domenica, Ottobre 25

Rail Baltica, la nuova ferrovia dei baltici La modernizzazione e lo sviluppo di Estonia, Lettonia e Lituania passa anche attraverso una maggiore coesione e vicinanza

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Estonia, Lettonia e Lituania sono i tre piccoli Paesi situati al nord dell’Europa ed affacciati sul mar Baltico. I tre Stati baltici, nonostante tratti comuni ed una storia per lunghi periodi simile, sono in realtà molto variegati.

Già membri della Lega anseatica nel tardo medioevo, divennero parte del regno di Svezia e poi dell’Impero russo. In seguito alla Rivoluzione d’ottobre, dopo la fine della prima guerra mondiale, tutti e tre gli stati baltici ottennero l’indipendenza. Dal 1940 vennero occupati dall’Unione Sovietica e rimasero parte dell’impero comunista fino alla dissoluzione dello stesso nei primi anni ’90.

Tallin è la capitale del più piccolo dei tre, l’Estonia: poco più di 45.000 km² di superficie ed appena 1.3 milioni di abitanti. L’Estonia è anche il più nordico dei tre Paesi, ad appena 80 km in linea d’aria con Helsinki e la Finlandia, con la quale condivide alcuni tratti della cultura e della stessa lingua di origine ugrofinnica.

La Lettonia è lo Stato mediano e Riga è la capitale, nonché la città più popolosa dell’intera regione baltica. La Lettonia condivide con l’Estonia una particolare condizione di carattere demografico: la massiccia presenza di popolazione russa, che supera, nei due Paesi, il 25%. Le ragioni sono da ricondursi al periodo della dominazione sovietica, quando Mosca portò avanti un’opera di russificazione dei Paesi occupati e le popolazioni locali furono oggetto di pesanti e violente deportazioni.

La Lituania, invece, è lo Stato, dal punto di vista demografico più compatto, più dell’85% della popolazione è lituana, con una presenza di popolazioni di Stati confinanti ridotta e limitata per lo più ai polacchi, mentre i russi sono meno del 5%. E’ lo Stato più popoloso della regione baltica con circa tre milioni di abitanti e si parla lituano, insieme al lettone, una delle due lingue baltiche ancora esistenti.

I tre piccoli Stati sono accomunati da vicende ed accadimenti storici simili, soprattutto in merito ad invasioni ed occupazioni straniere, ma hanno identità proprie e differenze culturali tangibili. Un filo conduttore evidente ed una narrazione in parte condivisa non hanno impedito ai tre piccoli Stati di avviare, soprattutto dopo la fine della dominazione sovietica e l’ingresso nell’Unione europea, un percorso originale ed autonomo.  

Ottenuta nel 1991 l’indipendenza, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, Estonia, Lettonia e Lituania vollero da subito marcare la distanze da Mosca ed avviarono un percorso di avvicinamento all’Europa: entrarono a far parte dell’Unione Europea nel 2004 e in periodi diversi, a partire dal 2010, decisero di adottare l’Euro. La distanza da Mosca è oggi oramai palese e netta, anche dal punto di vista economico ed i tre Paesi sono oramai parte integrante e rappresentano storie di successo dell’integrazione europea. La Russia continua ad essere un partner interessante per gli scambi economici, ma sono gli altri Paesi europei a rappresentare il punto di riferimento commerciale, destinazione di più del 70% del flusso di merci e servizi esportato dai tre Paesi. Un forte legame, anche di natura commerciale, lega l’Estonia con i Paesi scandinavi ed in particolare con la Svezia e la Finlandia, mentre Lettonia e Lituania sono reciprocamente il più importante mercato di sbocco delle proprie merci e servizi, anche se la Lituania conserva un ottimo rapporto anche con la Polonia, per ragioni storiche e di vicinanza. In generale, comunque, le interrelazioni tra i tre Paesi baltici sono fortissime ed i flussi commerciali intrabaltico estremamente rilevanti. E’ questo uno dei motivi che ha spinto i tre Paesi baltici, insieme all’Unione europea, a valutare e poi progettare una linea ferroviaria moderna da Tallin a Vilnus, con estensioni indirette verso Helsinki a Nord e Varsavia a Sud. Appunto la Rail Baltica.

Il progetto è ambizioso, cofinanziato dall’Unione europea, ma come principali attori appunto i tre Paesi baltici. La spesa prevista è di circa 6 miliardi di euro, la durata dei lavori 10 anni e coinvolgerà sia il traffico merci che passeggeri. Lungo i quasi 900 km del tragitto, i convogli dovrebbero viaggiare ad una velocità massima di 249 km/h per il traffico passeggeri e 120 km/h per il traffico merci.

Rail Baltica rappresenta un investimento importante per i tre Paesi ed intende avvicinare ulteriormente gli estremi della regione baltica, anche attraverso il miglioramento della mobilità nella regione. La linea ferroviaria è greenfield, non verrà cioè costruita in sostituzione di quella già esistente ed i binari correranno su un percorso alternativo, talvolta parallelo a quello vecchio. Proprio questa scelta ha creato più di qualche malumore tra associazioni locali e movimenti ambientalisti in quanto il percorso potrebbe avere un impatto pesante sull’ambiente e non sarebbe per le associazioni giustificato.

Sullo stesso tragitto o su un percorso alternativo, il progetto della Rail Baltica è comunque fondamentale per assicurare la piena integrazione di Estonia, Lettonia e Lituania nello spazio ferroviario europeo. Il motivo non è solo simbolico, rappresentando il ritorno degli Stati baltici all’Europa, ma essenzialmente pratico. I Paesi baltici furono dagli anni ’50 del secolo scorso, l’estremità occidentale di un asse ferroviario che guardava ad est ed andava verso Mosca, utilizzando binari con sistema di scartamento da 1520 mm.

Ancora oggi buona parte del traffico ferroviario merci negli stati baltici proviene dalla Russia, in quanto il sistema di scartamento da 1520 mm rende difficile e costoso interconnettere i paesi baltici con il resto dell’Unione europea, dove si utilizzano binari con un diverso scartamento. La costruzione della nuova e più moderna linea ferroviaria dovrebbe quindi permettere ai Paesi baltici di rendere più agevoli e veloci gli spostamenti all’interno della regione, ma soprattutto dovrebbe permettere a Estonia, Lettonia e Lituania, grazie all’utilizzo di binari con scartamento europeo, di poter sfruttare al meglio il corridoio verso i Paesi europei più meridionali, Polonia e Germania in primis, collegando finalmente i tre Paesi alla rete ferroviaria europea esistente.

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