domenica, Agosto 25

Questa folle, folle crisi di Governo A parole tutti vogliono le elezioni, e dopo? Salvini ha la fiducia del 35-38 per cento degli italiani che vanno a votare, quelli che non votano sono il 60 per cento

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Caro Lettore, la politica, s’usa dire, è l’arte del possibile, ma anche dei suoi contrari. Ma, per l’appunto, i presupposti sono due: occorre essereartisti’; e occorre avere unavisione’ politica. Mancano, al momento, entrambe le cose, e dunque le cronache di questi giorni registrano miserie sempre più misere.
La possibile obiezione: è il segno dei tempi che tocca vivere (e patire): negli Stati Uniti c’è Donald Trump; in Regno Unito Boris Johnson; in Francia Emmanuel Macron… Vero; ma è anche vero che il mal comune non è gaudio, nè mezzo, nè intero. E’ ‘solo’ male comune, e per questo più grosso, e doloroso.

Dopo lungo tira-e-molla il capo della Lega, Matteo Salvini, ha aperto la crisi e decretato ufficialmente la morte del Governo giallo-verde: un Frankenstein politico che in pochi mesi ha combinato una quantità tale di danni economici, finanziari, legislativi, e di costume che richiederanno anni, per essere sanati; e chissà.

Siamo ora al redde rationem. Salvini, lo certificano tutti i sondaggi demoscopici, nonostante possa vantare a suo credito un sostanziale nulla, pare goda della fiducia di una non trascurabile fetta di elettorato. Si dice ‘non trascurabile’ perchè nei commenti e nelle analisi si tende a ignorare un fatto che invece ha una sua rilevanza: Salvini non ha la fiducia del 35-38 per cento circa degli italiani; ha, piuttosto, la fiducia del 35-38 per cento degli italiani che vanno a votare; ma quelli che non votano, e che a torto o ragione, considerano Salvini uguale agli altri, sono il 60 per cento. Si capisce che, dunque, le proporzioni sono diverse da quelle che vengono raccontate.

A parte questo ‘particolare’, e accogliendo l’obiezione che gli assenti hanno sempre torto, tra i vari attori sulla scena politica, Salvini appare certamente il più forte. E questo per tante ragioni. Vitaliano Brancati lo chiamal’eterno fascismo italico’, vale a dire la mai sopita vocazione a volersi affidare a un uomo ‘forte’, e pazienza se poi si rivela regolarmente coi piedi d’argilla. Lo scriveva, pensate: nel 1951!, Ignazio Silone: «Il fascismo è crollato, ma si può seriamente dire che siano immuni dai pregiudizi del fascismo cooro che s’affermano campioni della democrazia? Il fascismo sopravvive sotto altre etichette e la nostra lotta contro di esso non può cessare».

Ora ha ragione chi ammonisce a non tracciare paragoni che non stanno nè il cielo nè in terra: Salvini non è certo Mussolini, personaggio tragico e grande (grande appunto nella sua tragedia, e nella tragedia in cui ha condotto l’Italia); a Salvini non si concede nulla di tragico, e tantomeno di grande.
Conviene tuttavia interrogarsi sulle ragioni che lo hanno spinto ad aprire la crisi oggi. Più comprensibile sarebbe stato lo avesse fatto due o tre mesi fa. E allora, la prima domanda: vuole davvero le elezioni anticipate? La risposta sembra scontata; e del resto ha ormai messo in moto un meccanismo difficile da fermare. Forse la cosa gli è sfuggita di mano. All’inizio, quando si è illuso di poter ancora controllare il ‘gioco’, intendeva solo rimarcare ulteriormente che è lui ad avere il coltello dalla parte del manico; e ,al tempo stesso, mettere un bavaglio alle critiche interne alla Lega, in relazione a risultati che non è stato capace di ottenere, come quella sulle ‘autonomie’.
Ma stiamo all’oggi: l’agenda dei prossimi giorni non è delle più agevoli: dopo la sfiducia (e Giuseppe Conte ha avuto buon gioco a imporre che abbia luogo in Parlamento, e non per sue ‘spontanee’ dimissioni, come il capo della Lega avrebbe gradito), espletate le ‘formalità’ di rito, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affiderà a un qualche signornessunoun mandato: quello di formare, con personalità di poca o nessuna colorazione politica, un Governo: con nessuna speranza di durata e un solo compito, farsi bocciare in Parlamento; così da poter fissare le elezioni in autunno, ‘gestiteda un Ministro dell’Interno che non sia Salvini. Poi, si vedrà quel che esce dalle urne…

Facile? Fino a un certo punto. Pur votando a ottobre, bene che vada, il Governo nuovo si insedia non prima di dicembre; dopo il voto ci sono i tempi ‘tecnici’ per insediare le Camere, eleggere i presidenti di Senato e Camera; e solo dopo entra in carica il Governo. Come questo ‘calendario’ sia compatibile con la necessaria approvazione della legge finanziaria, è tutto da spiegare e chiarire. A complicare le cose, l’Unione Europea che potrebbe benevolmente stare a guardare e concedere più tempo per presentare i bilanci; e le inevitabili offensive speculative che non mancheranno, e magari proprio nel mezzo di una campagna elettorale.

