sabato, Agosto 8

Questa nuova Libia si deve fare e si farà! Alle pressanti questioni politiche sono sottese importanti decisioni in merito alla sicurezza del Paese

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Dal 2014, in Libia, si registra una situazione politica altalenante che il 13 aprile del 2016, in un’audizione innanzi alle Commissioni Difesa congiunte di Camera e Senato il Generale Paolo Serra, senior advisor del Rappresentante Speciale dell’ONU Martin Kobler per le questioni di sicurezza relative al dialogo in Libia, definiva come «calma, instabile e tesa».
Ad oggi non si trova ancora una definizione più calzante per descrivere la situazione del Paese, la cui urgenza più impellente rimane un accordo che soddisfi sia il Governo riconosciuto di Tripoli che quello di Tobruk e che, dunque , conduca le parti verso la formazione di un Governo condiviso e stabile.

Alle pressanti questioni politiche sono sottese importanti decisione  in merito alla sicurezza del Paese che influenza irrimediabilmente quella dell’intera regione mediterranea.
Nonostante un quadro politico incompleto e dispersivo, l’Italia che si trova investita totalmente dall’ instabilità libica, è riuscita a dialogare con entrambe le parti schierate sul terreno fornendo mediazione politica, ma senza arrivare ad una vera convergenza d’intenti con la Cirenaica del generale  Khalifa Haftar, il quale ha espresso almeno otto punti inderogabili perché ci sia comunità d’intenti che porterà ad una modifica dell’ Accordo Politico Libico (LPA).

  1. L’ assenza di qualsiasi organo internazionale, come la missione delle Nazioni Unite UNSMIL, durante i dialoghi tra la Camera dei Rappresentanti e il Consiglio di Stato per emendare l’Accordo Politico Libico (LPA). Inoltrem l’incontro dovrà avvenire entro i confini libici;
  2. Il Consiglio Presidenziale sarà costituito da tre persone – un capo e due deputati che nomineranno un Primo Ministro separato;
  3. Il Primo Ministro potrà formare il Governo che verrà sottoposto all’approvazione della Camera dei Rappresentanti;
  4. Il Consiglio di Stato consisterà da coloro che sono stati eletti al Congresso Generale Nazionale (GNC) nel luglio 2012;
  5. L’articolo 8, che consiste nel trasferire tutti i poteri degli alti funzionari civili e militari al Consiglio Presidenziale, deve essere rimosso dall’accordo.
  6. Il riconoscimento della Libyan National Army (LNA), sotto il comando del Generale Khalifa Haftar e istituita dalla Camera dei rappresentanti, come unico corpo armato legittimo.

Il punto numero 5 e 6 sono il vero nodo della mancata firma degli accordi del 2015, ed il motivo per il ritrovato spirito negoziale di Haftar in questa fase ultima prima dello scadere, a dicembre 2017, dell’accordo marocchino.
Il 20 settembre 2017, durante l’incontro di alto livello sulla Libia, che si è tenuto a margine della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’inviato dell’ONU in Libia, Ghassan Salamè, ha presentato una road map il cui scopo è di porre fine alla crisi politica attraverso l’accordo tra Al Fayez Serraj e  Khalifa Haftar che in seguito potranno concretamente occuparsi delle manovre utili alla messa in sicurezza del Paese.
Secondo quanto trapelato attraverso vari media arabi, l’accordo sembra essere stato modificato in funzione di quelli che sono alcuni degli otto punti proposti da Tobruk. Uno snellimento dell’organico ed un nuovo iter per la formazione di un Governo di Accordo Nazionale che dovrebbe guidare la Libia verso nuove elezioni, presumibilmente entro marzo/giugno 2018. Il Consiglio di Presidenza sarà ridotto da nove a tre membri, rappresentativo delle tre principali vene tribali della Libia, un Primo Ministro a reggenza del Governo, e modifiche mirate agli accordi di Skhirat firmati nel dicembre 2015 e che dovrebbero essere rinnovati nel mese di dicembre del 2017.

Solo il 21 novembre scorso, il Parlamento di Tobruk, vagliate tutte le modifiche proposte, ha votato a maggioranza in favore della formula unificata di modifica dell’accordo politico che è stato presentato dall’inviato dell’Onu per la Libia, Salamè.  L’annuncio è stato diffuso direttamente dal sito della Camera dei Rappresentanti, che per quasi due anni si è rifiutata di avallare l’intesa raggiunta nel dicembre 2015 a Skhirat, in Marocco.

