sabato, Dicembre 7

‘Racconti africani’: perché ci serve una narrativa ‘globopopolare’ L’iniziativa di Edizioni La Zisa per portare in Italia l’Africa raccontata dagli africani, ne parliamo con il suo ideatore, Davide Romano

0

La letteratura come strumento per conoscere il molto, troppo, che dell’Africa non conosciamo, perché non lo vogliamo conoscere o perché crediamo di conoscerlo, e invece quel poco che conosciamo ci viene da una visione alterata, non ultimo perché mediata. Quel che serve è una narrativa (pop) prodotta dagli africani in Africa. Così la pensa Davide Romano, giornalista di lungo corso e editore a capo di una piccola quanto prestigiosa e conosciuta casa editrice siciliana, Edizioni La Zisa. Così si è inventato ‘Racconti africani. L’Africa fra le pagine’, il primo concorso letterario dedicato esclusivamente a chi è nato o vive in Africa o è di origine africana, per raccontare all’Italia l’Africa di oggi, attraverso una narrativa ‘globopopolare’, dice lui.

Visibilmente innamorato dell’Africa, Davide Romano ci fa notare: “Ma hai visto che da noi non si ride più? Se ne sono accorti i miei amici africani, alcuni dei quali mi hanno detto che qui non ci volevano più stare perché non si ride più”. Poi spiega la necessità dell’Europa di poter contare su di una narrativa africana prodotta da africani, “non da africani occidentalizzati, che magari si sono formati a La Sorbona, no, africani dell’Africa”: il suo chiodo fisso. Per banalizzare: sarà pure poco bello dirlo, ma l’America Latina la massa italiana ha iniziato conoscerla con l’arrivo delle telenovelas. Così serve che in circuito entri un flusso di narrativa africana fatta da africani, dai racconti ai film alla musica. E’ questa la narrativa ‘globopopolare’.

L’altro chiodo fisso di Romano è la scuola: costruire scuole africane in Africa, “non scuole italiane, francesi, ecc… NO, scuole congolesi in Congo, keniote in Kenia, ecc…. Ecco, se proprio vogliamo aiutare gliafricani in Africa’ -come si dice, ed è una gran c….- se proprio vogliamo ‘aiutarli’, finanziamo scuole africane in Africa”, non a caso parte del ricavato dalla vendita del volume realizzato con le opere di coloro che parteciperanno al concorso andrà proprio a finanziare scuole.

I chiodi fissi di Romano ci fanno provare a ragionare di Africa con lui partendo da una libera connessione di pensiero, facendo un esercizio spontaneo di pensiero laterale, di evocazione.
Il ‘racconto’ come lo descrive Romano rimanda all’immagine del mondo rappresentato, dove le parole chiave sono ‘immagine’ e ‘mondo’, in questo caso ‘Africa’. E se provassimo a ragionare attraverso ‘mappe’ (l’Africa rappresentata dalle mappe) e ‘lenti’, che ti permettono di vedere lontano (immagine, che può anche divenire scrittura), il  lontano che ci è tale perché non conosciamo, lenti che a tratti deformano a tratti ingrandiscono, lenti per il lontano -il binocolo- e per il lontanissimo -dal cannocchiale al telescopio per la cui scelta sono necessarie informazioni dettagliate. Mappe e lenti ‘bugiarde’ per natura: se scelgo una certa scala di grandezza, decido io cosa far vedere e cosa no e il tipo di proiezione che adotto. Tutta la nostra produzione artistica è frutto del nostro occhio.

 

Davide, vorrei provare ragionare con te attraverso due ‘elementi’. Primo elemento: le cartine geografiche, le mappe. Secondo elemento, il binocolo, piuttosto che il telescopio astronomico, insomma la ‘lente’. Intanto, però, diciamo da dove nasce l’idea del concorso ‘Racconti africani’?

L’idea del concorso nasce dalla constatazione che ci sono tantissimi ragazzi che in Africa studiano l’italiano non soltanto per venire in Italia, ma anche perché amano l’Italia e la cultura italiana. Questo è un potenziale straordinario. Un amico ivoriano mi disse: “E’ strano che l’Italia non investa su quelle persone che la amano così tanto, ma, anzi, abbia iniziato a fare qualcosa di controproducente, stiamo infatti negando i visti agli studenti provenienti dall’Africa subsahariana”. Ciò significa che non avremo l’immigrazione ordinata del meglio che può produrre la società, gli studenti. L’Italia, invece, naturalmente proiettata verso il continente africano, dovrebbe essere il Paese di riferimento di questi Paesi. E poi c’è il problema delle ‘seconde generazioni’, cioè di tutti quelli che sono nati in Italia e quindi sono italiani che amano la nostra cultura, ma vengono trattati più o meno come ‘ospiti’. Noi abbiamo pensato di costruire un legame diverso con l’Italia, la sua cultura plurimillenaria e con la lingua italiana. Chiaramente lo abbiamo fatto come può farlo una casa editrice, raccogliendo il meglio che questi ragazzi possono produrre in Africa, in Italia, o in qualsiasi Paese in cui gli africani, anche di seconda generazione, vivono. 

