domenica, Luglio 21

Rapporti Italia-Russia: tra diplomazia del business e stallo politico Per Antonio Fallico 'l'Italia non può dichiararsi contraria alle sanzioni e poi votarle'

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Un rapporto a due velocità quello tra Italia e Russia. Sembra essere questo il dato di fondo al termine  del X Forum Economico Eurasiatico, il summit che ha portato a Verona oltre 60 speaker tra Ministri, politici e top manager italiani, europei ed eurasiatici.

Che, come detto in apertura dell’evento dal sindaco del capoluogo scaligero Federico Sboarina, «la diplomazia del business delle nostre imprese abbia, in questi anni, marciato a velocità superiore rispetto alle scelte della politica», di certo non può sorprendere. Ciò è testimoniato dal successo che questa edizione del Forum è stata a livello di partecipazione, come ricordato dal presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e organizzatore dell’evento Antonio Fallico: “Il Forum economico Eurasiatico che si sta chiudendo è stato il più partecipato di sempre, sia in termini di operatori – oltre 1000 aziende, nel 60% dei casi italiane – che di decisori e personalità provenienti da decine di Paesi. Quest’anno”, ha concluso, ”la 2 giorni si è chiusa con una crescita del 75% nel numero di imprese registrate, con un overbooking di 200 aziende”. Per Fallico la forza del Forum sta “negli imprenditori e nel business che non ci sta al regime sanzionatorio attuale, e che ha saputo adattarsi ad esso”.

L’inversione di tendenza rilevata nel primo semestre di quest’anno, dopo il periodo di vacche magre per l’interscambio commerciale italo-russo viene confermato da importanti personaggi dell’imprenditoria italiana: «Dopo tre anni di trend negativo, le nostre esportazioni in Russia hanno registrato un’inversione di tendenza crescendo, nei primi 8 mesi dell’anno, del 22,7%», ha dichiarato Alessandro Decio, amministratore delegato di SACE.

Lo segue a ruota Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, azienda che In Eurasia sta vendendo il 13% della propria produzione, mentre in Italia il 17,8%: «Questo la dice lunga su quanto si stiano ridimensionando i mercati domestici e quanto sia necessario aprire ad altri Paesi», dichiara il manager dell’impresa attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza.

Ma di rapporto a due velocità si parlava e su questo punto hanno voluto puntare il dito due degli ospiti più illustri del Forum. Sul fronte delle relazioni UE-Eurasia, per la cui descrizione il rappresentante permanente della Russia presso l’UE Vladimir Chizhoz,  ha azzardato la citazione shakespeariana del rapporto tra  Montecchi e Capuleti, Romano Prodi si dichiara per nulla soddisfatto: «La Russia ha bisogno di noi e noi di loro, ma nonostante gli interessi comuni la crisi nelle relazioni ha determinato una contrazione della quota degli scambi tra Ue e Unione eurasiatica, passata dall’8,3% del 2012 al 4,8% del 2016» sostiene l’ex premier, per il quale «la ripresa di questo semestre impressiona ma c’è molto da lavorare prima di arrivare ai livelli del 2013».

Per Gerhard Schröder, ex cancelliere tedesco e attuale presidente del Consiglio di amministrazione di Rosneft «gli Usa hanno interesse a esacerbare la situazione e ad avere una Russia debole, ma l’interesse dell’Europa è tutto il contrario, con la Germania in primis che ha bisogno di una Russia prosperosa e florida; per questo dobbiamo assolutamente cercare di fare finire le sanzioni».

Anche Prodi è critico sulla sottomissione europea a certe scelte del partner statunitense, con un Unione Europea che «deve recuperare autonomia e avere un rapporto paritario con gli Usa, perché spesso viene trascinata in decisioni solitarie anche quando queste comportano grandi sacrifici, prima di tutto per se stessa».

Ma l’Italia in queste dinamiche che ruolo gioca? Per la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi «dobbiamo svolgere un ruolo diverso, verso il confronto di carattere politico, culturale e commerciale diretto al mondo asiatico e a quello russo». Parole distensive che rientrano nell’ambito di relazioni da sempre amichevoli a livello politico e diplomatico tra i nostri due Paesi, anche in questi ultimi anni di crisi commerciale. La visita del presidente Sergio Mattarella a Mosca e le aperture di Angelino Alfano in questo senso ne sono la contro prova.

Ma se sul piano formale tutto sembra andare in una certa direzione, su quello sostanziale le cose cambiano, mostrando una contraddittorietà non inedita per la nostra classe politica.

Anche di questo abbiamo parlato con Antonio Fallico nell’intervista che ci ha concesso. Per questa siamo voluti partire dalle dichiarazioni forti dell’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov. Per il diplomatico, chi ha voluto sanzioni «puntava a due cose: un cambio di potere in Russia e danneggiare la nostra economia. Al contrario la popolarità d Putin è aumentata dell’80% e la nostra economia si è rilanciata, e ciò è testimoniato dai dati su inflazione e investimenti».

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