Il nodo del protratto rifiuto, come già detto, è stato l’articolo 8 dell’ LPA, Libyan Political Agreement, (punti 5 e 6 sopra elencati) che poneva il controllo delle forze armate sotto il Consiglio presidenziale guidato da Tripoli, dal premier Fayez Al Sarraj, mentre il generale Haftar chiedeva di ottenere lui stesso la gestione delle forze armate ed il riconoscimento della LNALybia National Army come esercito regolare autorizzato. Le Forze Armate e l’Esercito in particolar modo, sono il punto nevralgico di un Paese come la Libia, perché permettono all’ago della bilancia di pendere dalla parte di chi ne ha pieno controllo e fiducia.

LNA è sempre stato sotto la guida del Generale Haftar, la sua lealtà la si è evidenziata con l’infowar che lo ha coinvolto la settimana scorsa sull’ ingaggio dei contractors italiani nella zona di Bengasi, gli uomini hanno tentato di screditare le false notizie con la costruzione di altre foto modificate pur di proteggere il loro leader.  Haftar ha guidato, nel mese di settembre 2016, un gruppo delle forze armate verso la mezzaluna petrolifera, impossessandosi di quattro dei principali porti per il commercio di petrolio, sottraendoli al controllo delle Guardie degli impianti petroliferi di Ibrahim Jadran fedele a Tripoli.
Non è difficile immaginare, dunque, perché l’ONU e lo stesso premier Serraj siano diffidenti nel concedere ad Haftar il controllo delle forze armate, il rischio è di un potenziale rovesciamento coatto dell’assetto istituzionale in favore di una leadership conclamata come quella del Generale.

Analizzando l’attuale situazione politica libica le considerazioni da fare sono diverse.
Il Generale Haftar ha perso il supporto della sua compagine politica, l’accordo che desiderava ardentemente, ovvero quello sulla gestione delle Forze Armate è stato emendato a suo sfavore, vedendo entrambe le parti perfettamente d’accordo tra loro sul consegnare il controllo al Consiglio Presidenziale.  Ulteriore avvallo a questa osservazione si evince dal fatto che il Generale avrebbe avuto sicuramente maggiori vantaggi negoziali a protrarre la firma degli accordi fino al loro scadere naturale, a dicembre 2017, tuttavia la Camera dei Rappresentanti ha votato in favore delle modifiche appena un mese prima della scadenza. La rottura è evidente, e potrebbe derivare dall’ormai sempre più scarso appoggio internazionale alla leadership di Haftar.

Non aiuta a perorare la sua causa, l’incriminazione del 14 novembre da parte di un gruppo di legali esperti in diritto internazionale e diritti umani i quali hanno depositato, presso l’Ufficio del procuratore della Corte Penale Internazionale (Cpi o Icc in inglese), un report investigativo contenente diverse accuse relative a diversi crimini di guerra e contro l’umanità a carico del generale Haftar e dei suoi uomini.  Gli avvocati dell’organizzazione Guernica 37 IJC e i loro partner internazionali hanno detto che «le accuse includono, ma non sono limitate a, reati di omicidio, tortura o trattamenti inumani, che causano volontariamente la sofferenza, la distruzione estensiva, l’appropriazione di proprietà e la persecuzione». Un problema che se portato avanti seriamente difficilmente potrà essere difeso in pubblico dagli stessi rappresentanti del governo di Tobruk senza evitare ripercussioni sulla loro inclusione politica nella road map libica dell’ONU.

L’influenza di Haftar pare, dunque, ridimensionata da fattori interni ed esterni al Paese, tuttavia non si può dimenticare il suo ruolo nella cacciata dell’IS dalla zona di Bengasi ed è per questo che probabilmente la sua nuova figura politica, sicuramente ridimensionata, potrà essere inclusa nel nuovo Governo libico.
Uno spazio negoziale importante è proprio la lotta al terrorismo, la cui linea d’intervento è sempre dettata da Haftar, la quale non distingue tra islamisti moderati e fazioni più combattive come fu lo Stato Islamico, un suo possibile contributo, dunque, potrà essere dato nell’ arginamento del fenomeno terroristico in Libia, facendogli mantenere un ruolo chiave nel Paese senza interferire con l’ufficialità delle Forze Armate.

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