L’Africa che vi attendete di trovare qual’è?

Non lo so, perché noi per primi non conosciamo l’Africa, quella vera, non mediata ….

Colpa della lente della quale dicevamo ….

Di Africa scrivono gli italiani o al limite gli africani occidentalizzati. Noi l’Africa la stiamo cercando, per questo abbiamo lanciato questo concorso, e per questo abbiamo escluso gli italiani. Siamo sicuri, però, che da questo concorso usciranno i nuovi scrittori di domani. Molti di questi saranno di pelle ‘nera’. La madrina del concorso è Sabrina Efionay (in arte ‘Sabrinex’), una ragazza nigeriana che è diventata già una scrittrice molto affermata, che ha pubblicato tre romanzi con Rizzoli, e che rappresenta il futuro di questo nostro Paese, che sarà straordinario perché multicolore, a dispetto di alcuni nostri politici.

Il concorso è aperto sia agli scrittori dall’Africa, sia ai discendenti africani nel mondo, sono soggetti che guardano a mio avviso da un binocolo diverso.

In genere abbiamo dei ‘bianchi’ che parlano dei ‘neri’, e non facciamo mai parlare i ‘neri’, gli africani. Noi vogliamo che emergano le storie africane cioè che gli stessi africani raccontino la propria terra e la propria cultura. Questo è un problema di ‘violenza ideologica’ dovuta ad un certo colonialismo culturale: sono sempre gli europei a parlare degli africani, come se gli africani non avessero voce. Ci aspettiamo tantissime sorprese. L’Africa ha tantissimo da insegnare in termini di tradizioni, di modelli inclusivi di organizzazione sociale, di relazioni, di capacità empatiche e di rapporto con la natura. Se un bambino è nato in Italia ed è italiano, anche se non viene considerato tale, non è africano. Se sei nato in Italia sei italiano. Diciamo che è un’esclusione al contrario quella del concorso.

La mappa riesce darci una rappresentazione fisica ai diversi gruppi etnici e linguistici, e trasformarli da un’espressione puramente geografica a Stati nazionali La mappa dell’Africa nel corso degli ultimi 100 o 120 anni è cambiata molto. Cosa ci raccontano questi cambiamenti?

Ci sono grandi differenze tra l’Africa del Nord, l’Africa centrale, fra un Paese e l’altro, fra un’etnia e l’altra e fra una cultura e l’altra. Ci vuole molto ascolto e la raccolta vuole fare proprio questo: un momento di ascolto profondo delle culture, delle tradizioni e anche dei sogni.

Queste mappe ci pongono delle sfide: dall’immigrazione al nuovo rapporto che l’Africa, o almeno alcuni Paesi, vogliono stabilire con il vecchio continente, fermamente intenzionati a chiudere il capitolo del neo-colonialismo. Credi che la narrativa europea stia riuscendo a raccogliere queste sfide?

C’è una certa attenzione. È ancora troppo poca, secondo me, e si rivolge alle élite africane che sono già occidentalizzate. Noi dobbiamo costruire una narrativa ‘globopopolare’. Quelle élite già occidentalizzate sono una specie di ponte per l’Africa, ma quella loro ‘Africa-mediata’ sta già cambiando. Noi dobbiamo ascoltare la voce profonda dell’Africa, quella che, per esempio, ancora è ‘animista’. Noi speriamo che ci venga raccontata questa Africa, che non riusciamo a leggere, ad ascoltare, perché magari è mediata  da categorie culturali occidentali. Il problema è far raccontare quale futuro vedono questi ragazzi di Paesi che chiedono dignità, reciprocità e un po’ di rispetto. Ci sono Paesi, come il Rwanda, che ha avuto una storia tragica e oggi ha un forte sviluppo e che sta facendo scuola in tutto il continente che, però, paga molto gli interessi delle forze occidentali e, oggi, anche della Cina, che condizionano fortemente le politiche dei Paesi africani. Tra i progetti della nostra casa editrice, c’è il legame con l’associazione ruandese Inshuti: quindi parte del ricavato dalla vendita dei nostri libri andrà all’associazione anche per costruire scuole in Africa, dove la scolarizzazione di massa è ancora un miraggio. Solo così si possono creare delle classi dirigenti africane.

Torniamo alla lente. Il cielo africano è fatto anche di ambizioni importanti quali lo spazio. L’Africa nel corso degli ultimi 20 anni ha lanciato la sua conquista dello spazio. Il primo astronauta africano che andrà nello spazio come vedrà l’Africa?

La vedrà come è uscita dalle mani di Dio: meravigliosa, unica e aperta a tutti. Come già è adesso. 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore