giovedì, Febbraio 20

Questione di virus, quello dell’ipocrisia è mortale Le sardine vanno da Benetton, poi nascondono la mano; Conte va allo Spallanzani, qui ‘scopre’ i poveri ricercatori da 1.500 euro mese; Salvini ‘scopre’ il virus, quello cinese, e non gli par vero di poter sparge a piene mani il suo virus, l’odio livido e maleodorante

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A una certa età accade di essere ripetitivi, spesso insopportabilmente ripetitivi, accade di avere quelle che comunemente si chiamano ‘le fisse’.
Sarà colpa dell’età, e nel caso me ne scuso, ma una mia ‘fissa’ mi riporta su una questione di fondo che caratterizza il nostro Paese: l’ipocrisia.
Cito tre casi, chiedendo scusa per la ridondanza del tema.

Nello scrivere ieri sull’episodio improvvido delle sardine, facevo notare, alle sardine innanzitutto, che la cosa grave non era e non è il fatto che si siano incontrate con Luciano Benetton, che, ribadisco è innocente fino a sentenza passata in giudicato, ma il fatto che siano state invitate. Perché ciò dimostrava, a mio giudizio, che la loro notorietà le proiettava in un mondo al quale non avrebbero acceduto altrimenti, o in un modo diverso da quello che potrebbe essere di unquisque de populo’.
Per dire: se domani vincessi il premio Nobel, che improvvidamente finora non ho vinto, e venissi invitato da Benetton o da pochette, beh, credetemi, non ci andrei. Per un motivo semplicissimo: non li conosco, mai li ho frequentati, se mi invitassero il motivo non sarebbe del tutto limpido, anche se soltanto fosse dettato dal desiderio di conoscermi: chi sono loro per volere e quindi pretendere di conoscermi, perché loro sono famosi o potenti mentre altri sconosciuti e non potenti non potrebbero ‘levarsi lo sfizio’? Da ciò concludevo chiedendo alle sardine di fare di più che scusarsi, appunto ipocritamente, dell’‘errore’ e chiuderla lì, e cioè di spiegare bene perché, quando e come e entro quali limiti ciò possa averli coinvolti. In parte, ma evasivamente hanno risposto con un lungo ‘post’, di cui cito una bella frase: «Trasformare un fenomeno di risveglio sociale genuino ma incontrollato in una realtà organizzata e duratura nel tempo, capace di radicarsi sul territorio e di esprimere competenze. Di fare da argine alla demagogia». Se è questo che si propongono, con tutto il rispetto, Benetton, Toscani e pochette non c’entrano, così come le «diverse sensibilità», se si vuole uscire dai luoghi comuni.
E quindi, attendo ancora una risposta che non arriverà, ma arriverebbe se la questione fosse stata posta da Benetton o da pochette, temo. Il che non vuol dire che abbia ragione chi si è subito stracciato le vesti, minacciando la solita scelta italiana: una scissione. Chi, tra le sardine, ragiona così, non è una sardina. E la chiudo qui.

Anzi, no. Dopo avere seguito, seppur fuggevolmente, la serata del 4.2 (Sanremo escluso, capitemi!), aggiungo, ma vorrei tanto non doverlo fare, che, evidentemente più rilevanti che siete diventati, arrivano e arriveranno sciacalli, sciacallini e sciacalloni e, per non fare torto a nessuno, sciacalle, sciacalline e sciacallone; ma anchelezioni’, suggerimenti interessati, ironie più o meno velenose. Ma se a tutto ciò, come purtroppo mi pare di vedere, appunto stasera, risponderete con le lotte interne, le allusioni, i colpi bassi e il politichese … peccato, una illusione in più delusa, per fortuna sono vecchio abbastanza.

In occasione del diffondersi del coronavirus, tutti abbiamo reagito più o meno scientemente e con preoccupazione, abbiamo indossato inutili mascherine, abbiamo starnutito o tossito coprendoci la bocca col gomito, ci siamo lavati le mani ogni tre minuti. Ma, poi, alcuni hanno cominciato ad avere reazioni di altra natura, meno razionali e più … umorali. Hanno cominciato a non frequentare i ristoranti cinesi, a non salutare i cinesi, e così via … i brutti cinesi, i cattivi cinesi che inquinano, anzi, guarda un po’, gli abili cinesi che commerciano in tutto a prezzi stracciati, no i brutti cinesi imbroglioni che commerciano a prezzi stracciati e, anzi, ci vendono a prezzi stracciati prodotti pessimi, e … E poi, arriva Matteo Salvini e non gli pare vero di saltare sulla questione per farsi pubblicità, per seminare il suo odio livido e maleodorante e di cominciare a dire che bisognava chiudere porti e aeroporti e stazioni e tutto per impedire l’accesso di cinesi. E poi igovernatori’ (titolo che in Italia non esiste, ma fa sentire chi se lo attribuisce come il governatore della California) di alcune regioni del Nord, casualmente leghisti, a dire che i bimbi cinesi manco più a scuola possono andare.
Manzoni (Alessandro, quel tale che scriveva poesie e un romanzo, giusto per capirci) descriveva così la ‘nascita’ della categoria degli untori: uno che ti sembra strano, che ti sta antipatico, che odi, dici che è un untore. Così, si obietta, si genera il razzismo, la xenofobia; no, strillano Luca Zaia e Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, no è solo precauzione, anche se si dissocia il ‘governatore’, forse perché vuole che si dica Sud Tirolo, anzi Südtyrol. Ipocriti. E se domani la zia di Fontana (dio la scampi!) si prende il coronavirus che facciamo, interniamo o cacciamo dall’Italia tutti i milanesi o tutti i leghisti? Ipocriti.

Intanto un gruppo di ricercatori, quasi tutte donne (il che, se non fossimo degli sciocchi sarebbe irrilevante o dovrebbe darci da pensare) riesce ad isolare il maledetto virus. Buon per loro, non sono state invitate da pochette a Palazzo Chigi (sic), ma pochette va a trovarle per puro caso in favore di telecamera, e trovando perfettamente il posto giusto per la foto di gruppo, poverine … e siscopreche sono precarie come quasi tutti coloro che fanno ricerca, che per la ricerca spendiamo in Italia meno di tutti quanti i Paesi europei (tutti!!!!) e ci si stracciano le vesti (è uno stracciamento continuo in questo Paese, che ci sia un accordo con i Benetton? io lo chiederei a Crimi) per le pochissime risorse date alla ricerca e alla scuola. Sono state definite immediatamente (i soliti paroloni, tanto non costano nulla) ‘geniali’. No, proprio no, il genio non c’entra (o almeno è un di più), ciò che conta è il metodo, la pazienza, la precisione, i controlli, la fatica, , perfino il sudore. Questa è la ricerca. Se poi sei un genio, meglio, ma se non hai quelle qualità quelle abitudini, puoi essere il più grande dei geni, non produci nulla.

Guarda un po’, si scopre ora, solo ora. Da decenni, non anni, decenni, la scuola e la ricerca sono le cenerentole del bilancio dello Stato, mentre il resto del mondo ci dedica il meglio delle proprie risorse. Da decenni i nostri giovani ricercatori sono costretti (esattamente, costretti) andare a studiare, non solo a fare ricerca, all’estero, perché le nostre Università, specie dopo le devastantiriforme para-leghiste di Gelmini (quella del tunnel Ginevra-Gran Sasso) & co., sono allo stremo.
Perfino le ‘culture’ nelle quali avevamo (e in parte ancora abbiamo) una tradizione addirittura millenaria sono abbandonate a loro stesse. Sì, millenaria, se si pensa che l’Università di Bologna è nata nel 1088 e quella di Oxford nel 1096 o 1167, Napoli nel 1224, e si occupavano, quelle come la gran parte delle altre nate poco dopo, di studi giuridici, oggi ridotti, come in genere quelli umanistici, ma non da meno quelli delle scienze cosiddette esatte, al lumicino, con biblioteche fatiscenti, dove non si fa l’unica cosa che serva alla cultura, acquistare i libri. E sorvolo sui laboratori, sulla mancata o approssimativa programmazione degli investimenti in laboratori costosi e quindi da coordinare e concentrare.
E oggi si scopre che un ricercatore, naturalmente avventizio (perché ci sono anche, e non sono pochi, quelli che lavorano per nulla, niente!!!) o, se gli va bene a tempo determinato, se è fortunato guadagna 1.500,00 euro al mese, dovunque lavori e sempre che riesca a laurearsi nelle nostre Università.
E si scopre che i nostri studenti sono, quando vanno all’estero, tra i migliori al mondo, ma nessuno si domanda se non sia ciò causato da una tradizione, per fortuna dura a morire nonostante tutto, di studi ampi, spesso più teorici che pratici, altamente formativi, anche se, in mancanza di risorse, appunto, non in grado di dare una preparazione immediatamente spendibile nel mondo del lavoro.
E potrei continuare, ma mi si contrae lo stomaco.

Però, a fronte di ciò, il signor pochette e il signor Ministro dell’Università, vanno a farsi vedere, a incontrare, a stracciarsi la rituale veste, promettendo grandi impegni, grandi fondi, grandi balle. Lo sappiamo benissimo, noi che siamo o eravamo nel mondo della ricerca: grandi parole, qualche soldo inatteso buttato a caso qua e là, tanto fra tre mesi nessuno più se ne ricorda, e quei ricercatori continueranno a lavorare a 1.500 euro al mese, fino a che il loro contratto non scadrà, oppure (e sarebbe peggio, anche se spesso accade) riceveranno il sospirato posto fisso per intercessione pochettiana, ma altri lori colleghi no; e si incrementerà la delusione, l’insoddisfazione e la fuga all’estero.
Anche questa non è forse ipocrisia?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.