soli libici. Numerose le prove che vendono gli africani anche a dei gruppi ribelli ciadiani che si sono trasformati in trafficanti di esseri umani. Questo legame d’affari è sorto e si è rafforzato tra il 2005 e il 2010. Alcuni di questi gruppi ribelli ciadiani hanno ricevuto il permesso dal regime di Khartoum di avere delle basi nel Darfur a condizione che supportassero militarmente Omar Al Bashir se gli veniva richiesto.
Nel 2017 si sono verificati anche gravi scontri armati tra Zwaya e ribelli ciadiani per stabilire il controllo della rotta migratoria di Kufra. Secondo un ex ribelle del Ciad intervistato, i ribelli ciadiani a volte assaltano i convogli armati Zwaya per rubare i migranti. Secondo le indagini internazionali, il business di esseri umani rappresenta per queste etnie la seconda entrata di valuta pregiata dopo il traffico di droga. Le milizie ciadiane si sono spinte anche a fare raid in fattorie libiche, vicino all’area di Jufra, per rubare migranti africani resi schiavi in quanto non aventi i soldi necessari per pagare il loro riscatto.

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