mercoledì, Agosto 12

Rapidacion: è progresso o no?

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«I tempi si fanno brevi». Questo versetto del Corano,  in maniera sibillina ci pone di fronte a una realtà  dalla quale è impregnata la nostra esistenza quotidiana. La  mad rush (la folle corsa) ci insegue per ogni dove. Anche negli angoli e comportamenti del nostro vivere più riposti. Tutto è volto alla ricerca di poter fare più cose nel minor  tempo possibile.

In questa impresa, dagli indefiniti contorni, le tecnologie avanzate la fanno da padrone. Dettano legge, e si autoalimentano di invenzione a invenzione in una spirale senza fine. Una frenesia incalzante che non lascia spazi ad analisi e riflessioni. Sfugge anche il ‘senso’ complessivo di tutto questo affannarsi. Si è un poco tutti con la lingua di fuori. Studiosi di fenomeni del genere, hanno evidenziato, ad esempio lo ha fatto John Dyer, cyber teologo, come un coevo  di Abramo avrebbe trovato minori difficoltà ad ambientarsi ai tempi della Guerra di Secessione americana, di quante ne avrebbe riscontrate un soldato nordista nella ricerca di adattamento ai giorni nostri. Questo per stare a significare che ci sono stati più cambiamenti radicali negli ultimi centocinquanta anni che nei tremilacinquecento precedenti. Ovviamente una rivoluzione di tale portata, che investe le esistenze dei singoli e delle società nel loro complesso, ha lasciato tracce e segni profondi.

In un celebre libro della metà del Novecento intitolato ‘Le due culture’ di Charles Percy Snow, l’autore conduceva un approfondita analisi e confronto tra le discipline umanistiche e quelle tecnologiche. Da quest’ultime,  affiora in modo prepotente, e forse inarrestabile, la disarmonia che si è venuta a determinare tra untempodettato daicicloni tecnologici‘, e il ‘tempo lineare‘, quello naturale, sincronizzato sulle possibilità e necessità dell’essere umano. In maniera più o meno consapevole, tutti percepiamo la forte difficoltà che si prova a doversi adattare ai tempi e ritmi apportati dai ‘cicloni tecnologici’. Molti sono investiti da un vero e proprio senso di inadeguatezza. Che spesso porta alcuni a tentare di uscire da certi schemi di gioco così imposti, cercando di sostenere progetti di vita alternativi. Anche in questo risiede, a mio avviso, la ricerca di ‘natura’ declinata in tutti i modi possibili, a cominciare dall’alimentazione ad esempio.

Il fortissimo impatto della tecnologie nella vita quotidiana di ognuno di noi determina, per forza di cose, delle controspinte che portano taluni, che riteniamo essere in numero crescente,  a prendere delle distanze da quel modello che si è affermato. Per questo travolgente fenomeno, che non ha precedenti nella storia, Papa Francesco ha trovato un termine estremamente suggestivo e significativo ‘rapidacion‘. Che in italiano può suggerire parole come ‘rapimento’. Rapimento dell’uomo dal suo alveo naturale, scandito da orizzonti temporali per lui sostenibili. Questa, ovviamente, è solo un sentire personale, che però non mi sembra poi così stonato.

Gli esperti, e alimentatori delle moltiplicazioni delle opportunità (?) offerte dal settore, chiamano più aridamente il fenomeno, senza permeare il medesimo di un minimo di fascinazione, ‘esponenzialità’. L’essere umano si trova in un crocicchio, per certi versi strangolante. La scelta è tra l’adagiarsi e accettare in toto le lusinghe delle possibilità offerte dai risultati delle varie impetuose cavalcate tecnologiche nei vari settori, oppure fare appello a un vaglio critico di una coscienza ancora desta e vigile, nonostante le seduzioni accattivanti offerte da questo mercato. Poiché, senza starsela a menare troppo, di mercato si tratta. Il quale, ovviamente, non può che  seguire le logiche che le sono proprie. Non siamo certo qui a ‘demonizzare’ questo. Ma una riflessione di fronte a una potenzialità di vera e propria ‘schizofrenia’ tra i tempi dettati dalla ‘rapidacion’ e quelli umani pensiamo sia giunta l’ora che vada fatta, senza alibi o indulgenze per nessuno. Non è la prima volta, e si ripresenteranno a breve, ‘esponenzialmente’ per l’appunto, il quesito se ciò che è tecnologicamente possibile sia anche giusto. Saranno sufficienti a sciogliere gli enigmi crescenti le Commissioni di bio-etica. Per ora, siamo tutti nell’occhio vorticoso della ‘rapidacion’. Tentiamo almeno di esserne consapevoli. Con tutto ciò che ne consegue.

 

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