L’economia reale del Paese, si dice, al momento tutto sommato tiene. C’è del vero. Ma è pur vero che il PIL è fermo, l’occupazione cresce nel senso che si gonfia, ma non è di qualità, e tutti gli indicatori certificano che è comunque aumentato il lavoro nero. In una situazione come questa nessuno si sogna di investire nel medio-lungo periodo: si tratti di italiani, si tratti di stranieri.

Salvini, lo dimostra nella tornata di comizi di questi giorni, punterà sul sicuro’: i suoi interventi sono incentrati su tasse, migranti, sicurezza; cerca in ogni modo di sfondare sull’elettorato meridionale, deluso dai Cinque Stelle. Cosa deve temere? Più che il Mosca-gate, una fiammata speculativa internazionale che metta in seria difficoltà il Paese. In questo caso la responsabilità cadrebbe tutta sulle sue spalle.
Per ora, la Lega ha gioco facile nel vampirizzare il movimento di Grillo; in quell’area guadagna consensi molto più del Partito Democratico, che pure a rigor di logica dovrebbe essere il maggior beneficiario dalla disgregazione di quest’area politica. Vero è che di ‘logica’ se ne vede poca, di questi tempi; e il voto è fluttuante come non mai, soggetto a spinte irrazionali difficilmente comprensibili e controllabili.

Una ‘fotografia’ esatta ed esaustiva della situazione, viene offerta in queste ore da due ‘attori’ apparentemente votati all’irrilevanza: il segretario e il tesoriere del Partito Radicale Maurizio Turco e Irene Testa: «La Costituzione prevede che una legislatura duri 5 anni. Il Presidente della Repubblica ha dunque l’obbligo di perseguire qualsiasi strada pur di raggiungere la previsione costituzionale. Non c’è dubbio che tutti gli attori in campo abbiano espresso la volontà di andare alle elezioni anticipate e tutti per lo stesso motivo: il tornaconto personale. Salvini perché così può governare da solo, Giorgia Meloni perché così spera di governare con Salvini, Zingaretti così adegua i gruppi parlamentari alla nuova maggioranza del partito, Berlusconi così non dà tempo a Toti di organizzarsi, Di Maio perché è entrato in una spirale masochistica. Per una forza che non ha diritto all’esenzione, dovrebbe raccogliere 48.000 firme in 64 collegi per la Camera, e 25.550 in 34 collegi per il Senato da consegnare o entro il 9 settembre (se si votasse il 13 ottobre) o entro il 16 settembre (voto il 20 ottobre); o entro il 23 settembre (se si votasse il 27 ottobre). Questo vorrebbe dire che, a legislazione vigente, potrebbero partecipare alle prossime elezioni solo la Lega, Fratelli d’Italia, il PD, Forza Italia e il Movimento 5 stelle. Fattispecie che si accompagna al sistema elettorale che ha ulteriormente indebolito le scelte degli elettori. Per non dire del Governo della prossima legge di bilancio. Il Presidente della Repubblica sa bene che la forma è sostanza e questa non è la forma della democrazia fondata sullo Stato di Diritto».

Proprio perchè appare la ‘fotografia’ più esatta dell’esistente, l’analisi della situazione, più realistica e puntuale; sarà quella più ignorata e disattesa. Si pongono questioni rilevanti che regolarmente, colpevolmente saranno eluse, per mere, meschine, contingenti ‘affari’ di bottega. Dovrebbe intervenire, in questo senso, spendendo tutto il suo prestigio e la sua autorevolezza, il Presidente Mattarella. Sarebbe giusto, saggio; perfino opportuno. Ma altre, sembrano le opportunità che premono in queste ore, caratterizzate da poca saggezza e ancor minore giustizia.

Intanto, si assiste a comportamenti politicamente mediocri e ridicoli: primi tra tutti quelli di un Beppe Grillo o di un Matteo Renzi: disposti a tutto, consapevoli che loro saranno i principali sconfitti, a pagare qualsiasi prezzo, pur di evitare le elezioni: irresponsabili politicanti ieri, irresponsabili politicanti oggi; se Salvini domani, come ieri, uscirà vincente, a loro due andrà il maggior merito di quella vittoria.
Al confronto, l’orchestra e i ballerini sulla tolda del Titanic, sono uno scherzo. Lo si dice senza ombra di paradosso e con molta amarezza: non ci si sente di escludere che si rimpiageranno i giorni che ci si sta lasciando alle spalle…

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